Modalità crime: ON. La Milano di metà Ottocento è una città molto diversa da quella che conosciamo oggi: c’erano molte strade strette e tutti sembravano conoscere tutti. In questo scenario, per anni, si è mosso, senza attirare troppa attenzione, un uomo all’apparenza ordinario: Antonio Boggia. Muratore e faccendiere, il Boggia è un uomo che vive di piccoli affari. Nulla sembra distinguerlo davvero dagli altri. Eppure, secondo molti storici della criminologia, proprio lui sarebbe il primo serial killer della storia italiana documentata.
Il primo omicidio
Nel 1800 Milano è una città in trasformazione. La popolazione cresce e i quartieri si espandono. L’edilizia diventa un piccolo mondo di relazioni e contratti. È proprio in questo contesto che Boggia trova il suo spazio. Lavora come muratore e imbianchino, entra nelle case delle persone e conosce proprietari e inquilini. La sua posizione gli permette di osservare da vicino la vita privata di molte famiglie milanesi. Soprattutto, gli permette di capire chi possiede qualcosa che vale la pena prendere.
Il primo delitto attribuito a Boggia risale al 1849. La vittima è Giovanni Perotti, un uomo benestante che possiede alcuni immobili in città. Perotti scompare improvvisamente, lasciando dietro di sé poche tracce. All’inizio nessuno pensa a un omicidio. Nella Milano dell’epoca le sparizioni non sono così rare, tra chi sceglie di cambiare città o scappare dai debiti. Solo più tardi emergerà che Perotti non si è mai allontanato davvero da Milano. Il suo corpo era stato nascosto dentro un muro.
Omicidi nascosti nei muri
È il dettaglio che rende il caso Boggia ancora oggi uno dei più inquietanti della cronaca italiana. Dopo aver ucciso le sue vittime, l’uomo utilizzava le competenze del suo mestiere per murare i corpi all’interno delle abitazioni. Un modo efficace per cancellare ogni traccia. Le indagini successive collegheranno a lui almeno quattro omicidi, commessi tra il 1849 e il 1859. Madò!
Tra le vittime ci sono anche Angelo Genoni e Maria Tatti, persone con cui Boggia aveva instaurato rapporti di fiducia prima di ucciderle. Il movente è quasi sempre lo stesso: denaro ed eredità.
Boggia si avvicinava alle vittime con pazienza, conquistava la loro fiducia e poi le eliminava per impossessarsi dei loro beni.
La scoperta
Per anni nessuno riesce a collegare le sparizioni. Poi, nel 1859, durante alcuni lavori in una casa milanese viene trovato un cadavere nascosto nel muro. La scoperta è scioccante e dà inizio a una serie di controlli che porteranno alla luce altri resti umani. Le indagini si concentrano progressivamente su Antonio Boggia.
Quando viene arrestato, l’uomo mantiene inizialmente un atteggiamento ambiguo. Le prove, però, diventano sempre più difficili da ignorare. Milano scopre improvvisamente di avere ospitato per anni un assassino seriale.
Il processo
Il processo a Boggia attira l’attenzione di tutta la città. La parola “serial killer” non esiste ancora, ma il concetto comincia a prendere forma proprio in quei giorni per identificare un uomo che uccide più volte, seguendo uno schema preciso e per interesse personale.
Durante il dibattimento emergono dettagli inquietanti. La freddezza con cui Boggia pianificava i delitti e la sua capacità di mantenere una vita apparentemente normale, oltre che la lucidità con cui cercava di cancellare le tracce. Alla fine il tribunale lo riconosce colpevole di più omicidi. La condanna è inevitabilmente la pena di morte.
L’esecuzione
L’esecuzione avviene nel 1862. All’epoca le esecuzioni capitali sono ancora eventi pubblici e quindi molte persone si radunano per assistere al momento finale della vicenda, manco fosse una puntata del Grande Fratello.
Boggia viene giustiziato con la ghigliottina, lo strumento utilizzato in quel periodo nel Regno Lombardo-Veneto. La sua morte chiude formalmente il caso, ma la storia continua a circolare nei racconti popolari e negli studi di criminologia.
Un caso che ha segnato la cronaca italiana
Oggi Antonio Boggia viene spesso citato come il primo serial killer italiano documentato. Non perché sia stato necessariamente il primo assassino seriale in senso assoluto eh, ma perché il suo caso è tra i primi in cui le indagini riescono a collegare più omicidi commessi dalla stessa persona con una logica precisa. In altre parole, è uno dei primi momenti in cui la cronaca italiana si confronta con un fenomeno che fino ad allora non aveva ancora un nome.
E voi, la conoscevate questa storia?









