La Madonnina di Milano è una di quelle cose che dai per scontate. È sempre lì, in alto, la vedi spuntare tra i palazzi, la intravedi da lontano quando entri in città, la senti nominare nelle canzoni. È talmente presente che quasi smetti di farci caso.
Eppure, proprio perché è così familiare, raramente ci si ferma a chiedersi da dove venga davvero e perché sia diventata così importante. In fondo è solo una statua, no? E invece no. Perché dietro quella figura dorata c’è molto più di quello che sembra.
Quando e perché è stata costruita la Madonnina
La Madonnina viene realizzata nel 1774, in un momento in cui i lavori del Duomo stanno finalmente arrivando a compimento. A immaginarla è lo scultore Giuseppe Perego, mentre a realizzarla materialmente è l’orafo Giuseppe Bini.
È fatta di rame, rivestita con migliaia di sottilissime foglie d’oro — circa seimila — ed è proprio questo che le dà quella luce particolare, quasi calda, che si vede anche da lontano.
La scelta di metterla proprio sulla guglia più alta non è casuale. La Madonnina nasce come figura di protezione, qualcosa che veglia sulla città dall’alto. Oggi può sembrare un dettaglio simbolico, ma all’epoca aveva un peso enorme, perché la dimensione religiosa era parte integrante della vita quotidiana.
Quanto è alta la Queen
Poi ci sono i numeri, che aiutano a capire meglio la sua presenza: la statua è alta poco più di quattro metri ed è posizionata a circa 108 metri dal suolo.
Per tanto tempo è stato il punto più alto di Milano. E, in un certo senso, lo è ancora oggi. Dentro la statua c’è una struttura metallica — aggiornata negli anni ’60 con acciaio inossidabile — che la rende più resistente al vento e alle intemperie.
E c’è anche un dettaglio curioso che in pochi notano: l’oggetto che tiene in mano non è solo simbolico, ma è in realtà un parafulmine, perfettamente integrato nella scultura. Un piccolo esempio di come, anche qui, estetica e funzione si mescolino senza farsi notare troppo.
Ma è vero che dev’essere la più alta di Milano?
Quando Milano inizia a crescere in verticale, soprattutto dagli anni ’50 in poi, succede qualcosa di interessante. I nuovi edifici diventano sempre più alti e, a un certo punto, qualcuno supera la Madonnina.
A quel punto nasce una soluzione molto “milanese”: mettere una copia della Madonnina sui nuovi edifici più alti.
È successo sul Grattacielo Pirelli, è successo su Palazzo Lombardia. Il risultato è semplice ma geniale: anche se la città cresce, la Madonnina resta sempre, simbolicamente, il punto più alto. Un dettaglio che dice molto su come Milano cambia, sì, ma senza perdere certi riferimenti.
La Madonnina durante la guerra
Anche nei momenti più difficili, la Madonnina resta lì. Durante la Seconda guerra mondiale, quando Milano viene bombardata, la sua posizione così visibile diventa un problema.
Per evitare che faccia da punto di riferimento agli aerei, viene coperta con dei teli, così da spegnere i riflessi dell’oro.
Quando la guerra finisce, il 4 settembre 1945, la Madonnina viene “scoperta” di nuovo, in una cerimonia molto sentita. È come se la città si riprendesse un pezzo di sé.
Perché la Madonnina è il simbolo di Milano
Col tempo, il suo significato cambia. Resta un simbolo religioso, certo, ma diventa anche qualcosa di più ampio, quasi laico. Un punto di riferimento che mette insieme mondi diversi.
Lo si vede anche nelle cose più quotidiane: nel Derby della Madonnina, che divide Milano ma allo stesso tempo la unisce, o nella canzone “O mia bela Madunina”, che l’ha resa ancora più popolare e riconoscibile.
Alla fine, il motivo per cui la Madonnina è diventata il simbolo di Milano è molto più semplice di quanto sembri.
È sempre lì. E in una città che cambia continuamente, che si trasforma, che cresce e si reinventa, avere qualcosa che resta fermo, sopra tutto e tutti, diventa una specie di certezza. Anche quando non ci fai caso. Anche quando ci passi sotto senza alzare lo sguardo. Ti si vuol bene, Madonnina.









