Chiudi video
close adblock Il Milanese Imbruttito

Disabilita l'adblock

Ué grandissimo! Ti piace leggere i nostri articoli?
Allora non fare il giargiana, disabilita l’adblock
(così fai girare l’economia, taaac)!

close adblock Il Milanese Imbruttito

Ti ho beccato Giargiana!

Disabilita l’adblock (così fai girare l’economia, taaac)!

Ok

Lifestyle News
panoramicafabbricavillaggiocrespi_mariodonadoni_760x430

La primavera volge al termine, ma è ancora tempo di gite fuori porta. Dopo avervi parlato dei meravigliosi borghi di Grazzano Visconti e Soncino, questa volta abbiamo pensato a una meta veramente molto easy: Crespi d’Adda. Google Maps segnala 42 minuti di auto da Piazza Duomo. Quindi gli sbatti e le scuse stanno a zero.

Già, ma cosa c’è di così particolare in questo insediamento situato lungo la riva bergamasca del fiume Adda, non distante dai caselli dell’A4 di Trezzo e Capriate?

La risposta ce la dà l’UNESCO – per chi non lo sapesse è l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura – che ha inserito sin dal lontano 1995 Crespi d’Adda all’interno del Patrimonio Mondiale Protetto in quanto esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai. Il più completo e meglio conservato del Sud Europa.

La storia di questo luogo, che si fa risalire all’anno di fondazione 1878, è strettamente legata al cotonificio gestito dalla famiglia Crespi (chi l’avrebbe mai detto?).

Ai tempi l’economia era tutt’altro che liquida e la forza lavoro aveva bisogno di solide basi. Per questo i Crespi vollero affiancare agli stabilimenti un vero e proprio villaggio per gli operai. Il neonato insediamento venne dotato di ogni struttura necessaria: oltre alle casette delle famiglie operaie (con giardino e orto) e alle ville per i dirigenti (che vennero costruite in seguito), il villaggio era dotato di chiesa, scuola, cimitero, ospedale, campo sportivo, teatro, caserma dei pompieri e tanto altro (addirittura una piscina al coperto, con docce, spogliatoi e acqua calda, ovviamente gratuita). Pensate che ci arrivava anche il tram, mediante una deviazione della linea Monza-Trezzo-Bergamo. A farla da padrone era ovviamente la villa-castello dei Crespi, per quello che è stato definito un moderno feudo industriale.

Più che le parole valgono però le immagini di questo video.

Cari Imbruttiti, noi non siamo nessuno per giudicare se si stava meglio allora oppure oggi. Forse si tratta semplicemente di epoche diverse con prerogative e bisogni totalmente differenti. Certo però che un giretto qui porta a riflettere su una storia che risale ai nostri bisnonni.

A Crespi d’Adda il prefisso telefonico è lo 02, nonostante ci si trovi in provincia di Bergamo.

Qualche altra curiosità random? Ai tempi, alla scuola di Crespi d’Adda, riservata ai figli dei dipendenti, tutto era fornito dalla fabbrica. Dai libri alle penne ai grembiulini per gli alunni. Vitto, alloggio e stipendio per gli insegnanti. Inoltre gli sciuri Crespi erano proprietari del Corriere della Sera già ai tempi della fondazione del giornale!

L’insediamento di Crespi d’Adda è visitabile (ocio alla domenica perché con la ZTL bisogna parcheggiare fuori e farsi un pezzo a piedi). Nei weekend e festivi l’Associazione Crespi Cultura organizza anche visite guidate – prenotabili on line – al costo di 6 Euro a persona (gratis sino a 10 anni).

Anche se vi trovate in zona per motivi molto meno culturali – per esempio portare i nani a Leolandia – Crespi d’Adda merita una piccola deviazione prima di tornare a Milano. Garantito al cento per cento (cotone)!

Credit Immagine


Vai all'articolo precedenteIndietro
Il Milanese Imbruttito