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Food&drink

Chiariamo subito una cosa: non siamo noi i responsabili del nuovo nome che qualche genio del male s’è inventato per il quartiere situato – appunto – SOUth of PRAda, a sud di quella Fondazione che ha contribuito a dare nuovo lustro alla nostra città. Voi potete benissimo continuare a chiamarlo Scalo Romana, consapevoli però del fatto che, laddove un tempo c’erano solo ferrovia e disagio, ora s’incrociano turisti giapponesi spesso convinti che chez Prada ci sia pure qualche svendita; hipster che gravitano attorno al Madama per broccolare; gente come me che vive dall’altra parte del ponte e che lo attraversa puntualmente perché ama l’atmosfera non ancora sputtanata di Sou… ehm, dello Scalo Romana.
A essere onesta, un po’ mi scoccia svelare i gioielli di questa zona che immagino presto verrà presa d’assalto, ma non voglio nemmeno essere come quei sedicenti foodblogger e giornalisti che postano foto senza il geotag per non rendere noti i loro indirizzi segreti.
Quindi insomma, prendete, mangiatene e bevetene tutti, ma con moderazione.

Madama Hostel & Bistrot 

Una palazzina in stile liberty, tipica della vecchia Milano, dove si sta come a casa. Il Madama d’altronde sounds like home, lo dicono loro stessi, e non potrebbero avere più ragione: è un posto dove si torna sempre, vuoi per pranzo, vuoi per l’aperitivo, vuoi per una birretta dopo cena. Il cibo è buono; i prezzi onesti; il personale gentile e disponibile; gli avventori tranquilli e con zero pose o pretese da wannabe. Ho usato troppi inglesismi? Non è un caso, perché la clientela internazionale dell’ostello annovera splendidi esemplari di maschio olandese, di femmina svedese e in generale di turisti altamente selezionati. Tradotto? Al Madama si broccola gran bene, poi non dite che non ve l’avevo detto.

Officine del Dolce

Vi avevamo già parlato delle Officine del Dolce per via della loro incredibile colomba, ma i meriti di questa pasticceria artigianale in via Tullo Massarani, nata grazie all’intuizione di Enrico Carretta, non si esauriscono certo col dolce pasquale per eccellenza. Nel laboratorio completamente a vista, Paolo Pompetti e Ttai Capri sfornano ogni giorno fragranti croissant, torte, biscotti, crostate, cheesecake, piccola pasticceria e tanto altro, per coccolare l’affezionata clientela sin dalle prime ore del mattino, pranzo incluso. Amate i dolci ma siete intolleranti al glutine? E che problema c’è: in via Tagliamento 2, all’angolo con Corso Lodi, vi attende la versione gluten free delle Officine del Dolce, che è pure gelateria artigianale. Avete per caso bisogno d’altro?

Osteria Tajoli

È un posto molto… sincero, l’Osteria Tajoli. Ci si va per stare bene, per gustare la tradizionale cucina lombarda e per trascorrere una serata – o un pranzo, a voi la scelta – ruspante e senza inutili fronzoli. La gestione da non molto è cambiata, passando in mano a un gruppo di ragazzi giovani, bravi e volenterosi: date loro una chance (io personalmente serbo ancora nel cuore una cotoletta strepitosa), non uscirete né delusi, né spennati. Perché è pure quello il bello di Tajoli e dei tanti ristoranti in zona: si mangia bene e il conto non è mai quel salasso a cui Milano ci ha purtroppo abituati. A me sembra una situazione win-win per tutti.

Kalamaro Piadinaro

Pranzare o cenare da Kalamaro Piadinaro è un orgasmo per gli occhi, oltre che per la bocca. La famosa piadineria di Riccione è approdata da qualche mese in città nella splendida cornice di Symbiosis, in Piazza Adriano Olivetti: au bord de l’eau, con qualche papera che potrebbe arrivare a farvi compagnia e una vista impagabile sulla torre dorata della Fondazione Prada, potrete gustare fantastiche piadine – ve lo dice una romagnola trapiantata a Milano –, una zuppa inglese da urlo e tra le migliori patatine fritte di sempre. Personale gentilissimo e un conto perfettamente in linea con l’offerta culinaria completano il quadro: per me è diventato il luogo perfetto per il pranzo del sabato o della domenica, provatelo e non potrete più farne a meno.

Baja Sardinia

Per i residenti della zona è una specie di istituzione: prendete un ristorante di pesce (che è pure pizzeria), uniteci un’ottima materia prima, porzioni abbondanti, prezzi abbordabili, proprietari simpatici e cortesi. No, non è un film di fantascienza: il Baja Sardinia – trattoria sarda che più schietta non si può – mette d’accordo tutti per via della qualità della sua offerta, del servizio celere e preciso, della soddisfazione con cui ogni volta si esce a fine cena. L’atmosfera è semplice, un po’ vecchia maniera, ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze: prenotate con largo anticipo, buttatevi senza indugi sugli spaghetti alle vongole e bottarga, e date inizio a un idillio che renderà la vostra vita nettamente migliore.

Brembo

Dopo aver provato questo (buonissimo) ristorante cinese ho scritto subito a un mio amico che abita in zona per avvertirlo della lieta scoperta, e la sua risposta è stata lapidaria: «Come ci sei finita lì?». In effetti non è che Brembo invogli particolarmente a entrare, ma complici alcune recensioni positive in cui mi ero imbattuta per caso ho voluto dargli una possibilità, e meno male che l’ho fatto, perché ho mangiato tanto, da diomaiale fibbiato, ravioli brasati e melanzane con carne di maiale da urlo! – e speso una cifra irrisoria. Il menù è vastissimo, con mille e più piatti di verdure, pollo, vitello, anatra, maiale, scodelle e specialità casalinghe: trovare ciò che fa per voi non sarà difficile, e tutto sommato, se le piante finte e l’arredamento finto-minimal lo tengono al riparo dalla massa, io dico che va pure bene così. 

Torre – Fondazione Prada

Last but not least, come direbbero i manzi olandesi che stazionano al Madama. La Signora (se non sapete a chi ci riferiamo non meritate la residenza milanese) ci ha regalato una della più belle terrazze della città, ospitata al sesto piano del nuovo edificio della sua Fondazione, insieme al bar e al ristorante. È merito della suddetta Signora se Scalo Romana è diventato SouPra e se tutta la zona attorno all’imponente Torre è rinata come un’araba fenice: noi per questo non finiremo mai di ringraziarla, preferibilmente al tramonto, sorseggiando uno Spritz rigorosamente col Campari, ammirando quel panorama che fa un po’ Berlino, un po’ Los Angeles, impegnati in un estenuante people watching.

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