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Stipendio da 1.250 euro? Due laureati su tre dicono “no grazie”

Dall'ultimo Rapporto Almalaurea emergono aspetti significativi riguardo ai laureati italiani: dall'essere "figli d'arte" all'ambizione economica che gli fa dire "no grazie"

Oh ma quindi ‘sti laureati lo trovano lavoro o no? Eh, perché in Italia, l’istruzione superiore sembra essere un vero e proprio disastro, spesso influenzato e obbligato dalle proprie famiglie. Ahia. Secondo l’ultimo Rapporto Almalaurea, presentato all’Università di Trieste, emergono vari aspetti significativi riguardo ai laureati italiani: dal tasso di occupazione agli stipendi, passando per l’influenza socio-economica delle famiglie. Buttiamoci un occhio insieme.

Ecco, per prima cosa il rapporto evidenzia un dato curioso: il 40% dei laureati in Giurisprudenza e Medicina sono figli di professionisti dello stesso settore. Insomma, sembra che se il papi o la mamy faccia l’avvocato o il medico, il destino del pargoletto sia già scritto. Nessuna sorpresa, quindi, che il 39,9% dei laureati in Giurisprudenza provenga da famiglie di avvocati, magistrati o notai, mentre il 42,3% dei laureati in Medicina abbia genitori Doc. Se vi state chiedendo dove trovare il proprio futuro, forse è meglio dare un’occhiata all’albero genealogico. Sicuramente vi darà una mano.

Passiamo alla retribuzione dei neolaureati italiani. Se rimanete in patria, vi potete aspettare uno stipendio medio di circa 1400 euro netti al mese. Tuttavia, se decidete di fare fagotto (o fugotto) e andare all’estero, il vostro stipendio potrebbe essere protagonista di un’impennata mica da ridere: fino a 2.174 euro. Quindi, se avete sempre sognato una vita da expat, forse è il momento di considerare sul serio quell’opzione. Dai…

Alla domanda “Accetteresti uno stipendio di 1.250 euro al mese?“, quasi il 60% dei neolaureati triennali e il 66% dei magistrali ha risposto di “Mmm, no. PASS”. Questo indica un approccio decisamente più selective verso il job market, con i giovani che rifiutano offerte pessime e possiamo dirlo? Un po’ misere per camparci. Soprattutto a Milano. Insomma, cresce il coraggio di dire “no”.

Per la prima volta in dodici anni, il tasso di occupazione a un annetto dalla laurea è diminuito (ah), passando dal 75,4% al 74,1% per i laureati triennali e dal 77,1% al 75,7% per i magistrali. Tuttavia, c’è una buona notizia: aumentano i contratti a tempo indeterminato. Magra consolazione.

Ma non finisce qua, perché a cinque anni dalla laurea, gli stipendi mostrano una leggeriiiisma crescita: i laureati triennali guadagnano tra 1.384 e 1.706 euro, mentre i magistrali tra 1.432 e 1.768 euro. Tra i mestieri più profitable troviamo gli informatici, con una media di 2.146 euro al mese, mentre gli insegnanti risultano essere i meno pagati (ahia), con 1.412 euro mensili. Insegnare non è uguale a guadagnare. Eh, no. Quindi, se volete fare i soldi, beh buttatevi nel mondo dell’ IT.

Arriviamo ai punti salienti per chi sogna di avere la laurea in mano. Facciamo quindi un check: l’età media alla laurea per il 2023 è di 25,7 anni, con differenze tra i laureati triennali (24,5 anni) e i magistrali (27,1 anni). Il voto medio di laurea si è stabilizzato a 104/110, in aumento rispetto ad un decennio fa quando era di 102,4/110. Ah ma quindi siamo diventati più secchioni?

Nonostante le sfide stile duello che il mondo del lavoro propone, emerge una generazione forte, determinata a cercare riconoscimento professionale e perché no, anche un po’ di stabilità. In Italia, o fuori.

Autrice: Francesca Tortini

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