Altro che brunch in Corso Como. Altro che bistrot sui Navigli. Il locale più antico di Milano, e probabilmente anche di tutta Italia, si trova nella ridente Ponte Lambro – quel fazzoletto di case che stanno fra la Tangenziale Est e l’aeroporto di Linate – e sta lì da 742 anni. A ricordarci il singolare primato sono alcuni articoli della stampa locale, fra La Repubblica e Il Giorno, che abbiamo sfrucugliato ben bene.
Si chiama Antica Trattoria Bagutto, parola che in dialetto significa “bagordo”, “gozzoviglia”, oppure “ingordo”. E se già il nome promette bene, il sito rincara la dose promettendo “tradizione culinaria lombarda ed eccellenza del pesce fresco“. D’altronde, il Lambro è a due passi e come cucinare le delizie del fiume qui lo sanno da secoli (appunto).
Quando le venues si chiamavano “locande”
Oggi a Ponte Lambro ci finisci se sbagli uscita della Tangenziale o se ti perdi tornando da Linate. Per secoli, però, questo era un passaggio obbligato perché, quando ancora Mediolanum non era una banca ma il nome romano della città, qui c’era un ponte sul Lambro che consentiva il passaggio di carretti, merci e persone.
E dove passano carretti, merci e persone, magari a cavallo, prima o poi nasce una locanda. Infatti la Bagutto nasce proprio così: punto di posta, cambio cavalli, ristoro per viandanti stanchi. Fuori dal locale ci sono ancora gli anelli in ferro per legare i cavalli che risalgono al Medioevo. Stanno lì da prima dei Navigli, del Castello e del Duomo. A quegli anelli avrebbe attaccato il suo destriero anche Napoleone, prima di sedersi a scofanarsi qualche delizia prima di riprendere la sua Campagna d’Italia.
Altro che vintage
Presente quei locali che devono sbattersi un casino per darsi un tono e che puntano sul vintage per sembrare navigati? Ecco, qui è tutto super vintage senza sforzo: pensate che in una delle salette ci sono ancora le travi originali, una vasca in pietra che veniva usata per lavare piatti e pentole già secoli fa e – chicca pruriginosa – uno spioncino nel soffitto con cui le donne che alloggiavano sopra potevano controllare chi entrava.
Ed è proprio una donna, ancora oggi, a “controllare” chi entra. Si chiama Gemma Bosoni e gestisce il locale da quarant’anni. La storia di come è diventato suo è degna di un film: Gemma lo rilevò dal compagno Fernando Cedrone, proprietario insieme ad altri soci. «Per farla bruciare agli altri è meglio che la bruci tu, mi disse. E invece alla fine è andata bene», racconta a Repubblica.
E infatti è andata benissimo. Appeso al muro, incorniciato, c’è l’atto notarile che certifica l’esistenza della locanda dal 1284, ritrovato dallo studioso Giuseppe Girosa Bricchetto, ma a certificare quello che esce dalla cucina c’è “la Gemma”.
“Qui regna l’idea di casa”
La cucina è lombarda, senza scuse: risotti, mondeghili, brasati che i cuochi preparano e impiattano senza sosta. «Sono loro il vero segreto di un buon ristorante», dice Gemma lodando i suoi collaboratori. «Anni fa stavo anch’io ai fornelli, oggi mi dedico alla sala e a prendermi cura dei clienti».
La Bagutto nel 2025 ha pure vinto una puntata di Foodish, riportando Joe Bastianich e Benedetta Parodi «direttamente ai pranzi delle loro nonne». Ma il punto non è il premio. È l’atmosfera. Ad aiutare in sala c’è Mary, moglie dello chef, che dichiara: «Siamo come yin e yang. Io più severa, lei invece abbraccia i clienti». E Gemma le dà corda: «Qui regna l’idea di casa. La mia più grande soddisfazione è quando i clienti si sentono accolti. È questo che mi spinge ad andare avanti».
Sette secoli: quando si dice “locale storico”
Sulle pareti scorrono le foto di rito: tavolate imbandite, vip e personaggi famosi, amici e clienti di una vita. C’è Adriano Celentano, c’è Ligabue… c’è Fernando Cedrone, il compagno di Gemma, scomparso l’anno scorso. «Sento una responsabilità enorme. Non sono più giovincella e non so cosa succederà quando deciderò di mollare», spiega Gemma, visto che la figlia non lavora nel locale e «gestire una locanda storica richiede passione e dedizione totale»: qualcosa che forse la Storia di oggi si è un po’ portata via. Per ora, comunque, Gemma non ha dubbi: «Finché posso, non ho nessuna intenzione di lasciare questo posto». E a vederla ci pare ancora bella pimpante. Per ora, dopo 742 anni, speriamo che non sia il 2026 l’anno in cui il Bagutto appende le padelle al chiodo.









