A Milano puoi aprire un locale con influencer, launch party, dj set, lista d’attesa su app e tre agenzie di PR. Oppure puoi vendere panzerotti fatti bene, sempre uguali, da decenni, dietro il Duomo. Indovina chi fa più fatturato???
Panzerotti Luini, a due passi dalla Madonnina, macina numeri che molti brand food “social driven” si sognano: si parla di circa 55 milioni l’anno di fatturato, 1,7 milioni di utile netto all’anno. Con un prodotto iconico, riconoscibile, popolare. Senza testimonial, senza campagne creative, senza il format “limited edition collab con tizio famoso”, senza intelligenza artificiale.
Solo gente in fila. Tutti i giorni. Per la stessa cosa.
Il vero caso milanese
Negli ultimi anni abbiamo visto aperture pompate ovunque: panini firmati creator, burger degli youtuber, temporary store con coda chilometrica per il selfie prima ancora che per il morso. Video virali, resse, hype a pacchi. Da Luini la scena è diversa: fila composta, ritmo costante, scontrino veloce. Da generazioni. Il prodotto è quello, lo conosci, lo vuoi, lo mangi in piedi sul marciapiede e vai via felice e unto. Street food prima che la parola street food diventasse di moda.
“Volevo solo fare il panettiere”
La storia parte dalla Puglia e arriva a Milano nel dopoguerra. La famiglia di Luigi Luini si sposta al Nord e nel 1949 rileva un antico forno in via Santa Radegonda, attivo dal 1888. L’idea che cambia tutto arriva poco dopo, in famiglia.
Come raccontato anche nel libro Volevo solo fare il panettiere, è la madre Giuseppina ad avere l’intuizione: inserire il panzerotto, ricetta presa da un vecchio quaderno della nonna. All’inizio un solo gusto, pomodoro e mozzarella. Pochi pezzi. Fine.
Poi Milano lo scopre. E non lo molla più. «Fin da piccolo io volevo solo fare il panettiere», aveva dichiarato lui, Luigi. E c’è riuscito, ma panettiere Pro.
Milano cambia, il panzerotto resta
Dal bancone di via Santa Radegonda è passata tutta la città: ricostruzione, boom economico, anni della Milano da bere, crisi, Expo, Covid. Lui, a Vanity Fair, l’aveva raccontata così:
«Ho visto cambiare Milano e i milanesi, risorti dalle macerie della guerra… Ma a fronte di una caduta, ho sempre visto Milano e i milanesi rialzarsi più determinati di prima e raggiungere obiettivi ancora più ambiziosi.»
Intanto il panzerotto restava lì: fritto giusto, ripieno generoso, prezzo ancora umano. Il classico pomodoro e mozzarella con varianti salate, vegetariane e dolci.
Nessun rebranding, nessun fronzolo, solo prodotto
Mentre mezzo mondo food lavora di storytelling, restyling e riposizionamento, Luini ha fatto una cosa molto milanese: ha continuato a fare bene la stessa cosa.
Stessa location. Stessa insegna. Stessa logica. Cambiano le generazioni dietro il banco — oggi ci sono le figlie Cristina ed Emanuela — ma non cambia il cuore del business.
Dalla sua voce:
«Il futuro lo vedo sulle solide spalle delle mie figlie… mi hanno aiutato a mantenere e consolidare i risultati raggiunti in più di 70 anni di attività.»

