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A Milano non basta un reddito di 60k per comprare casa e ripagare il mutuo senza sbatti

Che il costo della vita e il prezzo delle case a Milano siano ormai fuori controllo non è una grandissima novità eh. Se poi a dirlo sono i costruttori, ciaone. Secondo i dati presentati dall’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, durante il convegno “Città da vivere. Come rilanciare il modello della città italiana”, comprare casa sotto […]
12 Marzo 2026

Che il costo della vita e il prezzo delle case a Milano siano ormai fuori controllo non è una grandissima novità eh. Se poi a dirlo sono i costruttori, ciaone. Secondo i dati presentati dall’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, durante il convegno “Città da vivere. Come rilanciare il modello della città italiana”, comprare casa sotto la Madonnina sta diventando sempre più complicato anche per la classe media.

Quanto reddito serve per comprare casa a Milano

Per riuscire a pagare un mutuo senza andare in panico, a Milano una famiglia dovrebbe avere un reddito annuo di circa 59mila euro. Anche con questa cifra, però, la rata del mutuo arriverebbe a pesare per il 35% del reddito. Un dato che supera la soglia del 30%, quella che tradizionalmente viene considerata il limite oltre il quale la rata diventa difficile da sostenere nel lungo periodo.

Se il reddito scende, la situazione si complica ancora di più. Per una famiglia che guadagna circa 41mila euro all’anno, il peso del mutuo arriverebbe addirittura al 50% del reddito. In pratica, metà dello stipendio se ne andrebbe soltanto per pagare la casa. Non sorprende quindi che sempre più persone facciano fatica a comprare un appartamento nella City.

Il confronto con le altre big

Il confronto con le altre grandi città italiane rende il quadro ancora più peso. A Roma, con un reddito di circa 33mila euro, il mutuo assorbe il 36% del reddito familiare. A Torino la situazione è leggermente più equilibrata: con uno stipendio di circa 32mila euro la rata pesa per il 30%, cioè proprio sulla soglia considerata sostenibile.

A Napoli, invece, con un reddito di circa 26.700 euro, il mutuo arriva al 34% del reddito. Milano rimane quindi la città meno accessibile per chi vuole comprare casa, soprattutto se non dispone di stipendi molto alti.

Milano cresce, ma aumentano le disuguaglianze

Il paradosso è che proprio Milano è anche la città economicamente più dinamica del Paese. Dal 2008 a oggi il Pil milanese è cresciuto del 16,2%, superando di molto i livelli precedenti alla crisi economica. Roma e Torino sono riuscite appena a recuperare quei livelli, con una crescita rispettivamente dello 0,5% e un leggero calo dello 0,6%.

Altre città come Palermo (-2,8%) e Napoli (-3,9%) sono invece ancora sotto i livelli economici di prima della crisi. Questo significa che Milano continua ad attrarre investimenti, lavoro e opportunità più di qualsiasi altra città italiana.

Questa crescita economica, però, non si distribuisce in modo uniforme tra i cittadini. Nelle principali città italiane sta aumentando anche il divario tra chi guadagna di più e chi guadagna di meno. A Milano la fascia di popolazione più ricca guadagna 27 volte più di quella più povera. A Roma il rapporto è di 18 volte, a Torino 15, mentre a Napoli è 13.

Lavorare a Milano, ma non viverci

Secondo la presidente dell’Ance Federica Brancaccio, Milano rimane una città forte e attrattiva, ma la questione abitativa rischia di trasformarsi in un problema sociale sempre più serio.

Milano è sempre più europea e internazionale, ma manifesta tensioni e un’emergenza abitativa che significa anche emergenza sociale”, ha spiegato. Il punto, secondo Brancaccio, è che una città può anche attirare investimenti, lavoro e opportunità, ma se il costo delle case cresce troppo velocemente alcune categorie fondamentali rischiano di essere spinte fuori.

Il rischio concreto è che figure come infermieri, medici, maestre o tranvieri non riescano più a permettersi di vivere nell’area urbana in cui lavorano. Abbiamo un problema.

Le proposte per affrontare l’emergenza abitativa

Per affrontare l’emergenza abitativa, l’Ance chiede al governo di inserire nel prossimo Piano Casa misure urbanistiche, fiscali e finanziarie capaci di aumentare l’offerta di abitazioni e di semplificare la governance tra i diversi livelli amministrativi.

Secondo l’associazione è necessario anche approvare rapidamente la legge sulla rigenerazione urbana e il nuovo testo unico dell’edilizia, strumenti che dovrebbero favorire il recupero di spazi e immobili già esistenti, dando maggiore chiarezza operativa a cittadini, imprese e professionisti.

Un altro punto fondamentale riguarda la continuità del modello di investimenti avviato con il Pnrr, che negli ultimi anni ha permesso ai Comuni di tornare a investire sul territorio. Dopo il crollo registrato tra il 2008 e il 2016, quando gli investimenti comunali erano scesi da 15 a 9 miliardi di euro, negli ultimi anni la spesa è tornata a crescere fino a raggiungere 22 miliardi nel 2025.

Senza equilibrio sociale le città non reggono

Secondo Brancaccio la questione abitativa non riguarda soltanto l’Italia ma tutta l’Europa. Non a caso l’Unione europea ha istituito la figura del Commissario europeo alla casa, con l’obiettivo di affrontare il problema in modo più coordinato.

Il punto centrale resta però uno: senza equilibrio sociale le città rischiano di diventare sempre più esclusive.

Le città non sono solo luoghi fisici, sono spazi di incontro e inclusione. Senza bilanciamento ed equità non c’è futuro. Quando le diseguaglianze superano una certa soglia, nessuno sta più bene”, ha concluso Brancaccio.

Non benissimo.

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