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Curarsi a Milano costa (sempre) di più: un milanese su quattro taglia vacanze e vita sociale per pagare visite e farmaci

A Milano (un po’ ovunque in realtà) si dice sempre “prima la salute”. Che è vero, per carità. Ma oggi sempre più spesso bisogna aggiungere: “ok, ma a che prezzo?”. Perché curarsi, soprattutto se si convive con una patologia cronica, sta diventando una voce di spesa pesante. Talmente pesante che un milanese su quattro ha […]
27 Marzo 2026

A Milano (un po’ ovunque in realtà) si dice sempre “prima la salute”. Che è vero, per carità. Ma oggi sempre più spesso bisogna aggiungere: “ok, ma a che prezzo?”. Perché curarsi, soprattutto se si convive con una patologia cronica, sta diventando una voce di spesa pesante. Talmente pesante che un milanese su quattro ha già iniziato a tagliare su altro: vacanze, cene fuori, tempo libero.
È la fotografia che emerge dall’ultima indagine Nomisma per l’Osservatorio Sanità di UniSalute, e racconta una città dove il costo della vita corre — e la salute dietro, ad arrancare.

Milano e salute: quanto pesa una malattia cronica

Partiamo dai numeri, che non sono proprio leggerini. A Milano circa il 40% della popolazione convive con una patologia cronica. E tra questi, il 25% ha dovuto rinunciare a qualcosa pur di sostenere spese mediche. Ciò significa meno weekend, meno aperitivi, meno vita sociale, più visite, esami e farmaci. Bella mer…

E non è un caso isolato. La gestione di queste patologie richiede continuità: controlli frequenti, specialisti, terapie costanti. Il 41% dei pazienti dichiara di aver fatto numerose visite nell’ultimo anno, spesso non rimandabili. Il problema? Che tutto questo ha un costo. E sempre più spesso, quel costo è a carico del paziente. Capirai che sorpresa

Sanità pubblica vs privata

Uno dei dati più interessanti riguarda il ricorso al privato: il 39% dei milanesi si è rivolto almeno in parte alla sanità privata. Perché? Due motivi principali: tempi di attesa troppo lunghi e necessità di cure rapide. Due esigenze che si pagano molto caro. Non tutti però riescono a stare dietro a questo ritmo. Infatti: il 15% ha ridotto visite ed esami, il 42% lo ha fatto per motivi economici e il 29% per le liste d’attesa troppo lunghe.

Le patologie croniche più diffuse tra i milanesi sono: ipertensione (42%), osteoporosi e artrosi (32%), malattie cardiovascolari (29%) e diabete (23%).
E attenzione: nella maggior parte dei casi arrivano dopo i 40 anni. Ma una volta arrivate, restano. E richiedono gestione costante.

Il vero tema: non è solo il costo, è il sistema

Qui entra in gioco una riflessione più ampia. «Il dato sulla rinuncia alle cure, che colpisce uno su quattro, fa riflettere, ma il punto più interessante è capire quante persone convivono con una malattia cronica. È lì che si vede la difficoltà sistemica», spiega Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia.
E aggiunge: «Fino a pochi anni fa, le patologie croniche riguardavano un terzo della popolazione milanese e assorbivano il 70% delle risorse sanitarie. Oggi siamo al 40% e il consumo si avvicina all’80%».

Telemedicina: tutti la vogliono, quasi nessuno la usa

C’è però un punto interessante che potrebbe cambiare le carte in tavola: la tecnologia. Il telemonitoraggio e la telemedicina potrebbero alleggerire tempi, costi e spostamenti. Ma a Milano (e in Italia) siamo ancora indietro: solo il 4% dei pazienti li utilizza, l’81% li considera utili, il 63% non li conosce e il 43% dice che nessuno glieli ha mai consigliati. Cioè: la soluzione c’è, ma non gira.

Secondo Degani, il tema non è solo economico ma strutturale: «Serve un sistema sanitario che non sia pensato solo per le emergenze, ma anche per la gestione quotidiana delle malattie croniche».
E qui entrano in gioco due concetti chiave: continuità delle cure e territorialità (meno ospedale, più strutture diffuse sul territorio). Un esempio? Le case di comunità o le RSA che diventano punti di monitoraggio costante, evitando accessi inutili in ospedale.

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