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Geni del fatturato: i giapponesi hanno inventato la mascherina-biglietto da visita

Se c’è una popolazione che il Milanese Imbruttito idolatra è sicuramente quella giapponese. Sia chiaro, non quella che vive sull’eremo del monte Fuji e passa la giornata a disegnare onde giganti e ad affilare la katana del nonno. No, l’idolo indiscusso è l’abitante di TokyoTokyo, quello che piuttosto di arrivare in ritardo di 5 minuti […]

Se c’è una popolazione che il Milanese Imbruttito idolatra è sicuramente quella giapponese. Sia chiaro, non quella che vive sull’eremo del monte Fuji e passa la giornata a disegnare onde giganti e ad affilare la katana del nonno. No, l’idolo indiscusso è l’abitante di TokyoTokyo, quello che piuttosto di arrivare in ritardo di 5 minuti al lavoro si fa schiaffare dentro un vagone della metropolitana come il ripieno nel cappone di Natale. Meraviglioso. Fatto sta che anche alle prese con il maledetto Coronavirus, il Giapponese Imbruttito non ha voluto perdere tempo, trasformando pure l’armamentario per affrontare la pandemia in un’occasione di business: e allora ta-dah, ecco la mascherina 9.0 che diventa biglietto da visita facciale.

Il motivo è chiarissimo. Immaginate di partecipare in questi mesi a una fiera o una convention (perché sì, prima o poi dovremo anche tornare a fatturare dal vivo, mica possiamo nasconderci tutta la vita dietro una call su Zoom con una finta libreria sullo sfondo): tutti vestiti da lavoro, tutti tendenzialmente attenti a mantenere una certa distanza di sicurezza, tutti con una mascherina ben piazzata su bocca e naso, senza la possibilità di scambiarsi documenti o bigliettini da visita senza prima inzupparli nell’Amuchina come una patatina nel ketchup. Morale: riconoscersi, capirsi e chiudere un deal senza manco aver capito bene con chi si sta parlando diventerebbe davvero molto, molto, molto complicato.

Da qui l’ideona che il Nagaya Group ha pensato bene di proporre attraverso il portale T-Project, ovvero speciali mascherine personalizzabili con sopra stampato tutto quello che potrebbe servire a un interlocutore business standard: nome, cognome, compagnia e posizione aziendale, giusto per chiarire che non si sta parlando con l’ultimo degli stagisti. Magari un contatto mail, dai, o quello del cell, ma solamente se aziendale. Non solo, le mascherine – che costano tipo 10 o 15 euro l’una – sono state anche suddivise per tipologia di lavoro, perché oh, se devi solo avere a che fare con dei clienti occasionali bastano nome, cognome e azienda, ma se invece ti trovi in una mischia di venditori può servire avere stampata accanto all’anagrafica anche una foto del prodotto che stai tentando di smerciare. Perché il marketing non dorme mai, figuriamoci quello giapponese. Imparare, gente, im-pa-ra-re.

Articolo scritto da Leonardo Da Princi

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