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Siete pronti? Dal 2040 potremo vivere sulla Luna in una casa stampata in 3D

Il progetto della Nasa sta per cominciare: l'anno prossimo inizierà il test di una stampante 3D che dovrà poi essere in grado di costruire case e ristoranti direttamente sul satellite. Tutto vero: chi di voi è pronto a partire?

In taxi sulla Luna, cantavano questa estate Emma Marrone e Tony Effe. E vuoi vedere che già sapevano che, fra non molto, sulla Luna potremo andarci davvero, tutti? Oddio, magari non proprio in taxi eh, ma comunque. La notizia, riportata dal New York Times, è questa: la Nasa progetta di costruire case sulla Luna entro il 2040. Sbeeem!

Tutto vero: l’anno prossimo inizierà il test di una stampante 3D in un simulatore del centro Marshall della Nasa a Huntsville, in Alabama, in cui si riproducono le condizioni di vuoto spaziale. Realizzata dalla società Icon di Austin, Texas, questa macchina deriva da un modello chiamato Vulcan già utilizzato per fabbricare case sperimentali sulla Terra. La nuova stampante, infatti, sarà concepita per lavorare sulla Luna, dove verrà inviata una volta pronta. Questo oggetto futuristico (ma ormai neanche troppo) dovrebbe utilizzare il cemento costituito da scaglie di roccia e frammenti minerali provenienti dallo strato superiore della superficie craterizzata e con questo dovrebbe poi essere in grado di costruire casettine comode comode in grado di resistere alle condizioni atmosferiche esterne. Ci pensate? Cioè vi svegliate, vi preparate un caffettino e uscite fuori dalla porta: tutto intorno, crateri grigi e in fondo in fondo, in lontananza, la Terra. Entusiasmante e inquietante al tempo stesso.

Ovviamente, tempo al tempo eh. Il 2040 non è lontanissimo, ma non è nemmeno dopodomani. La mitica stampante, prima di mettersi a costruire case, dovrà mettere insieme delle piattaforme di atterraggio che permettano ai missili che trasportano le stampanti 3D di non venire a contatto con la polvere lunare, che per gli astronauti – se inalata – può essere dannosa. Il cash per motivare il progettino Olympus (questo il nome) non manca: dopo un primo incentivo dalla Nasa, adesso si sono aggiunti altri 60 milioni di dollari. Intanto si guarda con interesse alla buona riuscita (si spera) della missione Artemis 2, che dovrebbe partire l’anno prossimo e che porterà quattro membri dell’equipaggio sulla Luna, a cinquant’anni di distanza dalla missione Apollo 17. Oltre a riportare gli umani sulla Luna, Artemis 2 si occuperà anche di cominciare a mettere in piedi la baracca, cioè un avamposto permanente che diventerà – pensate che roba – una stazione per lanciare le future missioni su Marte.

Ovviamente oltre alle case ci saranno anche altri locali utili, tipo ristoranti. “Siamo in un momento cruciale e in un certo senso sembra un sogno”, ha detto con entusiasmo al New York Times Niki Werkheiser, direttore della tecnology maturation della Nasa. Da qui al 2040 ci saranno un bel po’ di sbatti da risolvere, tipo la questione della polvere tossica, ma l’idea è quella di portare sulla Luna non solo astronauti, ma pure civili (immaginiamo civili economicamente dotati eh). Vabbè, vi interessa andare a mettere radici on the Moon? Ok, ma scordatevi millemila bagagli. Sulla Luna si sta leggeri. “La chimica è la stessa lassù, ma la fisica è diversa – ha spiegato Patrick Suermann, preside della School of Architecture della Texas A&M University – Ogni chilogrammo aggiuntivo trasportato su un razzo diretto verso la Luna costa circa un milione di dollari”.

Intanto la Nasa sta lavorando in combo con università e aziende private anche per creare mobili “spaziali” (vuoi che le case non abbiano bisogno di armadi, comodini, letti e tavoli?) e si sta ragionando pure su come utilizzare i minerali nel suolo lunare, magari per creare tipo piastrelle di diversi colori. Ikea inda Moon, già lo vediamo. “Tra dieci anni la tecnologia delle costruzioni potrebbe essere molto diversa, i robot che utilizziamo potrebbero essere molto sofisticati, e anche l’intelligenza artificiale sarà più avanzata. Quello che possiamo fare adesso è elaborare strategie di formazione che rendano i lavoratori edili pronti per il futuro a venire” ha spiegato Amirhosein Jafari, professore di tecnologia delle costruzioni presso la Louisiana State University. E quindi, chi di voi si trasferirebbe sulla Luna?

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