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Lifestyle
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Il Quiet Quitting ha camminato, affinché le Lazy Girl Jobs potessero correre. Vuoi la pandemia che quattro anni fa (sti caz!) ci ha fatto notare quanto stavamo andando veloci, perdendoci molte cose belle della vita, vuoi la spinta data da molti paesi presi bene con la settimana corta, fatto sta che il mondo del lavoro pare stia veramente cambiando. Il trend del momento? Zalone non apprezzerebbe: lasciare il posto fisso per sperimentare i Lazy Girl Jobs, che registrano numeri da capogiro, specie tra la Generazione Z. Voglia di nullafacenza o scelta per stare meglio?

I Lazy Girl Jobs – letteralmente "lavori per ragazze pigre" - sono attività d’impiego non eccessivamente tecniche e complesse, che riducono al minimo i momenti in ufficio (a volte non ci sono proprio) e l'interazione con colleghi e superiori, a favore di grande flessibilità, con la possibilità di lavorare praticamente ovunque, da remoto. Insomma, diciamo che la parola "lazy" è un pelo fuorviante, e può creare facili pregiudizi. Cioè, piuttosto chiamiamoli "Relax Girl Jobs", no? Anche perché questi sono lavori non per forza statici e noiosi, che possono in realtà essere svolti da chiunque (non solo dalle donne), generalmente con un impegno dalle 9 alle 17. Considerando anche il fatto che siano ben remunerati, con la possibilità di vivere dignitosamente e lasciarsi andare a qualche sfizio. Si può fare pausa quando si vuole, lavorare da dove si vuole, avere anche del buon tempo libero per se stessi e per la famiglia, per sperimentare hobby e passioni. Se vabbè... e dove stanno 'sti lavori? Chiedo per un'amica.

Molte Lazy Girls guardano alla sfera della Comunicazione e della Creatività, come Social Media Manager, Copywriter, Graphic Designer, web developer. Ma è il caso anche di mansioni amministrative e di coordinamento o tecniche. Per esempio Customer Care e Assistente Amministrativo, Virtual Assistant, Logistic Coordinator. Ma perché, queste professioni regalano tutta 'sta libertà? Ce le ricordavamo diverse, ma forse i tempi sono davvero cambiati, o forse è una cosa che si racconta sui social ma in realtà è solo un'utopia.

A coniare il termine è stata la TikToker Gabrielle Judge, conosciuta su Instagram anche come @antiworkgirlboss. La pandemia è stata per lei un’occasione da cogliere e da cui trarre insegnamento. Ha lasciato il posto fisso e ben pagato, ma iperstressante, trovato poco prima in un'azienda IT, per diventare un’influencer, con molto più tempo per se stessa e una buona paga annua (guadagna tipo tra i 60-80K). Nel raccontare la sua esperienza ha però tenuto a precisare di non chiamare i giovani "nullafacenti" o "pigri". 

"Non sono ruoli in cui puoi rilassarti" ha detto al Wall Street Journal, "ma percorsi di carriera in cui il tuo equilibrio tra lavoro e vita privata è talmente buono da farti sentire pigra". Che detta così sembra un po' una supercazzola, con il vero intento però di accordarsi al mood dei suoi coetanei secondo i quali va bene lavorare, ma bisogna farlo nei giusti termini, senza passare tutta la vita sulla scrivania, anzi dedicandosi anche alla propria crescita personale e alla vita privata. Imparare ad avere un buon work-life balance, che ci rende anche più produttivi e soddisfatti ogni giorno. Se per Shakespeare era "essere o non essere" il vero dilemma, oggi, è "lavorare per vivere o vivere per lavorare"?. La risposta: equilibrio.

Addio quindi alla fretta mattutina (molto imbruttita), al lavoro frenetico e no-stop, ai continui straordinari, alla smania di ottenere per forza una promozione. Anche in questo caso però, il dark side della situation è dietro l’angolo. I Lazy Girl Jobs potrebbero da qui a poco aumentare la disparità di genere, i casi di sindrome dell’impostore, la solitudine e rendere molto più difficile un vero avanzamento di carriera, che per le donne con tutti i gender gap esistenti sappiamo essere uno sbatti triplo. Tuttavia le ragazze della Gen Z sembrano sempre di più attratte da questi lavori, deluse da quanto accaduto ai più grandi Millennial, che si sono sbattuti anni sacrificando di tutto, per poi ottenere cosa? Una bella dose di burnout.

L'obiettivo quindi non è lavorare meno perché si è sfaticati, ma dare un senso a quello che si fa e per salvaguardare la propria salute mentale, ricordando al mondo che il proprio valore va ben oltre la carriera. Oppure sono tutte caz*ate? A voi l'ardua sentenza. 

 

Autrice: Giulia Galbiati

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