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Dati alla mano, in Europa ci sarà sempre meno latte: ma cosa vuol dire esattamente?

Secondo i dati Ue, entro 10 anni il mercato del latte europeo si ridurrà del 10%, per colpa principalmente di crisi climatica e aumento dei costi. Ma è per forza un male?

A furia di prendere caffettini espresso, ci siamo dimenticati del latte. E anche delle mucche che, come voi imbruttiti workaholic, soffrono tantissimo lo stress di questi tempi. Secondo i dati Ue (analisi “Il settore lattiero-caseario dell’Ue: caratteristiche principali, sfide e prospettive” condotta dal centro studi del Parlamento europeo) entro 10 anni il mercato del latte europeo si ridurrà del 10%. Per spiegarla in modo più smart, immaginate che se ora abbiamo 10 mucche, nel 2035 ne avremo 9. Sicuramente è uno sbatti non da poco, ma potrebbe esserci una svolta in tutto questo: ricordiamoci che negli ultimi anni qualcosa è cambiato. C’è più sensibilizzazione sul tema degli allevamenti intensivi, le persone hanno capito che una dieta più veg fa figo e può diventare un business da paura, se gestito come solo un vero imbruttito da fatturazione non stop saprebbe fare. Quindi raga, si potrebbe prendere questa notizia anche sotto un’altra lettura: se seguiamo il trend, forse il problem non sarà più così grande (almeno dal punto di vista alimentare, of course).

Ora, però, cerchiamo di capire che succede. Ci sono diverse cause legate alla diminuzione degli allevamenti da latte: il primo è il cambiamento climatico e la siccità che si porta dietro. Ormai ogni milanese passa almeno metà dell’estate asfissiato dal caldo della City. Aria condizionata a palla, tutti in smart, una situation che vi ricorda sicuramente qualcosa. Beh, le mucche passano gli stessi problemi, con la differenza che il loro stress da caldo incide tantissimo sulla produzione di latte. In altre parole, più aumentano le temperature, meno latte fanno e, così come noi, hanno meno forza da dedicare alla preservazione della specie. Per dirla sottile sottile.

Secondo motivo: sempre il cambiamento climatico, ma stavolta si passa alle inondazioni. Qui a Milano l’experience della troppa pioggia si traduce nella metro che diventa l’IdroScalo, ma per il settore caseario rappresenta una seria minaccia alla produzione di frumento. Niente cibo per le mucche se continuiamo a sballottare il clima, quindi molto meno latte. Poi si passa al costo sempre più alto delle materie prime, del mantenimento delle stalle e dei fertilizzanti, che riducono drasticamente il margine di profitto degli agricoltori. Se ci pensate, è la stessa cosa che accade agli affitti di Milano. Agricoltori, mucche e milanesi che pensano all’unisono “Si, ma qui è diventato invivibile”.

In ultimo, f*ga non ci sono giovani che si dedicano all’agricoltura. Ad oggi, la media europea delle persone che lavorano nel settore dell’allevamento supera i 65 anni di età. Le new generations contano sempre meno agricoltori e preferiscono rimanere nell’inside della circonvalla per studiare per altri mestieri. Insomma imbruttiti, la situazione è complessa. Meno allevamenti significa possibilità di maggiori controlli, e se continuiamo a spingere verso alternative alimentari più eco friendly, anche la riduzione della quantità di latte e mucche potrebbe non diventare poi un problema così grave.

Però c’è sempre l’other side della medaglia, voi cosa ne pensate?

Autore: Luca Sesini

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