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Il fallimento della Tupperware segna la crisi della schiscetta?

L'azienda dei contenitori a chiusura ermetica chiude i battenti dopo un'era di successi, schiacciata dalla comodità del delivery e dall'usa e getta.

Fine di un’epoca per l’azienda Tupperware, quella dei contenitori a chiusura ermetica. Il fallimento della multinazionale statunitense non è solo la caduta di uno dei veri BIG dell’industria, è proprio l’epilogo di una storia che ha rivoluzionato le pause pranzo di milioni di persone in tutto il mondo.

Fondata nel 1946 dal chimico Earl Tupper, l’azienda era una game-changer non solo per la sua innovazione nei prodotti di plastica ma anche per super strategia di vendita diretta. Le casalinghe degli anni ’50 si riunivano nelle famose “Tupperware Parties”, eventi che trasformavano il consumo in feste, arrivando a vendere quasi più contenitori di quanto potessero essere prodotti.

Eppure, eccoci oggi nel fondo del baratro. Il mercato ormai è una giungla, la domanda è praticamente svanita, e quelle vendite dirette, che all’epoca spaccavano, oggi sembrano roba di un’altra era geologica. Il colpo di grazia? L’esplosione dei vari Glovo, Deliveroo, Just Eat e – insomma – del delivery. Perché portarsi il pranzo da casa quando puoi sceglierlo dall’app e farlo arrivare direttamente in ufficio in pochi minuti?

Negli ultimi mesi, i conti sono crollati: Tupperware ha registrato un fatturato trimestrale di 259.6 milioni di dollari, con un calo del 14% rispetto all’anno precedente. La perdita netta è stata di 55.8 milioni di dollari. Più dei numeri, quello che colpisce davvero è la sensazione di non poter fare niente mentre il sipario sta per calare. La comunicazione della bancarotta è arrivata come una doccia fredda, anche se, a ben vedere, gli indizi erano sparsi lungo tutto il percorso. La chiusura della fabbrica statunitense a giugno e il licenziamento di quasi 150 dipendenti erano segnali schiaccianti.

Insomma, l’universo in espansione del delivery, l’exploit dei prodotti usa e getta e la rivoluzione digitale hanno messo K.O il modello di vendita diretta. Tupperware non è riuscita a muoversi in modo efficace nel mondo dell’e-commerce, e la concorrenza ha fatto il resto. È pazzesco che proprio quando si parla di sostenibilità e di buttare meno roba, un’azienda che faceva prodotti destinati a durare anni sia finita schiacciata dall’economia usa e getta.

Al momento Tupperware, insieme ai suoi 818 milioni di dollari di debiti, sta cercando disperatamente un compratore. Ma non sarà facile. Alcuni dei principali creditori, tra cui Alden Global Capital e Bank of America, hanno tagliato fuori l’azienda dall’accesso ai conti bancari e ora si oppongono al piano di vendita proposto. Sono pronti a trasformare la bancarotta in una liquidazione rapida, mettendo fine ai sogni di ristrutturazione di Tupperware. Insomma, è una corsa contro il tempo: da una parte l’azienda cerca un acquirente, dall’altra i creditori puntano al quick win.

E se avete ancora un vecchio Tupperware in giro per casa, beh tenetevelo stretto. Magari i vostri nipoti, tra qualche decennio, ci faranno un po’ di cash…

Autrice: Francesca Tortini

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