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Basta con Google, se volete fare domande sulla vostra salute ora chiedete a ChatGPT Health

Altro che laide sale d’attesa d’ospedale, mettetevi comodi sul vostro divano e aspettate il verdetto digitale: dal 7 gennaio è al lavoro ChatGPT Health, evoluzione dell’assistente di IA che da anni milioni di persone usano per farsi un’idea di quello che secondo loro non va. Inutile gridare allo scandalo: prima di consultare un medico, oltre […]
16 Gennaio 2026

Altro che laide sale d’attesa d’ospedale, mettetevi comodi sul vostro divano e aspettate il verdetto digitale: dal 7 gennaio è al lavoro ChatGPT Health, evoluzione dell’assistente di IA che da anni milioni di persone usano per farsi un’idea di quello che secondo loro non va. Inutile gridare allo scandalo: prima di consultare un medico, oltre la metà degli italiani – il 53% – si è rivolta almeno una volta a “Dottor Google” per cercare informazioni su sintomi o disturbi; in tutta Europa, poi, centinaia di milioni di persone usano il motore di ricerca per auto-diagnosi prima di qualunque altra cosa.

Chiunque abbia avuto un colpo di tosse più forte degli altri, un’allergia improvvisa o un dubbio su quello strano dolore al petto ci è passato: il primo pensiero è andare su Google e digitare ciò che si prova: s o l u z i o n i p e r e m o r r o i d i… c a n d i d a v a g i n a l e c h e f a r e… t o g l i e r e u n g h i a i n c a r n i t a… Circa il 4,5 % di tutte le ricerche sul web sono legate alla salute, il che significa milioni e milioni di query ogni giorno alla ricerca di spiegazioni, consigli e diagnosi fai-da-te. D’altronde, fra l’imbarazzo di parlare di certe cose con il medico di base, che ormai è un estraneo totale, e il mal di testa che viene a pensare di prendere un appuntamento – “La dottoressa può riceverla fra due settimane, venerdì 23 dalle 11 alle 11.10” – la tendenza non sorprende: la rete è sempre aperta, con milioni di contenuti anche di rilievo… perché non provare?

L’idea di OpenAI

E proprio da questa massa informe di ricerche, dubbi e risultati anche contraddittori OpenAI si è fatta venire l’idea di dotare la sua intelligenza artificiale di una sezione dedicata alla salute. ChatGPT Health si propone come “ecosistema sanitario digitale” (questo il vostro medico di base non lo mette nel biglietto da visita, ne siamo sicuri!) al quale sottoporre sia domande generiche, sia cartelle cliniche elettroniche, dati da app di fitness o nutrizione e informazioni reali di benessere personale, così che le risposte siano più personalizzate e meno generiche di una semplice googlata. OpenAI sottolinea che non si tratta di una macchina che prescrive medicine o stila diagnosi definitive come farebbe un medico: il suo ruolo è “fare luce, interpretare e dare contesto“, mettendo insieme dati e offrendo spiegazioni comprensibili.

Per dare un’idea di quanto l’IA sia già entrata nelle nostre vite in ambito sanitario, secondo i dati più recenti oltre 40 milioni di persone usano quotidianamente ChatGPT per domande legate alla salute, con circa 200 milioni di utenti a settimana che chiedono almeno una volta informazioni su sintomi, trattamenti o interpretazioni di esami. OpenAI afferma di aver lavorato con oltre 260 medici provenienti da più di 60 Paesi per migliorare coerenza, chiarezza e sicurezza delle risposte, e per testare la capacità dell’IA di dare avvertimenti appropriati quando serve, grazie a strumenti come il benchmark clinico HealthBench.

Ci sono anche delle menate…

Ma come ogni buona tecnologia che si avventura oltre il semplice intrattenimento, arrivano subito le domande scomode. La privacy dei dati sanitari è un tema caldo: ChatGPT Health li gestisce in uno spazio isolato con crittografia avanzata e non utilizza queste informazioni per addestrare i modelli generali, ma non è ancora equiparabile alle protezioni più rigide dei sistemi sanitari ufficiali e può essere soggetta a richieste legali.

E poi c’è la questione dell’accesso: per ora la funzione è disponibile a un gruppo selezionato di utenti con piani diversi di ChatGPT, e le integrazioni più complesse con dati clinici reali sono operative soprattutto negli Stati Uniti. In zone come l’Unione Europea o il Regno Unito, normative più severe sulla privacy ritardano la piena fruizione di queste feature per tutti.

Insomma, mentre sempre più persone prima di chiamare il medico cercano risposte online, l’IA si propone come guida in un mare di informazioni mediche, cercando di essere più chiara e contestualizzata di una semplice ricerca online. Però, anche se l’AI può aiutare a capire un valore fuori norma o a prepararsi a una visita, la responsabilità clinica – quella vera – resta saldamente nelle mani di professionisti umani, almeno per il momento. Nonostante i pasticci degli ingressi a medicina e le diagnosi sbagliate al PS.

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