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Forever? Anche no: sempre più coppie scelgono il divorzio (soprattutto in Lombardia)

In Italia cresce costantemente da anni il numero dei divorzi. E si cerca anche di sbrigarsi!
2 Marzo 2026

Siete soli a San Valentino? Tranquilli: presto anche quelli che stanno festeggiando con fiori, cioccolatini e “diamanti per sempre” potrebbero essere nella vostra condizione, e per giunta felici di essersi liberati di un peso. Perché quando non si batte chiodo sembra dura, ma quando si è ingabbiati in una storia che non funziona è pure peggio. Quindi che si fa? Si divorzia, easy. Non è più come una volta che “Chissà cosa pensano i vicini”, “Oddio, non troverò mai più nessuno”, “Che tristezza la solitudine”: la separazione, anche dopo anni di convivenza, è una pratica ormai consolidata e non spaventa nemmeno il fatto di dover ricorrere ad avvocati e tribunali quando si tratta di liberarsi del sacro vincolo del matrimonio.

Sempre più vincolo e sempre meno sacro, evidentemente, visto che dal 2015 al 2024 la popolazione divorziata nel nostro Paese è cresciuta del 59%, passando da 1,37 milioni a 2,18 milioni di persone. Non una fiammata, tantomeno un ritorno di fiamma: un fuocherello che arde nel tempo e pian piano si diffonde, anno dopo anno, con aumenti medi tra il 4% e il 7%, pandemia compresa. Quindi, magari avete dato la colpa al Covid, ma molto probabilmente vi sareste mollati lo stesso.

Check ai numeri

I dati arrivano da un’analisi di Unobravo, che ha incrociato fonti ufficiali (ISTAT e Statista) con le osservazioni di una serie di psicologi praticanti. Il quadro è abbastanza chiaro e nemmeno troppo problematico: il divorzio, in Italia, non è più una scelta traumatica, una macchia da nascondere, una soluzione estrema, no no no… è una possibilità sempre più normale e normalizzata dentro percorsi di vita diversi da quelli dei nostri genitori e nonni, in cui il mantra non è più “sopporta” ma “anche basta”.

Un dato pazzesco, per un Paese che ha avuto il delitto d’onore e il matrimonio riparatore nel Codice penale fino al 1981, riguarda le donne che oggi sono il 58% delle persone divorziate in Italia, oltre 1,27 milioni nel 2024, contro circa 909 mila uomini. Ma se le donne divorziano dagli uomini, come fanno a essere più dei divorziati? Beh, bisogna calcolare anche i trasferimenti e gli ex matrimoni all’estero… ma a parte le questioni statistiche, è sicuramente un indice di maggiore emancipazione e minore stigma sociale, maggiore autonomia economica e meno seconde nozze.

Nord chiama divorzio

La situazione non è uguale dappertutto. Se si guarda alla cartina dell’Italia, emerge una linea piuttosto netta. La linea gotica fra la libera scelta e il trascinamento. I tassi di divorzio più alti si concentrano al Nord e in parte al Centro, mentre il Sud resta più indietro. La Valle d’Aosta guida la classifica con 573 divorziati ogni 10.000 abitanti, seguita da Liguria (494, secondo altre statistiche prima fino a qualche mese fa) ed Emilia-Romagna (453). Subito sotto troviamo Friuli Venezia Giulia (426) e Lombardia, con 413 divorzi ogni 10.000 persone, stabilmente sopra quota 400. Milano non è citata singolarmente nei dati, ma visto che il 56% della sua popolazione è single c’è da immaginare che in mezzo ci siano parecchi divorziati. Qui, secondo altri dati le donne sono il 4,9% della popolazione contro il 3% degli uomini. Motivo? “Fattori strutturali”. Eh? Massì: indipendenza economica e aspettative più alte sulla qualità della vita e delle relazioni. Stringi stringi: se le cose non funzionano, si chiudono. Riga.

Non abbiamo mica tempo da perdere

Non c’è da stupirsi che in Lombardia prevalgano nettamente le procedure consensuali:
4.813 divorzi consensuali approvati dal tribunale
4.059 divorzi conclusi direttamente presso lo stato civile
982 negoziazioni assistite da avvocati

I divorzi giudiziali, quelli più lunghi, noiosi e pieni di scazzi, sono 2.998. Non pochi, ma molti meno delle soluzioni condivise. Anche qui il pragmatismo lombardo non si smentisce: perché farci la guerra quando possiamo vivere allegramente separati?

Secondo gli psicologi i divorzi che si prolungano in tribunale sono quelli più stressanti e dannosi per la psiche. Ma dai?! Di solito sentiamo racconti di scampagnate al Palazzo di Giustizia… Comunque, anche quando è consensuale il divorzio non è mai indolore, soprattutto in presenza di figli o difficoltà economiche. Però, certo, se la decisione è presa, meglio mettersi d’accordo e non tirarla tanto per le lunghe. Che, almeno per divorziare, non serve ancora andare in Svizzera.

Resa dei conti a inizio anno

Comunque, è febbraio e possiamo tirare un sospiro di sollievo. Infatti, secondo i praticanti di Unobravo è gennaio il mese della resa dei conti: il 53% riferisce che il proposito di Capodanno più discusso in seduta riguarda il “miglioramento delle relazioni o la gestione dei conflitti”. Quindi, se il partner mette fra i propositi per l’anno nuovo quello di fare spazio nell’armadio, attenzione: presto potrebbe chiedervi di fare le valigie.

Non è che a gennaio si divorzia di più per magia: è che si smette di rimandare. C’è chi si iscrive in palestra e chi si dedica al “giardinaggio dell’anima” potando i rami secchi: qualcuno scopre che qualche germoglio di speranza c’è ancora, qualcun altro butta la pianta con tutto il vaso.

Comunque, il succo è che divorzio – per quanto resti una parola sgraziata – non è più di per sé una disgrazia, né viene più liquidato semplicemente come fallimento. Quelli bravi lo chiamano adesso “transizione relazionale”, e già che non sia in inglese è un miracolo. A fare danni non è la separazione in sé, quanto il conflitto trascinato, la comunicazione interrotta, l’idea di dover resistere “per forza”. In una società che cambia, anche l’amore cambia forma e oggetto. E la libertà fa innamorare tutti.

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