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Dal giappo-brasiliano al Cilento: 8 nuove aperture imperdibili a Milano

Facciamo un check tra le nuove aperture in città perché c'è veramente tanta roba buona, letteralmente.
29 Gennaio 2026

La fame quando arriva arriva, e noi non siamo quelli che si accontentano della prima piadina tiepida del bar tabacchi all’angolo. Siamo nella City, cavolo, the Empire State of Food, dove il profumo dei nostri piatti ormai è arrivato così lontano da richiamare milionari da ogni parte del mondo, per la gioia dei nostri portafogli. Vogliamo, almeno nelle intenzioni, essere all’altezza di questa gastronomia di classe A? E allora dai, prendete carta e penna (perché ormai la memoria del PC è full di allegati non cancellati) e segnatevi questi nuovi indirizzi da provare a stomaco vuoto.

SushiSamba

Dove: Torre Velasca, Piazza Velasca 3/5.

Brasil e Giappone: una combo che a Milano ha già dato grandi risultati e promette ancora faville. Intanto la location: quella torre Velasca passata a miglior vita che offre un panorama unico sulla city che non dorme mai. E poi le due cucine più cool del mondo a cui si aggiungono anche i sapori peruviani. Il menù è un viaggio in due continenti vista Duomo, che mette insieme una bella scelta di Aperitivos, un’ampia disponibilità di piatti Raw e La robata: un trionfo di tagli di carne e pesce cotti sulla caratteristica griglia giapponese. E siccome la notte è ancora lunga, mica può mancare una pregiata selezione di signature: a partire dalle formule di Caipirinha versione 5.0 alle creazioni ispirate alla cultura metropolitana, da gustare durante gli spettacoli di percussioni, dj e performance dal vivo. Alla fine sarete così carichi di adrenalina che non ce la farete proprio ad andare a letto, e se è un giorno feriale meglio: potete filare dritti in office illudendovi di vivere con il fuso orario di Tokyo e tenendovi svegli con un gustoso caffè bruciato della macchinetta, quello very ma very very italian style.

Morsettificio

Dove: Corso Garibaldi, 111

All’entrata c’è un cartello che dice: “Qui si fa come una volta: aperitivo 19,90 con bere incluso. Niente regole, solo pane, salumi e buon vino”. Serve aggiungere altro? Morsettificio è un inno allo stare insieme, con un design rustico che ricorda le vecchie taverne di una volta, una free sbatti zone al riparo dalle scadenze, budget e presentazioni che infestano il circondario. Fra eventi, attivazioni e content vari, un’esperienza che riporta alla spontaneità di paese, dove le riunioni si fanno davanti a un bel bicchiere di rosso e se ne esce pure con delle decisioni sensate.

Fiore

Dove: Via Fratelli Bronzetti, 38

Prendi dei creativi, li abbini a un vinello high level, gli lasci mano libera in ristorazione, design, comunicazione, musica ed ecco una vineria all’avanguardia che nella city può dare il meglio di sè. Da Fiore il cuore dell’offerta è una selezione di vini veramente ma veramente di supernicchia, frutto di una ricerca che mette al primo posto il naturale, e anche il menù non scherza, con proposte decisamente unconventional: insalata di pollo, ostriche e salsiccia. E metti che a mezzanotte ti viene voglia di hot dog e champagne, lì lo trovi, preparato con quella generosità che favorisce un sonno ristoratore. E poi il giorno dopo, vai con lo smart!

Laviet

Dove:Via Cornalia, 8

Belle quelle cucine che nessuno ha mai assaggiato, ma tutti dicono che boom! Sono una bomba solo perché una volta hanno sentito qualcuno che forse ha conosciuto un tizio che di sfuggita ha parlato con un altro che per sbaglio le ha provate. Bene, ora abbiamo l’occasione di essere noi, il tizio, e di gettarci in questo Mekong di pho, il brodo di carne caldo, speziato e piccantino in cui vengono serviti noodles di riso, polpette e verdure. Ma da Laviet, ristorante di cucina vietnamita, è uno spettacolo anche la parte beverage, con succo o frappè al mango e il caffè, che per chi non lo sapesse in Vietnam un must ovunque. Così possiamo dare un’opinione ragionata e passare all’esaltazione della prossima cucina non ancora esplosa (che ne dite del Lesotho?).

Amina

Via Giulio Romano, 15

Uno dei momenti più drammatici nella vita dell’eroe moderno è l’uscita dalla cucina di Masterchef. E poi, che succede? Qualcuno si riduce a qualche comparsata in TV, molti sprofondano davvero in qualche cucina scoprendo che, tutto sommato, si stava meglio quando si stava peggio, tutti piangono, la maggior parte torna alla vita di prima. Restano i pochi ma buoni che invece hanno il coraggio e la capacità di elaborare una proposta. È il caso di Monir, concorrente di qualche anno fa, un tipo simpatico e sveglio che con Amina ci delizierà con tajine, zuppe e cous cous di ispirazioni marocchine, la sua terra di origine. La city dà un’opportunità a tutti: pretende tanto, ma poi sa ricambiare generosamente. Come la cucina.

Chuck’s America Bistro

Dove:Via vigna, 6

Hamburger sì, ma non solo, in questo angolo d’America a Milano. I grandi classici della cucina a stelle e strisce sfilano strafottenti per dimostrare che anche al di là dell’oceano qualcuno, qualche volta, si è dato da fare e ha inventato delle ricette. Che sia stato Chuck’s o che sia stata la nonna emigrata dalla provincia di Messina va bene lo stesso, perché i loro Spaghetti & Meatballs fanno davvero gola, così come il Alfredo, sicuramente il piatto la USA più imitato in Italia.

Leucosia bistrot

Dove: Via Pogdora, 14

A Milano un trend non si nega a nessuno, e forse ora tocca al Cilento. Per scoprire cosa si mangia a sud di Salerno c’è Leucosia, che non si limita a riproporre i piatti tipici, ma utilizza anche le materie prime top dei produttori locali. L’elenco fa già venire voglia di mollare tutto e fuggire ad Acciaroli: alici, olio, fichi, tonno e una bella selezione di salumi e formaggi. Il locale ha più l’aspetto di una gastronomia dove mangiare quei piatti semplici tipo pasta e ceci e cavatelli al pomodoro; quelli che quando incrociano una melanzana glassata al miele in brodo di ostriche tirano dritto scuotendo la testa senza nemmeno salutarla.

Giza

Dove: Corso di Porta Ticinese, 67

Hanno inventato le piramidi, lo sapranno fare un panino? A giudicare dagli ingredienti, altro che sì. Giza si preannuncia come un caravanserraglio di sapori decisi tipo fegato, carne macinata, cipolle caramellate, spezie, e salse della casa. Il viandante che capita da quelle parti è coinvolto in una lotta che si svolge dall’alba dei tempi: quella fra l’uomo e due fette di pane con in mezzo qualcosa, in questo caso una cultura gastronomica millenaria dove la parola “light” non è mai stata pronunciata in quanto inutile (e forse persino sacrilega)

Autore: Francesco Cellini

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