C’è chi sta preparando i fazzoletti e salando le lacrime per l’ennesimo “angolo autentico di Milano che se ne va”. E c’è chi, dall’altra parte della City, sta scegliendo se iniziare la giornata con un pain au chocolat o una brioche degna di questo nome. Milano è così: non fai in tempo a dire “una volta qui c’era una pasticceria storica”, che girato l’angolo qualcuno ha già aperto un locale nuovo, internazionale e instagrammabile: la prima profuma di Novecento, l’altra di burro francese e futuro. E noi? Nel dubbio assaggiamo entrambe.
C’era una volta… Fugazza in via Vigevano
La storia della signora Giovanna ha messo a dura prova anche noi. A leggere la sua storia sul sito de Il Giorno abbiamo sentito montare un magone che sembrava panna. Giovanna Fugazza ha 90 anni e ogni mattina va nel suo negozietto di via Vigevano, a due passi da Porta Genova, a impastare e infornare delizie. Ha seri problemi alla vista, quindi fa tutto a memoria, tanto lavora in quel laboratorio da quando aveva 15 anni quindi non ha il minimo dubbio di dove siano lo zucchero, le spatole, le mandorle e il frullatore. A conti fatti Giovanna sta lì dentro da 75 anni: roba da far impallidire il compagno Stakanov e vergognare l’esercito di baby pensionati che l’Italia si tira dietro.
La pasticceria era stata fondata nel 1929 dai suoi zii, che poi hanno passato il testimone a “la” Giovanna e a suo marito, anche lui impiegato nel negozio. A un certo punto è entrato nel business anche il figlio che però adesso è arrivato alla pensione e – pensate un po’ – evidentemente non ha più c***i di tenere in piedi un locale. La Giovanna – fosse per lei – andrebbe avanti (Stakanov le spiccia casa, ve lo abbiamo detto) ma, ha dichiatato al Giorno, “nonostante la buona volontà non riesco a portare avanti tutto da sola […] un dipendente non mi conviene, mi costerebbe troppo”. E così, in vista dei 91 anni che compie ad aprile, ha deciso: “È arrivato il momento di riposarmi un po’.”
Eh, niente. I clienti che Giovanna chiama per nome da anni sono nel panico. Quelli che ordinano qui la torta di compleanno dal 1963 hanno deciso che, per protesta, quest’anno non spegneranno le classiche candeline ma un cero funebre… questo ce lo siamo palesemente inventato ma avete capito la metafora, che Giovanna traduce con amarezza: un locale così “non è qualcosa che si può sostituire facilmente”. Bam. Partono i violini, si abbassano le luci, le vetrinette si appannano e il camion dei traslochi è già pronto a portare in discarica l’arredamento un po’ fané.
Ma dai, siamo a due passi dai Navigli, i nuovi proprietari si inventeranno di sicuro qualcosa: una rivendita di bubble tea… un minimarket con lo zapote nero, il litchi e il platano per fare il patacòn (vi state chiedendo che m**chia eh, vero?)… un negozio di tatuaggi prima che entri in vigore la legge per il contrasto al melanoma (non è uno scherzo!)
Dalla Giovanna… alla Mary di via Marcona
Con il nome sempre rigorosamente preceduto dall’articolo, ecco la nuova pasticceria in zona Dateo – Ventidue Marzo: la Mary, che non è la proprietaria bensì Maria Antonietta, per antonomasia la regina che viveva così lontana dalla realtà da essere in grado di dire: “Se non hanno il pane, che mangino brioche!”. La frase probabilmente non l’ha detta davvero (almeno, in “Lady Oscar” noi non l’abbiamo mai sentita…) ma chi ha pensato a questo riferimento storico per il nome di una pasticceria è un vero genio… e infatti abbiamo deciso di seguire il consiglio di CiboToday e di provarla!
La Mary, dicevamo: nome inglese, pasticceria francese, anima milanese, cuore senegalese. Nasce lo scorso dicembre dall’idea di tre soci, amici da una vita: due milanesi e un pasticcere nato in Senegal e cresciuto professionalmente a Milano. Anche in questo caso il locale è piccolo ma estremamente contemporaneo, con un design internazionale fatto di illustrazioni inglesi e architetto sudafricano. Insomma, delizia per il palato, per gli occhi e per i fan del multietnico.
Dal laboratorio, a qualche via di distanza, non arrivano i classici pasticcini: la produzione è infatti un tripudio di monoporzioni, mini-torte, cheesecake, crostate, caramello, frutti della passione. A colazione viennoiserie seria: croissant, pain suisse, pain au chocolat, cinnamon roll, cruffin. A pranzo quiche, focacce, lievitati salati. Al pomeriggio tè, dolci, e pure un mezzo aperitivo, perché siamo sempre a Milano, uè, non scherziamo. Infatti, i proprietari dichiarano: “Volevamo creare un posto di quartiere curato ma accessibile, che parlasse una lingua internazionale senza perdere il legame con Milano”.
Per forza di cose qui la clientela non è “storica”, anche se – attenzione – non parte da zero visto che l’anima pasticcera è di Laye Dia, che ha alle spalle una solida gavetta in locali cittadini: dal Ristorante Verdi in Piazza Mirabello, zona Brera, dove ha iniziato, passando per la mitica Pasticceria Sissi di Piazza Risorgimento e per il ristorante spagnolo Ba-ba Reeba, da lui aperto in via Corridoni. In zona, quindi, Laye si è già fatto conoscere da un pezzo e l’idea sembra quella che arrivi a conoscerlo anche chi non l’avesse ancora incrociato. “L’idea è crescere con gradualità, ascoltando il quartiere e mantenendo sempre alta la qualità”, dichiara la nuova squadra a CiboToday.
Bignè ne fate?
Ci spiace moltissimo per la signora Giovanna. Davvero. Con lei se ne va un pezzo di Milano che non tornerà… E poi mancavano giusto tre anni per festeggiare il centenario del locale… Però, dai Giovanna, devono lavorare un po’ anche i giovani. E poi – pheega – siamo a Milano, nel 2026, è ora che un’altra pasticceria impregni l’aria di profumi pazzeschi. Un grande in bocca al lupo a Laye e compagnia… e ricordate il grande mantra: impiatta con cura, ma soprattutto fattura!









