Raga, ve ne siete accorti? È Milano Mania! Nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo, quando nel 2019 l’accoppiata Milano-Cortina fu preferita alla svedese Stoccolma-Åre. Eppure, adesso che siamo nel pieno dei Giochi Olimpici Invernali 2026, dai social emerge un’immagine da favola della città. TikTok e Instagram di atleti, giornalisti e turisti sono i primi megafoni di un fenomeno che ci fa sentire splendidi, splendenti e al centro del mondo. Che siano le fontanelle o la gastronomia dei supermercati, i monumenti o la scighera mattutina, la città colpisce e stupisce… e noi ce la tiriamo un casino facendo sempre finta di niente.
Anche noi Milanesi, all’inizio, abbiamo storto il nostro nasino: un’Olimpiade invernale qui?! Dove la neve (quella seria) non si vede da anni?! Certo, qualcuno è andato a ripescare i filmini del Monte Stella ai tempi in cui veniva imbiancato in maniera artificiale per permettere di sciare comodamente a poche fermate di metro, anziché bestemmiare sulla statale per la Valtellina… Guarda, c’era anche Alberto Tomba che vinceva uno slalom… Poi, però, continuava a sembrarci che un’Olimpiade fosse troppo, a partire dalla mole di lavori che richiedeva: un villaggio per gli atleti?! Una nuova arena?! Tutto faceva pensare a un flop, a una figura di m… globale, e l’imbarazzante telecronaca di Petrecca è sembrata proprio la ciliegina su una torta marrone senza cioccolato.

E invece… bidibibidibibù! Magia! Già prima dell’avvio delle gare gli atleti in arrivo da tutto il mondo hanno cominciato a postare foto della mensa al villaggio olimpico, i giornalisti stranieri hanno iniziato a gironzolare per fra bar e monumenti, la torcia olimpica più leggera di sempre (disegnata da Carlo Ratti), la cerimonia d’apertura ha incantato il mondo (Petrecca a parte, ovviamente). Effetto Wow immediato. Vogue America (cioè, presente il Diavolo veste Prada?!) dice che “Milano cattura l’attenzione globale” e si diverte a proporre ideone per scoprire la città che i suoi lettori conoscono solo per la moda: Villa Necchi Campiglio, Museo Bagatti Valsecchi, Pinacoteca Ambrosiana, Pirelli Hangar Bicocca… The Guardian certifica il salto di scala con “oltre un miliardo di interazioni social”, mentre il già tedoforo Snoop Dog fa un salto alla Scala e dichiara “I love it” dall’alto dei suoi dread. Super virali le food review di Ben Richardson, componente del team americano di Curling.
Tutti pazzi per i bar
Ha fatto il giro del mondo anche il servizio di Antonia Mortensen di CNN che fa lo spiegone su come si ordina il caffè al bar in Italia: al banco, rapidi e veloci, acchiappando lo sguardo del barista in maniera quasi esoterica. Niente cappuccino dopo pranzo (che poi, dipende…) e occhio che latte in italiano significa milk, quindi se volete il White milk dite latte, se volete il latte dite latte macchiato. Anche The AmerItalians hanno dedicato un servizio alla differenza fra l’utilizzo del bar in Italia e negli Stati Uniti: saranno incappati nei baristi milanesi che ti lanciano sguardi minacciosi se giri il cucchiaino nella tazzina una volta di troppo, tenendo proditoriamente occupata la sedia.
La più divertente, a nostro avviso, è l’atleta (Maddie in Milan) secondo cui a Milano non si mangiano piatti italiani. Cioè, lei si aspettava carbonara, amatriciana, cacio e pepe… e invece, toh! Qui si mangia un sacco di riso manco fossimo in Cina. Speriamo che nel frattempo qualcuno le abbia spiegato che il risotto giallo è un monumento nazionale quanto la carbonara. Anche Carlo Cracco, tra l’altro, ha dichiarato di confidare nelle Olimpiadi per fare scoprire ai turisti meraviglie come il riso al salto (olimpico già nel nome). Secondo un turista tedesco, peraltro, già i supermercati offrono momenti sublimi: «i reparti di gastronomia sono meglio dei konbini giapponesi». Tutti a googlare konbini! Rischia le botte più volte (ma per ridere) invece l’inviato sportivo di BBC che entra in una serie di pizzerie da asporto chiedendo di mettere l’ananas sul suo trancio. “Rue“, gli hanno detto da Spontini. Come biasimarli.
Top i mezzi pubblici
Sorprendono i mezzi pubblici, definiti efficienti e puntuali. Devin Heroux (CBC) definisce Portello «la fermata della metropolitana che preferisco: bella, pulita e di design», mentre TruthLoveInspire dà il premio a Duomo di “più bella uscita della metro in Europa”. Certo, gli atleti olandesi si sono lamentati un po’ delle biciclette e delle ciclabili… ma va beh, la loro viabilità gioca in un altro campionato. A proposito di viabilità, ci viene in mente la creator digitale canadese @jsbyayouknowme, secondo cui «Qui ogni giorno sembra una mini-vacanza urbana»… Ma sai che lo pensano anche i pendolari sulla Est il lunedì mattina e il venerdì sera, visto il tempo che ci passano?
Momento stupore anche per due pezzi da novanta dell’identità milanese: le vedovelle (le fontane verdi) e la scighera (la nebbia). Jackie Wong, analista pattinaggio artistico, Hong Kong, sostiene che «La nebbia delle 7 rende la città magica». Certo, se non stai arrivando da Lodi e non trovi nemmeno la riga in mezzo la strada. Affascinata dalle fontane, invece, l giornalista americana Alicia Lewis, che dice: «Sembrano draghi verdi. Qui si beve gratis. È incredibile trovare acqua fresca ovunque». Eh già, e pensare che noi le riserviamo per lo più ai cani… Perle ai porci! Continua Alicia: «Mi sento in un altro universo: tram arancioni, cortili nascosti e aperitivi che si allungano all’infinito». Saremmo curiosi di vederla anche in hangover.
La vera riscossa, però, l’ha conosciuta l’Arena Santa Giulia. Sembrava una cattedrale nel deserto destinata a rimanere incompiuta. E invece, ha superato tutti a destra e si è presa pure i complimenti di Jon Cooper, allenatore di hockey, che l’ha definita «fenomenale», e di Luke Fox, scrittore canadese, che l’aveva tanto disprezzata: «Tornato sul posto ho visto un quartiere vivo, in trasformazione, dove architettura e funzionalità si incontrano». Restiamo di stucco pure noi, che da Santa Giulia aspettiamo il miracolo urbano da decenni.








