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Il Comune di Milano punta sull’erba alta: più biodiversità e meno sfalci nei parchi

Le critiche non sono mancate, soprattutto da chi associa l’erba alta a una scarsa manutenzione. Il Comune prova a chiarire il punto: le aree a sfalcio ridotto non sono lasciate al caso.
9 Aprile 2026

A Milano l’erba alta ormai è una scelta definitiva. Dopo due anni di test, il Comune ha deciso di rendere strutturale lo sfalcio ridotto in diverse aree verdi della città. L’obiettivo è chiaro: aumentare la biodiversità e rendere i parchi più resilienti.

Come spiega l’assessora al Verde Elena Grandi, «Ormai siamo usciti dalla fase di sperimentazione e la scelta si è rivelata giusta rispetto alla tutela della biodiversità». I dati raccolti insieme all’Università degli Studi di Milano-Bicocca confermano il trend: nelle zone dove l’erba viene tagliata meno spesso si registra un aumento fino al 60% della biodiversità. «In una città questo è ciò che permette di mantenere un ecosistema che altrimenti andrebbe perduto», aggiunge.

Non solo ambiente

Sicuramente è una scelta green, ma non solo. I prati lasciati crescere aiutano anche a gestire meglio piogge e temperature. Assorbono più acqua durante i temporali e riducono il deflusso, mentre nei periodi di caldo contribuiscono ad abbassare la temperatura percepita.

«Se mettiamo di fianco un prato tagliato e uno a sfalcio ridotto, quello lasciato crescere ha una capacità molto maggiore di assorbire l’acqua e di rilasciare fresco. È un dato concreto», sottolinea l’assessora.

Non tutti però sono convinti. Le critiche non sono mancate, soprattutto da chi associa l’erba alta a una scarsa manutenzione. Il Comune prova a chiarire il punto: le aree a sfalcio ridotto sono progettate e riconoscibili, non lasciate al caso.

«Le proteste ci sono, non lo nego, e a volte sono anche strumentali. Ma credo che le persone stiano capendo sempre di più il senso di questa scelta». La linea è netta: dove non è previsto lo sfalcio ridotto, il verde deve restare curato come sempre. «La differenza deve essere evidente».

Dove si trovano le aree “no sfalci”

Le superfici coinvolte sono quasi raddoppiate rispetto all’inizio: oggi si parla di circa 1,6 milioni di metri quadrati in 94 zone. Le aree interessate includono parchi iconici come il Parco Sempione, i Giardini Indro Montanelli, il Parco Lambro e il Parco delle Cave.

Oltre ai prati anche scarpate, margini e zone meno centrali diventano veri e propri corridoi ecologici.

A coordinare tutto il sistema c’è MM S.p.A., che da ottobre gestisce sia la manutenzione ordinaria sia quella straordinaria, inclusi gli impianti di irrigazione.

«C’è stato un periodo iniziale di rodaggio, ma oggi MM gestisce tutto il sistema. Questo ci consente un controllo più diretto e una gestione più efficiente della risorsa idrica», conclude Grandi.

Che ne pensate, siete pro o contro?

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