Milano è una città che cambia continuamente volto, lo sappiamo bene noi imbruttiti, no? Cambiano i quartieri e cambiano i palazzi. Alcune cose però tentano di resistere al turbinio della modernità: tra queste c’è il dialetto milanese, una lingua urbana che per secoli ha raccontato la vita della città molto prima che l’italiano diventasse davvero la lingua comune del Paese e che purtroppo, oggi, sta scomparendo.
Il milanese appartiene al gruppo dei dialetti lombardi e ha radici antiche, intrecciate con il latino, con le lingue gallo-romanze e con leinfluenze portate dai commerci e dalle dominazioni straniere. Per molto tempo è stato il linguaggio quotidiano dei milanesi, usato nelle botteghe e nei mercati. E alcune parole nate proprio lì hanno finito per uscire dai confini della città. Oggi fanno parte del lessico italiano, oppure vengono riconosciute ovunque, anche da chi non ha mai vissuto a Milano.
Ecco alcune delle più famose.
Panettun
Il panettone è uno dei dolci più conosciuti d’Italia, ma il suo nome nasce direttamente dal milanese panettun. La parola deriva da panett, che in dialetto indica un piccolo pane. Il suffisso accrescitivo trasforma quel pane semplice in qualcosa di più grande e ricco. Secondo la tradizione il dolce nasce proprio a Milano tra Medioevo e Rinascimento, quando nelle feste importanti si preparava un pane speciale arricchito con burro, uova e frutta candita. Con il tempo la parola si italianizza in panettone, ma la radice milanese è evidente. Ancora oggi in città capita di sentirlo chiamare con la pronuncia originale.
Risotto
Anche il risotto, uno dei simboli della cucina italiana, ha un legame forte con il dialetto milanese. La parola italiana deriva dal lombardo risott, che indica proprio il riso cucinato in modo cremoso, mescolato lentamente nel brodo. Milano ha contribuito a diffondere soprattutto la versione più famosa, il risotto allo zafferano, diventato un piatto identitario della città.
Oggi il termine è entrato stabilmente nella lingua italiana e nella cucina internazionale, ma il suo suono conserva ancora qualcosa della parlata lombarda.
Sciura
A Milano basta attraversare una strada del centro per riuscire a sentire ancora qualcuno pronunciare la parola sciura.
Nel dialetto milanese significa semplicemente “signora”, ma con il tempo ha assunto un significato più preciso: indica spesso la signora milanese elegante, un po’ tradizionale, legata alle abitudini del quartiere e ai piccoli rituali quotidiani della città.
Il termine è diventato talmente riconoscibile da essere usato anche fuori da Milano, soprattutto quando si parla con ironia dello stile borghese milanese.
Pirla
Tra le parole milanesi più diffuse c’è senza dubbio pirla. Nel dialetto originario indicava qualcosa che gira, qualcosa che ruota su se stesso. Col tempo ha iniziato a essere usato per descrivere una persona un po’ ingenua o poco sveglia.
Oggi la parola è entrata nel linguaggio informale di tutta Italia. A Milano mantiene una sfumatura particolare: può essere un insulto leggero, ma anche un modo ironico per prendere in giro qualcuno senza cattiveria.
Balordo
L’uso della parola balordo è stato fortemente influenzato dal dialetto milanese. Nel linguaggio lombardo indicava una persona disordinata che vive in modo sregolato. Nel tempo il termine si è diffuso nella lingua nazionale con un significato simile, dipingendo qualcuno di poco affidabile: un tipo strano o combinaguai. È uno di quei casi in cui una parola locale riesce lentamente a entrare nel vocabolario comune.
Meneghino
Infine c’è Meneghino, forse il personaggio più famoso della tradizione milanese. Nasce nel teatro popolare e nella commedia dell’arte, dove rappresenta il servitore milanese schietto e un po’ ironico. Il suo nome deriva probabilmente da Domenico, ma nel tempo diventa il simbolo stesso della città. Ancora oggi “Meneghino” viene usato perindicare qualcosa di tipicamente milanese, dalle tradizioni popolari fino al Carnevale ambrosiano.
Chi scrive lo ammette, “pirla” è probabilmente una delle parole più utilizzate da chi, pur non essendo milanese di nascita, un po’ lo è diventato di cuore, e anche di lingua. Ma anche “balordo” eh: in tempi Sanremesi anche la nostalgia è diventata balorda, perchè si sa, il milanese di suo, un po’ nostalgico lo è, soprattutto quando si allontana dalla sua tanto “amataodiata” città.









