Skip to content
A Milano esiste la Torre Arcobaleno, ma molti non hanno idea da dove arrivi / Spendere per non pensare: cos’è il Doom Spending e perché bisogna farci attenzione / Soho House arriva a Milano: il celebre club per la riccanza aprirà nell’ex Cinema Arti nel 2028 / In Puglia vendono un gelato a 95 euro, Briatore: “Chi lo compra è un cretino” / Occhiali da sole in metropolitana: dichiarazione di stile o massima espressione della milanesità (imbruttita)? / La Francia vieta i social agli under 15: il precedente australiano, però, non è andato benissimo / A Milano arrivano le strade con precedenza alle bici: ecco dove saranno / A Milano sempre più persone si licenziano: oltre 200mila, anche chi ha il posto fisso / Anti-Optimization: l’ultima frontiera del benessere è smettere di tracciarlo / A Riccione c’è un lido dove il lettino costa 4 euro e l’ombrellone è gratis: la scelta rivoluzionaria di Guerrino Ricci / A Milano esiste la Torre Arcobaleno, ma molti non hanno idea da dove arrivi / Spendere per non pensare: cos’è il Doom Spending e perché bisogna farci attenzione / Soho House arriva a Milano: il celebre club per la riccanza aprirà nell’ex Cinema Arti nel 2028 / In Puglia vendono un gelato a 95 euro, Briatore: “Chi lo compra è un cretino” / Occhiali da sole in metropolitana: dichiarazione di stile o massima espressione della milanesità (imbruttita)? / La Francia vieta i social agli under 15: il precedente australiano, però, non è andato benissimo / A Milano arrivano le strade con precedenza alle bici: ecco dove saranno / A Milano sempre più persone si licenziano: oltre 200mila, anche chi ha il posto fisso / Anti-Optimization: l’ultima frontiera del benessere è smettere di tracciarlo / A Riccione c’è un lido dove il lettino costa 4 euro e l’ombrellone è gratis: la scelta rivoluzionaria di Guerrino Ricci
CONDIVIDI:
Link copiato!

Il dialetto sta scomparendo? Ormai lo parla solo una persona su dieci

Secondo l'Istat le lingue locali perdono terreno. In compenso parliamo più lingue straniere (sì, ma di merda)
24 Febbraio 2026

In questa seconda metà degli Anni Venti-Venti i dialetti sono un po’ come i panda e i lupi negli Anni Ottanta: in piena estinzione. Li parlano i nonni non troppo giovani (la Hunziker, ad esempio, non ce la immaginiamo proprio), li evocano i meme, ci escono quando abbiamo le palle girate. Ma in generale, nelle nostre case, giorno dopo giorno spariscono. Mai che succeda con la polvere!

I boomer e molti Gen X italiani sono cresciuti praticamente bilingui: quand’erano bambini molti genitori usavano il dialetto fra di loro e l’italiano con i figli. Quando usavano il dialetto con i figli di solito erano ca**i. Poi gli stessi bambini andavano a scuola, dove l’italiano veniva usato dai maestri e da pochi compagni, anche perché c’erano i bambini che arrivavano da altre regioni che capivano il loro dialetto d’origine ma non quello locale. L’italiano però era decisamente imbevuto di dialetto, sia nell’inflessione, sia nelle parole che a volte venivano prese dal dialetto direttamente.

Oggi no. Oggi abbiamo uno slang fatto per lo più di italiano, molte parole che arrivano dall’inglese che massacriamo senza pietà e usiamo a volte senza criterio (noi imbruttiti siamo grandi professionisti) alcune parole che arrivano dal dialetto locale ma di cui abbiamo perso il senso. Quando diciamo “schiscetta“, ad esempio, pensiamo giustamente al pranzo portato da casa… ma il senso della parola non lo conosciamo (dai, ve lo dico: “schisciare” significa “schiacciare, pigiare”, quindi la schiscetta è quella cosa che avete pigiato nel suo contenitore mentre avevate ancora un occhio chiuso e che vi ritrovate tutta schiacciata da mangiare qualche ora dopo).

Capiamo meglio con i dati

Se non ci credete, chiedete all’Istat che fa ballare i numeri come voi fate bala’ l’oeucc: in poco meno di quarant’anni l’uso esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia è crollato dal 32% del 1988 al 9,6% del 2024. Significa che solo una persona su dieci parla soprattutto dialetto tra le mura domestiche. E appena il 2,3% lo usa in tutti i contesti della vita quotidiana. Nel frattempo avanza l’italiano, che ormai domina la scena. Quasi una persona su due (48,4%) parla solo o prevalentemente italiano sia in famiglia, sia con amici ed estranei. Con gli sconosciuti poi non c’è partita: l’82,6% usa l’italiano, mentre il dialetto precipita al 2,6%. A meno che non partiate in ritardo al verde: allora sentirete tutti i dialetti del mondo!

E mentre ci dimentichiamo il dialetto, facciamo i fighi con le lingue straniere: sette italiani su dieci dichiarano di conoscerne almeno una. L’inglese è in testa (58,6%), seguito da francese (33,7%) e spagnolo (16,9%). Peccato per il livello: oltre metà dichiara una conoscenza “basic”… e in effetti quando andiamo all’estero ci sgamano subito fra grasse risate. Shish. E proprio all’estero viviamo il paradosso, perché i madrelingua spesso hanno cadenze dialettali tutte loro: quindi, a casa abbiamo abbandonato il bergamasco ma in Gran Bretagna ci ritroviamo alle prese con lo scozzese stretto o con le lunghissime parole gallesi. E hai voglia a tentare di spiegare che “de chet is on de teibol…

Comunque, da quando l’Istat se n’è uscita con questa notizia è stato tutto un fiorire di interviste a linguisti ed esperti… E a voi che siete sempre in sbatti abbiamo preparato un riassuntino perfetto per chiacchiere da aperitivo, in dialetto o in finlandese fate voi. Marina Calogera Castiglione, intervistata dall’Huffington Post, spiega che il dialetto non è sparito: si è trasformato. Vive sui social, nei meme, nelle canzoni trap, negli sketch comici. Secondo la sociolinguista, “i linguaggi artistici, i meme, i campi di calcio, i social sono pregni di dialettalità, come se l’italiano, burocratico e inerte, non avesse la forza per assumere funzioni espressive e simboliche”. Ed è spesso un dialetto più scritto che parlato, di cui si fa: “un recupero nostalgico e/o identitario, a volte persino ideologico”.

Sarà. Forse la verità è che, in certe situazioni, poche cose rendono giustizia come la parola “Pirla!” gridata a squarciagola. Conferma la nostra teoria Giovanni Ruffino, dialettologo intervistato sempre da HP, non esistono più “monolingui dialettofoni”: si cambia codice in continuazione, soprattutto “nei momenti di rabbia e in contesti affettivi”.

Paolo D’Achille, presidente dell’Accademia della Crusca intervistato dal TGCom24, invita tutti a stare chill (che l’Accademia ha riconosciuto come “parola giovanile” del 2025). “I dialetti non scompariranno”, anche se “sono destinati a cambiare“, immagina, “La diffusione dell’italiano a discapito dei dialetti è una tendenza netta cominciata con la nascita dello Stato nazionale”… Insomma, niente di nuovo, anche se la velocità è diversa: Napoli e Firenze resistono, Milano perde terreno… D’altronde, si sa, a Milano non trovi un milanese: solo imbruttiti.

CONDIVIDI:
Link copiato!