La lingua di LinkedIn non esiste davvero. Non è codificata, non è stata inventata da qualcuno a tavolino, eppure basta aprire il feed per riconoscerla subito. È quel mix di entusiasmo forzato, storytelling aziendale e positività un po’ sopra le righe che trasforma qualsiasi cosa – una promozione, un fallimento, perfino un licenziamento – in una specie di mini speech motivazionale. Vero o no?
Come è nata la “lingua” di LinkedIn
Negli anni LinkedIn è passato dall’essere una piattaforma per cercare lavoro a una sorta di social parallelo, dove il lavoro diventa contenuto. E come ogni social che si rispetti, si è costruito un suo linguaggio. Parliamo proprio di un tono iper-aziendale, sempre sul pezzo, sempre performativo. Tutto è “sfida”, “opportunità”, “crescita”. Anche quando palesemente non lo è.
Ne esce fuori, quindi, una lingua a tratti involontariamente comica, perché spesso sembra più interessata a raccontare quanto siamo resilienti che a dire davvero cosa è successo.
Kagi Translate e la modalità “LinkedIn Speak”
Ed è qui che entra in scena Kagi Translate. La piattaforma, lanciata nel 2024 dal motore di ricerca Kagi, ha introdotto una modalità chiamata “LinkedIn Speak” che fa esattamente questo: prende un testo semplice, una roba qualsiasi scritta da noi, e lo trasforma in un perfetto post da feed corporate. Funziona con diverse lingue, italiano compreso, e il risultato è così realistico da sembrare preso pari pari da LinkedIn. Onestamente? Fa molto ridere. Proviamo!
Da 0 a cento in un secondo
Per capire il livello, basta un esempio. Scriviamo: “Mi fa cagare il mio lavoro“, una roba molto imbruttita. Ed ecco cosa ci traduce Kagi (in inglese eh, ma ci vuole un attimo per convertirla in italiano):
Attualmente sto esplorando nuove opportunità che meglio si allineino alla mia crescita professionale e alle mie passioni, sono alla ricerca di una sfida più appagante in cui possa davvero fare la differenza.
Vabbè, amiamo!
Proviamone un altro: “Il mio lavoro e i miei colleghi mi fanno davvero schifo“. Dai Kagi, facci volare:
Pur avendo acquisito una prospettiva unica nel mio ruolo attuale, desidero passare a un ambiente con una cultura più sinergica e a un team che promuova davvero l’eccellenza collaborativa.
Ormai ci abbiamo preso gusto, proviamo qualcosa di ancora più hardcore.
“Mi stanno tutti sul caz*o“. Ecco come diventa, per Kagi, nel linguaggio di Linkedin.
Attualmente sto rivalutando la mia cerchia professionale per garantire un maggiore allineamento con i miei valori fondamentali e la mia visione strategica a lungo termine.
Stiamo amando.
Una trovata virale
Al di là della risata (che parte abbastanza spontanea), il successo di questa funzione dice qualcosa di interessante: quella lingua esiste davvero, anche se nessuno l’ha mai ufficializzata. È riconoscibile, replicabile e, a quanto pare, anche facilmente automatizzabile.
Dal punto di vista pratico serve a poco, a meno che non abbiate deciso di fare sul serio con i post motivazionali. Ma come operazione è geniale: Kagi è riuscita a intercettare una dinamica che tutti notano ma pochi sanno spiegare, trasformandola in una feature virale.
E alla fine la domanda resta una: stiamo parlando su LinkedIn… o stiamo recitando?









