Dormire un’ora in meno a marzo, litigare con sveglie e ritmi sballati, e poi rifarlo al contrario in autunno. Il cambio dell’ora è uno di quei piccoli traumi collettivi a cui siamo abituati da sempre, vero o no? Ma ora qualcosa potrebbe davvero cambiare: dopo anni e anni di discorsi, in Italia è partito l’iter per valutare l’introduzione dell’ora legale permanente. Sbeeem!
La X Commissione della Camera (Attività produttive, Commercio e Turismo) ha dato il via a un’indagine conoscitiva per capire se ha senso dire addio, una volta per tutte, al doppio orario stagionale.
Ora legale permanente in Italia: cosa sta succedendo
Non è ancora una decisione definitiva, ma è un primo passo concreto. L’obiettivo è chiaro: capire se tenere l’ora legale tutto l’anno porterebbe benefici reali — economici, energetici e anche organizzativi.
Nel documento approvato si legge che «appare opportuno promuovere un’indagine conoscitiva per valutare in modo oggettivo gli impatti dell’ora legale permanente sul territorio nazionale». L’indagine ovviamente coinvolgerà gli espertoni: enti di ricerca, associazioni di categoria, consumatori, per mettere insieme un quadro completo su pro e contro. E sì, si valuterà anche una possibile fase di sperimentazione. Figata.
Il tema non è nuovo (anzi)
Come vi abbiamo detto, il discorso non è certo nuovo. Tutto parte da una consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea nel 2018: hanno partecipato 4,6 milioni di cittadini e l’84% si è detto favorevole all’abolizione del cambio dell’ora.
Nel 2019 il Parlamento Europeo aveva anche approvato una proposta per lasciare ai singoli Stati la scelta tra ora legale o solare permanente. Poi però è arrivato il caos: pandemia, disaccordi tra Paesi e tutto si è arenato.
E il problema è proprio questo: la decisione non può essere completamente individuale. Se ogni Stato facesse di testa sua, in Europa ci ritroveremmo con un fuso orario “a macchia di leopardo”. Un delirio, soprattutto per trasporti, economia e logistica.
I numeri: quanto si risparmia davvero
Qui viene il punto interessante. Perché non è solo una questione di abitudine o di sonno.
Secondo i dati di Terna, tra il 2004 e il 2025 l’ora legale ha permesso in Italia un risparmio di oltre 12 miliardi di kWh di energia elettrica e circa 2,3 miliardi di euro risparmiati per i cittadini
E non finisce qui.
Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale, l’ora legale contribuisce a ridurre le emissioni di CO₂ tra le 160.000 e le 200.000 tonnellate all’anno. Per capirci: è come piantare milioni di alberi.
Perché si parla di abolire il cambio dell’ora
L’idea è semplice: eliminare il cambio stagionale e mantenere un unico orario tutto l’anno.
I vantaggi principali sul tavolo sono: meno consumi energetici, meno impatto ambientale, maggiore stabilità nei ritmi quotidiani, benefici per produttività e organizzazione.
Ma ovviamente non è tutto così lineare. Ci sono anche aspetti da valutare, come l’impatto su alcuni settori (trasporti, agricoltura, lavoro) e sulle abitudini delle persone.
Per questo nel documento si sottolinea che «la decisione finale non può prescindere da una visione complessiva che tenga conto della sostenibilità energetica e della competitività economica».
Cosa succede adesso
Il prossimo step sono le audizioni: verranno ascoltati rappresentanti istituzionali, autorità indipendenti, esperti, associazioni di categoria e dei consumatori. E cioè tutti quelli che possono dire la loro su come cambierebbe davvero la vita (e il business) con l’ora legale permanente.
L’indagine si concluderà entro il 30 giugno, e solo dopo si capirà se si passerà a una fase più concreta.
Quindi: diremo davvero addio al cambio dell’ora?
Per ora no. Ma per la prima volta dopo anni, il tema è tornato sul tavolo in modo serio.









