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AAA coerenza cercasi: le bugie che scriviamo nei nostri curriculum

Ahimè, i tempi dei Sonohra e delle Winx alla tv prima di correre a scuola sono finiti da un pezzo. Prima per i meno abbienti, più tardi per quelli con la mamma direttrice di banca, l’ora di tirarsi su le maniche e andare a cercare lavoro arriva per tutti. Solo dopo aver aspettato invano la […]

Ahimè, i tempi dei Sonohra e delle Winx alla tv prima di correre a scuola sono finiti da un pezzo. Prima per i meno abbienti, più tardi per quelli con la mamma direttrice di banca, l’ora di tirarsi su le maniche e andare a cercare lavoro arriva per tutti. Solo dopo aver aspettato invano la morte di qualche zio lontano che lasciasse nel testamento parte del Madagascar, ci si decide a scrivere il proprio curriculum vitae e magari sperare di essere assunti. E al pari delle parole di Pamela Prati sul suo matrimonio, chiunque ha sempre cercato di ingigantire le proprie competenze o inventarsi esperienze lavorative pur di far colpo. Tipo:

ESPERIENZE LAVORATIVE
Dopo aver constatato di non aver fatto una benamata minchia fino ai venti e passa anni, si passa in rassegna ogni giorno della vita, dal momento della meiosi fino a quello del primo bollettino in posta pagato senza l’aiuto della mamma. Risultato: far credere che sapersi sbucciare una mela possa rientrare come stage curriculare presso Valfrutta – l’incompetenza di prima mano. E quando poi, finalmente, si trova qualcosa che possa essere lontanamente riconosciuto come prestazione lavorativa, allora lì la si decanta come se fosse un’impresa d’Achille: Ho maturato esperienza come connaisseur degli interessi quanto dei piaceri della clientela, sapendo divincolarmi egregiamente in spazi angusti, organizzando gerarchicamente al meglio gli ordini conformandoli alle esigenze tempistiche dei miei colleghi. Uguale: ho fatto il cameriere.

PERCORSO FORMATIVO
Per quanto concerne gli studi, beh, c’è poco da dire: elementari, medie, superiori e – magari – università in corso (molto più probabilmente fuoricorsol’importante è aver partecipato all’università. Qualora il voto sia stato 110 cum laude, allora si procede alla descrizione anche dei minimi complimenti ricevuti in sede di proclamazione: Premiato come miglior studente degli ultimi 518 anni. E magari al prossimo mettiamo anche di aver accompagnato Platone nella caverna perché non si sa mai.

CONOSCENZE PERSONALI
L’unica voce che rimane per ingigantire la propria persona rimane quella delle conoscenze personali. Da che forse, ma dico forse, sappiamo aprire Paint e una pagina Word, sul curriculum ci presentiamo come amministratore delegato di Google o portavoce di Bill Gates. Inutile dire che finiremmo come Kelly Rowland nel suo video musicale: arrabbiata perché non riceveva risposta a un messaggio, avendolo scritto lei stessa su Excel. Ma l’apoteosi la raggiungiamo nelle conoscenze linguistiche: lì, Olga Fernando scansate proprio. Probabilmente fermi al classico the cat is on the table, azzardiamo una conoscenza dell’inglese parlato livello C1 perché una volta nel 2003 abbiamo visto Grey’s Anatomy in lingua originale ché non funzionavano i sottotitoli. Solitamente aggiungiamo qualche accenno allo spagnolo per quella vacanza a Salamanca di otto anni fa o dell’arabo perché comunque quando andiamo a prendere il kebab sappiamo perfettamente che Ahmed non ci sta inveendo contro ma chiedendo se vogliamo o meno la maionese.

CAPACITÀ ORGANIZZATIVE E LAVORATIVE
Non riuscendo a organizzare una grigliata di Pasquetta manco se aiutati da Enzo Miccio, nel curriculum siamo come gli svizzeri: precisi, preventivi e perfezionisti (manca la p per pirla ma sarebbe un auto-sabotaggio). Ma la parte migliore rimane, per antonomasia, saper lavorare in team. E allora, sul curriculum scriviamo: Ottima predisposizione alla critica, sempre disponibile a mettersi in gioco, e poi nella vita reale se una persona a caso osa dirci Senti, per me stai sbagliando qualcosa, dovresti fare così, allora noi subito: Prima di tutto chi cazzo ti ha chiesto qualcosa? Poi io sono perfetto, ne dubito fortemente invidioso di merda.

Alla fine, anche saper scrivere un curriculum dovrebbe essere un’esperienza lavorativa, perché è un lavoro duro, durissimo e siamo in ferie da troppo tempo.

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