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Se tra i buoni propositi di settembre avete segnato obiettivi come "Non rimandare gli impegni sempre a domani", "Riuscire a fare più cose durante il giorno", "Non perdere tempo in faccende inutili", questo articolo fa decisamente per voi. Esiste un metodo, infatti, che consente a chi lo segue di aumentare la produttività risparmiando al contempo un botto di tempo. Figo, no? Il metodo in questione si chiama Scrum, è nato nel settore dello sviluppo software ed è stato poi coniugato anche nella vita quotidiana.

Visto che non vogliamo dire cazzate, abbiamo chiesto a un esperto di guidarci al meglio all'interno di questo metodo, per capire se anche noi possiamo metterlo in pratica e dare una svolta alla nostra vita. Ma partiamo dalla base: cusa l'è di preciso il metodo Scrum? "Il metodo di lavoro Scrum è stato messo a punto negli anni 80 da Jeff Sutherland nell’ambito della produzione di software", ci ha confermato Daniela Faggion, giornalista ed esperta di organizzazione e time management. "Deve il suo nome alla mischia con cui una squadra di rugby riesce a tenere e a portare la palla verso la meta. Già da questo si può comprendere come sia 1. un metodo che dimostra al massimo la sua efficacia quando viene utilizzata da gruppi di lavoro (meglio di sette, massimo di nove); 2. una modalità organizzativa tosta, che aiuta davvero chi ha voglia di farsi il mazzo, in modo sano". Una roba da Imbruttiti, insomma. Ci piace. Ma andiamo avanti.

"In estrema sintesi: dopo aver definito le specifiche fondamentali di un progetto e i compiti di ogni membro del gruppo, ognuno si mette a lavorare per la sua parte. No progetti a cascata, no presentazioni carine in PPT di risultati teorici, no riunioni fiume con gente che non deve occuparsi veramente del progetto. Ogni settimana, massimo due, il gruppo si ritrova e ognuno racconta quello che è riuscito a fare: quali sono stati risultati, difficoltà, ostacoli. Il responsabile del gruppo (il capo, che mai come in questo caso deve essere un vero leader e non un incapace messo lì da qualcuno) deve occuparsi di rimuovere ciò che impedisce di ottenere il risultato e 'fluidificare' il lavoro di tutti".

Il metodo Scrum, quindi, dà il suo meglio in ambito professionale. Se siete a capo di un'azienda prendete spunto, che magari vi svoltiamo la vita. "Scrum è il metodo perfetto per stanare gli imboscati o i cazzari da riunione", ci spiega Faggion, convincendoci ancora di più che lo Scrum stia all'Imbruttito come lo zafferano al risotto. "Fa risparmiare tempo e denaro perché adatta i progetti alla realtà, non viceversa. Il problema dei progetti vecchio stile (che però tuttora impazzano) è che sono estremamente teorici: i gruppi di lavoro fanno di tutto per rispettare leziosi piani su carta e finiscono per abbozzare quando si accorgono che qualcosa non torna rispetto alla teoria; a volte, addirittura, nessuno si accorge delle magagne perché la catena di sviluppo è troppo lunga, quindi solo alla fine ci si rende conto che il tutto non sta in piedi e si sforano tempi e budget. Come Scrum questo non succede perché il lavoro viene verificato in concreto molto spesso e non si aspetta di avere il prodotto finito perfetto da presentare al cliente: lo si testa e lo si aggiusta di volta in volta".

Fermi tutti, però. Il metodo Scrum non si presta solamente all'ambito lavorativo, ma anche alla vita quotidiana, come ci conferma Daniela Faggion. "Sutherland - che fra le altre cose è un ex militare reduce del Vietnam - racconta come sua moglie utilizzi il metodo Scrum per verificare che lui svolga le faccende domestiche nel weekend. In generale, è un’ottima spinta a partire e a non aver paura di sbagliare. Non esiste un metodo assoluto per fare le cose: solo agendo in divenire possiamo capire come arrivare alla meta".

E se proprio il metodo Scrum non vi entra in testa, esistono comunque numerosi accorgimenti per fare di più in meno tempo. Prima di tutto, abolire distrazioni e rotture di balle. "Spegniamo il telefono, stacchiamo i social e le email, evitiamo le riunioni",ci consiglia Daniela Faggion. "Se non possiamo o non riusciamo a essere così drastici, preserviamo almeno alcune fasce orarie in cui questo possa accadere. Siamo ormai abituati a reagire agli stimoli anziché a far lavorare il cervello, avvelenato ormai da una presunzione di reperibilità h24. Mentre immaginiamo di sembrare performanti, l’effetto percepito è che non abbiamo cose più importanti da fare". Severa ma giusta.

 


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