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Con lo smart working risparmiamo 61 minuti al giorno (che però dedichiamo sempre al lavoro)

Da una nuova ricerca è emerso che un quarto dei lavoratori intervistati lascerebbe o inizierebbe a cercare un altro lavoro se fosse costretto a tornare fisso in ufficio.

Il 17 maggio si è celebrato il Work From Home Day, ricorrenza istituita per omaggiare quei giorni in cui i dipendenti hanno l’opportunità di lavorare da casa, evitando il pendolarismo e riuscendo a ottenere una serie di vantaggi che si riflettono soprattutto sulla qualità della vita. Una roba che dalla pandemia in poi, abbiamo imparato quasi tutti a conoscere. Lavorare da casa qualche giorno alla settimana fa bene, l’abbiamo già detto: è stato appurato che porti benefici sia ai datori dilavoro sia ai dipendenti, permetta di risparmiare sui costi dell’ufficio, aiuti a ridurre il traffico e offra la possibilità di gestire i carichi di lavoro in modo efficace e produttivo. Top. Non dimentichiamo, poi, che è uno strumento molto utile per i lavoratori che stanno attraversando difficoltà temporanee nell’assistenza – per esempio – ai familiari fragili. Da una nuova ricerca del National Bureau of Economic Research, riportata recentemente da Euronews, è emerso che i lavoratori italiani, grazie allo smart working, risparmiano ben 61 minuti al giorno. Voi ve ne eravate accorti? Ebbene, lo studio ha scoperto anche cosa facciamo di questi comodi minuti risparmiati. Provate a indovinare.

Il 31% del tempo guadagnato lo sfruttiamo per riposare. Ci sta. Il 15% degli intervistati lo dedica al caregiving, mentre il 34% lo spende ancora per il lavoro principale o per un secondo lavoro. Figa che dedizione. Ovviamente le percentuali cambiano se il lavoratore ha dei figli: le donne con bambini più piccoli di 14 anni hanno dichiarato di aver dedicato alla cura dei figli 11,4 minuti in più del loro tempo. Sempre dalla stessa ricerca emerge un altro dato significativo, specchio di questa fase post Covid: un quarto dei lavoratori intervistati ha dichiarato che lascerebbe o inizierebbe a cercare un altro lavoro se fosse costretto a tornare sul posto di lavoro 5 giorni alla settimana. Traduzione: siamo rasi dell’office.

Più in generale, come confermano anche i dati del VI Rapporto Censis-Eudaimon, il 71,8% degli occupati italiani intervistati ritiene che lo smart working non faccia lavorare meno e questo lo pensa sia chi ha avuto esperienze di lavoro da casa, sia chi non ne ha avute. Un elemento utile, quindi, per molte aziende ancora scettiche (o addirittura contrarie) nei confronti del lavoro agile, perché convinte che i dipendenti siano meno produttivi rispetto al lavoro in presenza. Cazzata, dai. Bisogna accettarlo, anche perché la gente che lavora da casa (totalmente o parzialmente) con la pandemia è aumentata parecchio. Stando alle elaborazioni Censis sui dati Istat, gli smart worker erano 1.053.000 nel 2019 e sono saliti a oltre 3 milioni nel 2020. Oggi sono scesi a circa 2,7 milioni, comunque molto di più rispetto al periodo pre Covid.

Secondo Daniela Ivaldi, Sales Manager di Eudaimon “lo smartworking è sicuramente una opportunità per le aziende per andare incontro a bisogni e istanze dei propri lavoratori”. E no, non è vero che chi lavora da casa lavora meno, anzi: “una realtà lavorativa che si prende cura dei dipendenti tendenzialmente migliora l’engagement e i lavoratori che sentono vicina la propria azienda lavorano meglio e producono di più a prescindere da dove si trovano fisicamente. Più in generale il tempo è una risorsa spesso scarsa e la sua gestione è sempre più importante per i lavoratori. Ci sono momenti belli, come l’arrivo di un nuovo componente della famiglia, o più difficili, come la gestione di situazioni legate all’età o alla salute dei parenti, dove un corretto bilanciamento fra vita lavorativa e privata è ancor più importante. La capacità da parte delle aziende di intercettare bisogni specifici, anche in momenti particolari, e di garantire suddetto bilanciamento è decisivo”.

Niente da aggiungere.

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