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Occhi gonfi, gobba e ansia: ecco come potrebbe trasformarci lo smart working tra 70 anni

Furniture At Work, azienda specializzata in mobili da ufficio, ha rivelato come potrebbero diventare gli smart worker entro il 2100. E no, non è una bella immagine.

Bene ma non benissimo. Nonostante la maggior parte delle persone sia tornata a lavorare in ufficio, c’è ancora un botto di gente in smart working. Ci sta: a molti piace, perché in questo modo si risparmiano soldi e si riesce ad avere un migliore equilibrio tra vita professionale e privata. Peccato, però, che uno smart working scorretto potrebbe alla lunga avere conseguenze inquietanti: Furniture At Work (foto in cover), azienda specializzata in mobili da ufficio, ha rivelato come potrebbero diventare gli smart worker entro il 2100. E no, non è una bella immagine.

Certo, c’è da dire che l’azienda si occupa di mobili da ufficio, quindi è un po’ di parte. Però i risultati sono comunque interessanti: la modella generata da Furniture At Work, soprannominata Anna, ha la gobba, gli occhi scuri e gonfi e le mani simili ad artigli a causa del lavoro da casa. “Anna mostra molti effetti fisici derivati dall’uso della tecnologia, dell’esposizione allo schermo e di una postura scorretta, inoltre evidenzia potenziali problemi di salute mentale”, hanno affermato dall’azienda. Eh sì, bene bene non sta, si vede.

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@Forniture at Work

Il team ha creato Anna a seguito di una ricerca dell’Università di Leeds, in Inghilterra, che ha scoperto che un terzo degli impiegati del Regno Unito non ha uno spazio di lavoro dedicato a casa. “Per visualizzare gli effetti della mancanza di un posto di lavoro adeguato nella propria abitazione, Furniture At Work ha utilizzato la ricerca scientifica e ha collaborato con esperti sanitari per rivelare come potrebbe essere il lavoratore remoto del futuro“, hanno spiegato. Lavorare seduta sul letto ha messo Anna a dura prova, tanto da averle fatto venire la gobba, mentre fissare uno schermo tutto il giorno le ha fatto venire gli occhi rossi e gonfi. Non per fare body shaming eh, ma non sembra se la passi benissimo.

Le lunghe ore trascorse con la mano sul mouse hanno fatto arricciare le sue dita in un artiglio permanente. È anche vittima dell’aumento di peso, di un sistema immunitario debole a causa dell’aria fresca insufficiente, dell’ansia e della depressione. Figa che disastro! Il messaggio dietro a questo modello del futuro non è tanto “tornate in ufficio” quanto “se lavorate da casa, organizzatevi al meglio”. Brian Clark, fondatore di United Medical Education, ha dichiarato: “I lavoratori a distanza dovrebbero fare pause regolari per allungare e muovere il proprio corpo per evitare dolori alla schiena e al collo”. La creazione di uno spazio di lavoro con mobili ergonomici – ha continuato il Clark – è importante anche per “stabilire confini chiari tra lavoro e tempo personale”.

Sarah Gibson, direttrice di Proactive Healthcare, raccomanda invece di seguire la regola 20-20-20, “un ottimo modo per prendersi cura dei propri occhi se si trascorrono lunghi periodi a fissare gli schermi. Distogli lo sguardo dallo schermo ogni 20 minuti per 20 secondi e concentrati su qualcosa a 20 piedi di distanza. Quando possibile, insomma, meglio sistemarsi a casa scrivania, poltrona seria, lucine giuste e tutto il necessario per non devastarsi. E soprattutto per non ritrovarsi come Anna, fra 70 anni.

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