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Editorial
sansiro11

Il 16 settembre sarà il big day del calcio milanese: a San Siro si attende il derby Inter-Milan con la stessa impazienza di quando si è in fila in macchina lungo la cerchia e la stessa rivalità per guadagnarsi un parcheggio. Ma quante stracittadine ci saranno ancora alla Scala del Calcio? Se infatti ognuna delle due squadre considera San Siro la propria casa, è da un po’ che questa condivisione degli spazi tra conquilini è diventata sempre più tesa. Come si è passati però da un progetto comune con una Cattedrale e una Cittadella dello Sport - oltre allo struggimento vero di chi pensava di vedere San Siro demolito - a tre possibili stadi nell’area metropolitana di Milano? Mettiamoci comodi perché il thread delle mail tra Milan-Inter e Comune è lungo.

Tutto parte dalla necessità di una ventata di aria fresca per il Meazza, che inizia a sembrare un po’ vecchiotto rispetto agli stadi moderni europei. Inaugurato nel 1926 e con un paio di grandi ristrutturazioni all’attivo, la più evidente il terzo anello finito nel 1990, è da troppo tempo che lo stadio salta l’appuntamento con la sua remise en forme. A inizio 2019 Inter e Milan si guardano in faccia insieme al Comune, una situazione tipo il meme dei tre Spiderman nella stessa stanza, e partono le proposte per un Extreme Make Over Stadio Edition

Sono due i grandi progetti che arrivano allo scontro finale: il primo è quello dello studio Populous, che ha un CV da paura. Loro le menti dietro il nuovo Wembley, lo stadio Da Luz e quello del Tottenham. Quindi cosa propone il Pop? Mega arena rettangolare rivestita di vetri e luci che vuole richiamare le guglie del Duomo. Che fa sempre piacere. Previste anche zone commerciali, sky box o palchetti vip che dir si voglia, e una parte dedicata all’intrattenimento che occuperà lo spazio lasciato libero dalla demolizione del Meazza. Chiudono il project due torri: una per gli uffici e un'altra più bassa destinata a un albergo. Dal desk al campo in tempo zero. Mica male.

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Il progetto numero due è di Manica-Cmr Sportium consorzio italoamericano che ha costruito principalmente in Cina. La proposta è quella di un’arena più classica con due anelli che si incrociano e si uniscono. Non può mancare un distretto extra-stadio con tre torri, ma soprattutto viene pensato di riutilizzare il manto di San Siro come nuovo spazio verde dove poter giocare. Figata. I colori dell’impianto cambieranno a seconda della squadra in campo e cherry on top la facciata esterna con oltre sedicimila pannelli coi volti dei tifosi di Milan e Inter. Roba da non riprendersi per le prossime 20 generazioni ogni volta che vedi la tua foto.

stadiomilan.jpg

Ma qui le cose si complicano. Il Comune fa un po’ la parte della zia al matrimonio, che vuole la felicità degli sposi, ma mette anche il becco su tutto e aggiunge al tavolo già pieno di idee due proposte di ristrutturazione del Meazza. Lo studio Aceti propone di demolire il terzo anello e usare le torri per realizzare una galleria panoramica in quota, all’interno servizi commerciali polifunzionali che vanno dai ristoranti ai campi di calcio a 5 o basket. Lo studio JMA propone sempre di abbattere il terzo anello (povero, non piace proprio a nessuno), ma anche le torri, rivestendo le balaustre esterne delle rampe con lamine di alluminio e costruendo una nuova copertura a diamante. Ulteriore plus? L’abbassamento del terreno di gioco di circa 2,2 metri per avere un anello zero, ossia 3mila posti a bordo campo che porterebbe a 9.500 i posti premium.

I due club però bocciano entrambe le idee con la stessa cattiveria dei prof al liceo, e dopo la forzata pausa di riflessione del 2020 si arriva a dicembre 2021 con Inter e Milan che danno il benvenuto alla Cattedrale, il progetto di Pop, come al nuovo stadio di Milano. Finalmente questa unione sa’ da fare. O forse no? Quando tutto sembra andare bene infatti arriva una voce fuori campo che annuncia l’inizio degli Hunger Games. Eh sì perché dal momento in cui i due club trovano un accordo ne succedono di ogni. Dalle proteste degli ambientalisti, alle lungaggini burocratiche, alle richieste di revisione del progetto, alla volontà di tenere San Siro a tutti i costi. Tra false partenze e passi falsi che continuano ad allungare i tempi, non sorprende che da entrambe le parti si sia iniziato a sclerare male. E che rossoneri e nerazzurri abbiano iniziato a guardarsi intorno per cercare soluzioni fuori zona come Sesto San Giovanni, Segrate e San Donato. A fine 2022 per quieto vivere, ma decisamente infastiditi, il presidente del Milan Scaroni e l’Ad dell’Inter Antonello, continuano a insistere su uno stadio in condivisione e portano un nuovo progetto a Palazzo Marino con le modifiche richieste sulle volumetrie e sulla riqualificazione dell’area urbana, sperando di sbloccare anche gli ultimi vincoli e il calendario lavori. L’idea è avere un nuovo impianto in 5 anni. Bella idea. Che però resta tale. A rialzare un vespaio è Vittorio Sgarbi, neosottosegretario alla Cultura che tranchant come solo lui sa essere ha dichiarato: "Il Meazza non si tocca, lo dice la legge. Servirebbe una decisione del Ministero per dire abbattetelo e non arriverà mai".

Quindi? Il 2023 che doveva essere l’anno dello stadio diventa quello in cui tutto cade come una torre del Jenga. Gerry Cardinale che nel mentre di tutto sto teatrino è diventato il nuovo proprietario del club rossonero ha la pazienza tipica americana (cioè meno di zero) e ha già iniziato a muoversi per conto suo guardando a un possibile accordo con il comune di Sesto San Giovanni per l’area ex Falck e a San Donato. A marzo 2023 il Gerry incontra il sindaco Sala in quella che sembra la finale di scacchi tra Fisher e Spasskij. Il patron rossonero rende noto l’interesse del Milan anche per La Maura, mentre il primo cittadino chiede una decisione chiara soprattutto per l’eventuale rinuncia formale a San Siro. Nel frattempo l’Inter, che non intende restare con il cerino in mano, manda una lettera firmata, protocollata e con bolla papale al Comune sottolineando l’urgenza di avere risposte chiare e certe sul progetto Cattedrale, ancora in piedi, ma sempre più scricchiolante tipo ghiaccio fino.

Ma cosa sarebbe la vita senza un colpo di scena? Anche se questo onestamente lo si vedeva lontano un chilometro. A maggio 2023 la Soprintendenza di Milano ritorna sul vincolo storico dello stadio che implica un nuovo dossier con le richieste del Comune e la preparazione di un progetto esecutivo che dovrà mantenere le rampe del secondo anello, sulle quali scatterà il vincolo storico dopo 70 anni di vita (costruite nel 1955 festeggeranno i 70 nel 2025). Opzione B andare altrove. Dal momento che ormai anche i sassi hanno capito che Inter e Milan non vogliono ristrutturare San Siro, ma avere uno stadio nuovo, la scelta è quasi scontata. Lato rossoneri sfumata l’opzione La Maura è partito il progetto San Donato e chi si rivede? Lo studio Manica, quello delle foto dei tifosi in facciata, che insieme a CAA Icon e Tim Romani lavoreranno per costruire la nuova casa rossonera da 70 mila posti nell’area di San Francesco. Il trio delle meraviglie ha già collaborato ad altri progetti, tra cui il Chase Center di San Francisco, nuova casa dei Golden State Warriors e ha un trillione di proposte. Nell’area dello stadio si troveranno uno store e un museo da almeno 300 metri quadrati (beh minimo), mentre appena fuori ci sarà una grande piazza (una cosina tipo Piazza Duomo) con ristoranti, bar e locali su tutto il perimetro e sempre attivi. L’idea è quella che diventi la nuova piazza dei festeggiamenti rossoneri. A parte che meglio non chiamarsi le sfighe, ma rinunciare pure a piazza Dumo per i festeggiamenti forse è presto per dirlo.

L’Inter invece è diretto a Rozzano, vicinanze Forum di Assago. L'area scelta, da un milione di metri quadri, è quella chiamata Nuova Milanofiori ed è di proprietà della Brioschi Sviluppo Immobiliare, controllata da Bastogi. Il club nerazzurro ha firmato un diritto di esclusiva sullo studio di fattibilità che scade nel 2024. Cosa si aspetta? Il Comune di Rozzano prevede la possibilità di costruire nell'area case e uffici, ma entro la fine anno potrebbe essere inserita la parola "stadio" nel progetto. Un assist per la famiglia Zhang e il nuovo impianto di proprietà solo da appoggiare in rete. In questo caso nel 2024 l'obiettivo sarà quello di definire l’intero progetto, con inizio dei lavori fissato per il 2025 e previsione di prime partite casalinghe nel 2028-2029. Anche qui si trova un vecchio amico. Il partner nerazzurro sarà ancora lo studio di architettura Populous, e proprio dalla Cattedrale mai sorta si pensa di creare il nuovo impianto su uno spazio di circa 350mila metri quadrati. Più parchi dei cugini, però, i nerazzurri al momento non prevedono la costruzione di attività commerciali. Fine (anche, To be continued...)

 

Autore: Giulia Cannarella

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