
Che aria tira in ufficio? Brutta, a quanto pare. Secondo il nuovo Report sulla Retribuzione 2024 di Coverflex, la startup che si occupa di welfare aziendale e retribuzione flessibile, il 74% dei lavoratori è convinto che lo stipendio non sia all'altezza del costo della vita. Anzi, è proprio un disastro: l'Italia è l’unico Paese europeo dove i salari non si sono mossi di un millimetro negli ultimi vent’anni.
E la sfiducia? Quella va alla grande: il 33% degli intervistati si sente ignorato dai capi, che sembrano vivere su un altro pianeta. Insomma, il mondo del lavoro è una giungla. Ma questo forse lo sapevamo già.
Partiamo dal dato che fa più male: il 74% dei lavoratori giudica "inadeguato" o "poco competitivo" il proprio pacchetto retributivo. E non è solo una sensazione: secondo Coverflex, negli ultimi 20 anni i salari in Italia sono rimasti fermi al palo, un record di cui non vantarsi. Intanto il costo della vita sale alle stelle e il 60% degli intervistati ammette che il proprio stipendio non tiene minimamente il passo. Sad but true.
La soddisfazione media? Si attesta a un desolante 5,7 su 10, che tradotto significa: non benissimo. E non va meglio nemmeno sul fronte delle relazioni azienda-dipendenti, con una sfiducia generale verso il management che non sembra proprio capace di capire le esigenze di chi manda avanti la baracca.
Nel report spunta anche il tema caldo dello smart working. Spoiler: piace a tutti, ma è ancora un sogno per molti. Il 76% dei lavoratori dice che lavorare da remoto migliora la qualità della vita, eppure 8 su 10 sono ancora legati al lavoro in presenza al 100%.
Per chi riesce a lavorare da remoto, le cose sembrano funzionare meglio: il 49% dei lavoratori da casa descrive le proprie condizioni come "super flessibili", contro appena il 25% di chi vive in ufficio. Più libertà e meno controllo fanno quindi rima con lavoratori più sereni e produttivi.
Passiamo al welfare aziendale, che nonostante tutto raccoglie consensi. Il 63% degli intervistati lo considera un aiuto concreto per affrontare le spese di ogni giorno, mentre il 61% lo vede come una bella mano per integrare il reddito. Ma c’è un problema (e grosso): 3 aziende su 4 non si degnano nemmeno di chiedere ai propri dipendenti quali benefit servano davvero.
Risultato? Pacchetti welfare che sembrano fatti per zuccherare il sito aziendale più che per rispondere ai bisogni reali. In questo scenario, il buono pasto si conferma il re indiscusso: il 30% dei lavoratori lo riceve, soprattutto in formato elettronico, con un valore medio tra i 6 e gli 8 euro. Ma attenzione: al Sud è ancora un mezzo dramma, con buoni che spesso valgono meno di 4 euro. E sì, l’80% li usa per fare la spesa, mentre il 60% li sfrutta per pagarsi il pranzo in ufficio.
Perché, diciamocelo, non siamo robottini di Elon Musk e vogliamo lavorare in un modo che rispetti la nostra vita. Solo il 33% dei lavoratori si sente pienamente soddisfatto del proprio posto, e il resto? Aspetta cambiamenti che sembrano non arrivare mai. Da Coverflex arriva un messaggio chiaro: serve una sterzata netta. Secondo Mara Tonta, Marketing Manager della startup, "trasparenza salariale, welfare mirato e lavoro flessibile" sono i pilastri su cui costruire il futuro. L'obiettivo? Creare aziende dove si lavora bene, si vive meglio e si coltiva una fiducia reciproca.
Eh.
Autrice: Francesca Tortini
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