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Sembra la Thailandia, ma siamo in Italia: dove si trova la spiaggia pazzesca che vi svolterà il weekend

Cosa c'è da sapere su questo paradiso nascosto.

Chi ama viaggiare e sogna il mare da Insta Stories ha sicuramente la Thailandia in cima alla bucket list. Spiagge pazzesche, acqua cristallina, natura incontaminata… tutto molto bello, eh, ma tra volo intercontinentale, jet lag e portafoglio che piange, non è esattamente una gita fuori porta.

Ma se vi dicessimo che non serve farsi 15 ore di volo per vivere un’esperienza simile? No, non è uno scherzo. Vi basta mollare la scrivania, caricare la macchina e in tre ore da Milano siete già arrivati in una “mini Thailandia” nascosta in Liguria.

La destinazione? Il Golfo dei Poeti, tra Lerici e Tellaro.

Qui si trova una caletta talmente segreta che manco Google Maps ve la sgama. Si chiama Caletta di Lerici, ma gli habitué l’hanno ribattezzata la “Thailandia della Liguria”. Ora, se pensate di arrivarci in infradito con il drink in mano, fermatevi subito: non è una spiaggia per pigri. Il modo più easy è via mare con una canoa o un gommone, altrimenti vi aspetta uno sbatti notevole.

Se volete provarci a piedi, preparatevi a un’epopea: niente parcheggio (ma dai, è la Liguria…), scalinata seminascosta con cancellone losco, 380 gradini belli ripidi e zero ringhiere. Ma se sopravvivete alla discesa (e soprattutto alla risalita), la ricompensa c’è eccome: una caletta da sogno, acqua trasparente da cartolina, scogliere verdi e selvagge e perfino un faraglione con liana oscillante.

Vabbèèè!

Come arrivare alla Caletta di Lerici

Si parte da Piazza Garibaldi, il cuore pulsante di Lerici, pieno di localini e ristoranti dove il pesce è talmente fresco che ti guarda ancora male dal piatto. Bene, godetevi la vista e il profumo di fritto misto, perché ora arriva il bello: la salita. Seguite le indicazioni per il Castello e preparatevi a scalare una tipica creusa ligure, che in parole povere significa vicoletti in salita che mettono a dura prova polpacci e fiato. Occhio a non perdervi il segnale del sentiero SL/433 (bianco e rosso, dipinto sui muri), che è la vostra bussola per non finire dispersi in qualche giardino privato.

Quando arrivate in Piazza del Poggio, non fate i turisti da cartolina e non tirate dritto verso il Castello: la deviazione giusta è a sinistra, proprio dove c’è quel segnale. Qui inizia la parte tosta: una scalinata infinita che vi farà maledire ogni pasto abbondante dell’ultimo anno, ma tranquilli, ne vale la pena.

Arrivati su Via Carpanini, avete due scelte: seguire la strada asfaltata (più soft) o buttarvi nell’itinerario più wild, sempre segnalato dal SL/433. Qualunque sia la vostra scelta, l’arrivo è lo stesso: località Cala. Qui parte la caccia al tesoro. Guardate bene il muro sulla destra della strada: dovreste vedere una freccia (sbiadita, manco a dirlo) con la scritta “Caletta” che punta verso il basso.

A questo punto, inizia la discesa: 380 gradini di puro trekking, senza ringhiere e con vista mozzafiato. Se arrivate vivi e senza ginocchia in frantumi, la ricompensa è una delle calette più belle della Liguria, con acqua cristallina e panorama da sogno.

Regole base per non fare figure di mer*a

. La spiaggia è minuscola: scordatevi ombrelloni modello Riviera Romagnola.

. Sole? Mah, poco. Qui si viene per il panorama, non per le tanning sessions.

. Zero bar, ristoranti o venditori di cocco: portatevi acqua e panino o finite a raccogliere bacche.

. Lasciate tutto com’è! Non vogliamo che questa perla diventi l’ennesimo scempio turistico.

E se avete tempo…

Fatevi un giro nel resto del Golfo dei Poeti, che ha ispirato gente come Lord Byron, i coniugi Shelley e perfino D’Annunzio. A Portovenere vi aspetta la Chiesa di San Pietro a picco sul mare e la Grotta Byron, dove il poeta si lanciava a nuoto (altro che aperitivo in Darsena). Tellaro, poi, è un gioiellino: perfetto per una focaccia sugli scogli e un bel piattone di polpo in qualche ristorantino vista mare. E già che ci siete, non fate un salto alle Cinque Terre? Perfette per lo scatto top, ma ocio all’overtourism, che qui la calca è assicurata.

Autrice: Francesca Tortini

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