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Quale sarà il futuro del Leoncavallo? Tra sfratti, rimandi e nuove sedi, proviamo a capire

Nella città in cui trovare casa pare impossibile, potrebbe finalmente risolversi la questione pendente da oltre trent’anni per il centro sociale di via Watteau.

Sembrava inamovibile eppure (qualcosa) si muove. Sarà la primavera, sarà che a guidare le grandi manovre ci si è messo un gruppo di donne madri, fatto sta che il Leoncavallo potrebbe rinascere cambiando sede, spostandosi da via Watteau (Greco) a via San Dionigi (Porto di Mare).

La mattina del 18 marzo, l’ufficiale giudiziario si è presentato per la 132esima volta in vent’anni a consegnare l’avviso di sfratto allo storico centro sociale di Milano. Che poi però è stato rinviato al 15 maggio. Nell’immediato non succederà nulla, ma visto che il Tribunale di Milano ha condannato il Ministero dell’Interno a risarcire con 3 milioni di euro l’azienda proprietaria dell’ex stamperia di via Watteau, qualcosa comincia a muoversi.

Facciamo un passo indietro fino al 20 gennaio, quando nel palazzo della Prefettura, in corso Monforte 31, si sono ritrovati, tra gli altri, il prefetto Claudio Sgaraglia e l’assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi. Questione sul tavolo: dove lo mettiamo il Leoncavallo?

Risposta: in un capannone del Comune in via San Dionigi. Ok, ma serve che qualcuno del Leoncavallo si faccia avanti… Ed ecco che, con l’ennesimo sfratto (e torniamo al presente), tramite l’Associazione delle Mamme Antifasciste, è arrivata una manifestazione di interesse preliminare per la concessione d’uso dell’immobile individuato, con tanto di richiesta di un sopralluogo.

San Dionigi, morto decapitato e invocato per alleviare i dolori alla testa, potrebbe finalmente togliere qualche grattacapo anche a Palazzo Marino, dove la questione Leonka è sempre stata una spina nel fianco (per non dire di peggio).

Il Comune accoglie con favore questa disponibilità nella speranza che si possa giungere in tempi rapidi a una manifestazione di interesse definitiva”, recita speranzosa una nota di Palazzo Marino. “Come più volte ribadito, è intenzione dell’amministrazione trovare una soluzione pragmatica che, nel rispetto delle norme, salvaguardi l’esperienza, la storia e l’evoluzione che il centro sociale Leoncavallo ha vissuto negli ultimi anni“.

Dopo oltre trent’anni, dunque, potrebbe esserci una svolta che ridisegna la geografia della città. Perché, piaccia o non piaccia, il centro sociale più famoso d’Italia è comunque un punto di riferimento, e per la prima volta la sua esperienza potrebbe essere riconosciuta ufficialmente.

Dopo anni di Festa della Marja al motto “Legalize!”, qualcosa potrebbe essere legalizzato per davvero.

Speriamo che sia la volta buona“, dicono dall’Associazione Mamme Antifasciste con la presidente Marina Boer. “Ci sono dei problemi oggettivi su queste aree, ma speriamo di riuscire ad avere una trattativa costruttiva“.

Problemi? Beh, da un lato c’è la periferia sud, in cui il Leonka andrebbe a finire, a una decina di chilometri dalla sua sede storica, già salita più volte agli onori della cronaca per situazioni di tensione sociale. Dall’altro lato, l’edificio individuato per il trasferimento pare abbia bisogno di una sistemata, con interventi di bonifica (il solito amianto? Staremo a vedere)… Quindi qualcuno dovrà pagare, e l’idea è che non sia solo il Comune a cacciare il grano, anche perché le opposizioni di destra stanno già sulle barricate.

Autrice: Francesca Tortini

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