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A Milano la vendita di una casa di 11 mq è stata bloccata dal Comune: cosa dice la sentenza sul micro-alloggio

Un appartamento di poco più di 11 mq bagno compreso, una vendita praticamente chiusa… e poi lo stop del Comune. Finita qui? Non proprio, ecco cosa ha deciso il TAR.
13 Aprile 2026

Torniamo a parlare di uno dei nostri argomenti prefe, i micro appartamenti di Milano. Inabitabili e costosissimi, ma comunque moooolto richiesti (vero Massimo Pepiciello?). Bè, in questi giorni è successo qualcosa di interessante, forse una svolta. Un appartamento minuscolo, poco più di 11 mq bagno compreso, una vendita praticamente chiusa… e poi lo stop del Comune. Caparra restituita al doppio e trattativa saltata. Finita qui? Non proprio, perché la vicenda è arrivata fino al TAR Lombardia, che ha messo qualche punto fermo su una questione tutt’altro che banale: cosa si può (davvero) fare con i micro-alloggi a Milano.

Brief sul micro appartamento

Partiamo dai fatti. L’immobile in questione è un micro-alloggio di circa 11 mq, all’interno di uno stabile popolare di fine Ottocento. Non una creazione recente, ma una situazione che esiste da sempre: fin dalla costruzione, infatti, lo spazio aveva destinazione abitativa, con tanto di abitabilità certificata.

Certo, parliamo di altri tempi: i bagni erano sul ballatoio, in comune. Poi negli anni ’90, quando sono stati eliminati, il proprietario ha fatto realizzare un mini bagno interno, rendendo l’alloggio un filo più vivibile. Nulla di rivoluzionario, ma un miglioramento concreto delle condizioni igienico-sanitarie. Vabbè, si fa per dire.

Arriviamo al 2024. Il proprietario trova un acquirente e avvia le pratiche per regolarizzare il bagno tramite una SCIA. L’ATS dà parere positivo, quindi sembrerebbe tutto in discesa. E invece no.

Il Comune prima chiede documenti per dimostrare la destinazione abitativa originaria. Il proprietario li fornisce. Poi però cambia linea e blocca tutto, dichiarando la SCIA inefficace perché l’appartamento non rispetta la superficie minima prevista dal regolamento edilizio: 28 mq.

Capite il cortocircuito: prima ti chiedo una cosa, tu me la dai, e poi ti boccio per un altro motivo che prima non avevo neanche tirato fuori. Giusto? Sbagliato? C’è della confusione.

La decisione del TAR: cosa cambia

A questo punto la questione finisce davanti al TAR Lombardia, che prende una posizione piuttosto chiara, ma senza fare sconti a nessuno.

Da un lato, il Comune non è obbligato a concedere l’abitabilità solo perché ci sono stati miglioramenti igienico-sanitari. Dall’altro lato, però, non può nemmeno cambiare le carte in tavola a metà partita. Se chiede documenti e il proprietario li fornisce, non può ignorarli completamente e tirare fuori solo alla fine il tema della metratura minima. Questo comportamento, secondo i giudici, viola principi fondamentali come buona fede, collaborazione e affidamento tra cittadino e pubblica amministrazione.

E quindi? Il micro-alloggio si può vendere?

La sentenza ha annullato il blocco della SCIA. Questo significa che il proprietario potrà ripartire con la procedura e tentare di concludere la vendita.

Attenzione però: non è un “liberi tutti” sui micro-appartamenti. Il punto chiave è un altro: anche in presenza di immobili molto piccoli, il Comune deve essere coerente e trasparente nelle sue valutazioni, senza cambiare motivazioni strada facendo.

In una città come Milano, dove lo spazio è sempre più un lusso, questa decisione apre uno scenario interessante. Non tanto perché da domani tutti potranno vendere case da 11 mq, ma perché mette un paletto importante nel rapporto tra cittadini e amministrazione. E in mezzo a regolamenti, metri quadri e burocrazia, ogni tanto serve anche quello.

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