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Gli infermieri stanno scappando dalla Lombardia: ogni anno se ne vanno in 3mila

Ogni anno 3mila infermieri via dalla Lombardia. Destinazione? Svizzera, Dubai o semplicemente un altro lavoro
30 Ottobre 2025

A forza di puntare su startup tecnologiche, lusso e moda, qui rischiamo letteralmente la pelle. Quando hai un’emorragia, corri in ospedale e ti aspetti che medici e infermieri si occupino di te… ma se l’emorragia riguarda gli infermieri stessi, che si fa? Ogni anno circa 3.000 professionisti lasciano gli ospedali e le strutture pubbliche della Lombardia e le corsie restano tristemente vuote: alcuni vanno in pensione, altri scelgono di lavorare in Svizzera o a Dubai, attratti da stipendi più alti e condizioni migliori. C’è poi chi apre partita IVA o passa al privato.

Diamo i numeri

Facciamo una botta di conti. Al momento, secondo l’assessorato al Welfare regionale, nelle strutture pubbliche lombarde lavorano circa 38.000 infermieri; per garantire una copertura completa in ospedali e Case di Comunità, ne servirebbero altri 3.653, senza contare il turnover. MA (ma):

  • nel 2024, il Servizio Sanitario Regionale ha perso 3.523 infermieri e solo 947 sono andati in pensione;
  • nel 2023 gli abbandoni erano stati 3.234
  • nel 2022 addirittura 3.772.

Che succede?! Eh, in definitiva che abbiamo trattato queste figure professionali imprescindibili come delle scarpe vecchie e molti si sono rotti un po’ le pa***. Riconoscimento professionale imbarazzante, possibilità di carriera poco sopra lo zero, turni pesanti e stressanti e – neanche a dirlo – stipendi ridicoli (tra 1.700 e 1.800 euro netti al mese) a fronte di un costo della vita in continuo aumento e di un carico di responsabilità che meriterebbe più considerazione.

La crisi è evidente già nei corsi di Laurea in Infermieristica. I posti disponibili restano in gran parte vuoti:

  • Statale di Milano: 815 posti ma solo 567 candidature;
  • Bicocca: 230 iscritti per 340 posti;
  • Pavia: 151 studenti su 291 posti.

Insomma, sempre meno giovani scelgono di farsi lo sbattone, nonostante la garanzia di trovare lavoro alla fine del percorso di studi. D’altronde, viste le tristi condizioni, perché un* dovrebbe voler finire in ospedali pubblici, strutture private e RSA.

Come la risvolviamo

Quindi che si fa? Si scopre l’America! Per coprire i vuoti in organico, Regione Lombardia ha infatti avviato nel 2023 il progetto Magellano, che ha permesso di inserire infermieri provenienti da Perù, Paraguay e Argentina.

  • 11 sono entrati all’ospedale di Circolo di Varese,
  • 7 lavorano all’Asst Sette Laghi,
  • altri gruppi sono arrivati a Voghera e Stradella nel Pavese.

Nuovi arrivi anche dall’Uzbekistan: questa settimana sono arrivati i primi 10 infermieri uzbeki al Fatebenefratelli; entro l’inizio del 2026 è previsto l’arrivo di 210 loro connazionali.

In tutto, al 30 di settembre, si contavano circa 3.000 infermieri stranieri attivi nelle corsie lombarde. Ma non tutti sono contenti: da un lato la Fnopi (Federazione degli Ordini delle Professioni Infermieristiche) invita a controllare che tipo di formazione ricevano i professionisti stranieri; dall’altro, invece, il docente Aurelio Filippini (Università dell’Insubria) pone una questione etica: «Stiamo assumendo infermieri a basso costo da Paesi che hanno bisogno di loro quanto noi». Insomma, un gattone malato che si morde la coda a livello mondiale.

Quello che accade in Lombardia, peraltro, non è certo un’esclusiva. La crisi della corsia è estesa a tutta l’Italia: ogni anno sono oltre 10.000 gli infermieri che lasciano il lavoro. Nei primi nove mesi del 2024, le dimissioni volontarie hanno superato quota 20.000, con un aumento del +170% rispetto al 2023. E se il dato assoluto non dice molto, il dato proporzionale fa spavento: ogni 1.000 abitanti ci sono appena 6,5 infermieri, contro una media OCSE di 9-10… quindi meglio sperare che non arrivi un’altra pandemia perché sennò sono … Tra l’altro, proprio dopo la pandemia, tra il 2020 e il 2022, hanno abbandonato il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) 16.192 professionisti, a riprova che lo stress e il rischio senza un adeguato riconoscimento ha fatto dire a molti: ma chi me lo fa fare?!

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