Per fortuna (ironia) c’è Elon Musk, che ci regala sempre qualche perla di cui parlare in pausa pranzo. Per anni l’uomo più ricco del mondo ce l’ha menata con l’idea di andare Marte, adesso invece il piano cambia: prima si costruisce una città autosufficiente sulla Luna e solo dopo si punterà al pianeta rosso.
Cos’ha in mente Elon Musk
La nuova direzione arriva direttamente dai piani di SpaceX: focus sulla Luna perché è più vicina, più gestibile e soprattutto più veloce da raggiungere. A livello logistico la differenza è brutale. Verso Marte si può partire solo quando i pianeti si allineano, più o meno ogni 26 mesi, con viaggi lunghi. Verso la Luna si può lanciare una missione molto più spesso e con tempi di trasferimento di pochi giorni. Ci sta.
L’obiettivo dichiarato è costruire un insediamento stabile e autosufficiente in meno di dieci anni. Una specie di “città lunare” capace di produrre energia, gestire risorse e ospitare persone in modo continuativo.
Perché la Luna diventa la priorità
La scelta non è solo romantica o simbolica, è industriale. La Luna permette di sperimentare tecnologie, habitat e modelli di sopravvivenza in condizioni estreme restando relativamente “vicini a casa”. Se qualcosa va storto, le finestre di intervento e rifornimento sono realistiche. Con Marte, ogni errore costa anni, ciaone.
L’idea è usare la Luna come campo prova serio: costruzione di moduli abitativi, sistemi chiusi di ossigeno e acqua, produzione energetica, coltivazioni controllate. Tutto quello che serve per vivere fuori dalla Terra senza dipendere dai camioncini delle consegne. Una roba elitaria eh, ma onestamente chissene: qualcuno di voi punta davvero a vivere on the moon?
Anyway, Marte non sparisce dal piano strategico. Resta il progetto di lungo periodo, quello più ambizioso: una vera città autonoma su un altro pianeta. Solo che i tempi sono più lunghi, oltre i vent’anni secondo le stime attuali. Prima si consolida la filiera spaziale “vicina”, poi si fa il salto lungo.
C’è poi un altro tema che si collega spesso a questa visione: la questione demografica. Il calo delle nascite nei Paesi sviluppati viene letto come un rischio strutturale per la tenuta delle economie e dell’innovazione. Dentro questa lettura, espandersi nello spazio e aumentare la presenza umana diventano due facce della stessa medaglia: allargare il raggio d’azione e garantire continuità alla civiltà tecnologica.
Quindi: quando si parte?
La timeline ufficiale parla di meno di dieci anni per vedere i primi passi concreti di una base lunare davvero operativa. Considerando la velocità con cui si muove il settore spaziale privato, non è uno scenario fantascientifico.









