A Milano bisogna sempre stare sul pezzo, non sai mai quando la farmacia del quartiere diventerà un ristorante fusion islandese-cubano, o quando la pizzeria sotto casa verrà convertita in un’enoteca bio naturale sostenibilmente sostenibile. Lucky you che ci siamo noi a farvi da bigino dei nuovi place to be spuntati recentemente nella City. Quale vi ispira di più? Non siate timidi e fatecelo sapere…
PAS, a vegetarian trip
Dove: Corso Italia 44
Secondo la teoria di Schrodinger, un gatto c’è e non c’è contemporaneamente in una scatola finché qualcuno non ci guarda dentro. Potete testare direttamente la fisica quantistica da PAS, a Vegetarian Trip, dove vegano e carnivoro convivono nello stesso panino finché qualcuno non lo addenta. A quel punto, una colata di ingredienti belli succosi, unti e generosi precipiterà nelle vostre bocche facendovi provare allo stesso tempo l’esperienza dell’una e dell’altra delle due possibilità. I carnivori si vergogneranno di aver sempre concepito la cucina vegetariana come una specie di punizione corporale per chi da bambino è rimasto traumatizzato da “La casa nella prateria”; i vegetariani risveglieranno quella sodisfazione ancestrale – di cui c’è ancora traccia nel nostro DNA – di quando il nostro antenato Sapiens Sapiens si arrotava i molari con la carne di bisonte raccontando storie intorno al fuoco. Ricordiamo che Einstein non credeva alla fisica quantistica, e per questo diceva che “Dio non gioca a dadi”. Noi non abbiamo di questi problemi e facciamo con la matematica che ci hanno dato alle elementari: ci basta sapere che un panino più un panino fa due panini che forse sono troppi ma chissenefrega, sono buoni.
La Bruma Bakery
Dove: Piazza Vetra, 21
La colazione è il pasto più importante della giornata. Quante volte avete sentito questa cagata? Tante, troppe, ma questo non è un buon motivo per liquidarla con un caffè alla macchinetta, come succede quando vogliamo far finta di far vedere che non facciamo finta di non avere un cavolo da fare al lavoro. Gli altri giorni passi, ma per fortuna l’uomo ha inventato la domenica proprio per poter essere noi stessi in posti come La Bruma Bakery, dove abbandonare ogni sovrastruttura e mordere uno di quei croissant o una di quelle tonde con ganache al cioccolato che appaiono sulle reel di Instagram, oppure sentirsi contemporanei di fronte ad una ciotola di overnight porridge. Poi un’occhiatina alle mail potete anche darla, se vi aiuta a digerire…
Dragon Kitchen
Dove: Via Carlo Foldi, 8
La cucina cinese, un argomento vasto come la gestione dello smartworking, si arricchisce di un nuovo protagonista. Da Dragon Kitchen non si mangia cibo qualsiasi, ma ricette che appartengono alla tradizione più autentica. Non i soliti pollo alle mandorle e riso alla cantonese, ma perle pregiate come i Wonton piccanti stile Sichuan, ravioli con impasto all’uovo ripieni di tutto ciò che non potete nemmeno immaginare, i Jiaozi, con un ripieno di anatra e porcini fatti come Buddha comanda nelle zone più remote della Cina (perché c’è sempre un “da qualche parte” da dove far provenire una ricetta), e il loro piatto iconico, il Riso Kubak Dragon, che riesce a mettere insieme la salsa d’ostriche e il pollo. Noi ricordiamo che c’è sempre un autentico più autentico di qualcun altro, ma bastano i nomi a farci sospettare che forse qua siamo nel posto giusto.
Mini Kombini
Dove: Via Paolo Sarpi, 30
Succede spesso: a un certo punto della domenica vi ricordate cosa vi aspetta il giorno dopo e vi viene un’improvvisa voglia di crema spalmabile al pistacchio. Allora in pigiama, zoccoli, cappellino e occhiali da sole vi fiondate nel supermercato sotto casa dove ormai vi riconoscono solo quando siete vestiti così, e tornate su per finire il barattolo mentre fate binge watching della nuova stagione di Bridgerton. Quel luogo che vi ha salvato la vita, se foste in Giappone, si chiamerebbe Kombini, l’equivalente del nostro “Qualcosa” express, dove trovare tutto ciò che ci serve qui e ora. Adesso spunta la versione originale nipponica, per una pausa pranzo veloce come nei cartoni o nelle serie asiatiche, dove mangiare al bancone onigiri al salmone, gamberi, anguilla o il sandwich con pane al latte ripieno di uova o coscia di pollo, tutto preparato sul momento, tutto buonissimo. E dove poteva aprire, sennò? Non ve lo diciamo nemmeno, guarda…
Kiwon
Dove: Via Macedonio Melloni, 35
Altro coreano sbloccato: un esperimento ardito ma interessante: un ristorante coreano con una vasta selezione di vini, coreani anch’essi, abbinati ad ogni piatto. Kiwon si propone come un’enoteca con cucina, un posto dove titillare le narici con Kimchi e Bulgogi, ma magari buttando giù tutto con un buon vinello. L’idea c’è, la realizzazione farà la differenza, ma noi siamo già curiosi di sorseggiare un Cantine Seul del 2019 e dire che “è davvero un’ottima annata”.
La Mary
Via Marcona, 70
Nuovo giro, nuova colazione: ormai il morning calendar per provarle tutte è fittissimo e difficile da seguire, ma noi siamo high level e sopportiamo lo stress da pan suisse. Questa nuova bakery tutta french pastries vale la levataccia (se non vivete, o dormite, in zona Dateo – ormai il breakfast district della city), perché gli sfogliati sono una vertigine di piani sovrapposti, e al bancone di LaMary si trovano anche delle alternative out of the box, come il cruffin con la marmellata di arance e la sfoglia croccante con lampone e pistacchio. Il locale è piccolo e accogliente, ed è facile fare amicizia parlando con chi vi sta seduto accanto, ma siccome non si parla con la bocca piena… insomma, noi vi diamo le dritte, il resto smazzatevelo voi…
Oasi Baravin
Piazza Oberdan, 2
Beh, beh, angolino davvero delizioso questa Oasi Baravin, tutto in stile vintage chic dove l’eleganza viene vissuta in maniera davvero easy. Si respira l’atmosfera dei film a colori dalla pellicola un po’ sgranata, dove tutti sono bellissimi e mangiano cose fighissime come ostriche, escargot, pane, burro e sardine, e dove nascono le storie d’amore più struggenti di sempre. Noi possiamo anche volare basso, e fermarci per bere un bicchiere della loro raffinatissima cantina mentre ci lamentiamo dell’aumento della rata condominiale, tanto si sa, il Gateau di patate alla Saint Jaques sta bene su tutto.
Pepe – barra italiana.
Corso Matteotti, 9
Nuova location, nuova esperienza: il format Langosteria si rinnova e stupisce ancora. Apre in centrissimo Pepe – barra italiana, un concept quasi irriverente per una cucina come la nostrana che nasce, si sviluppa e finisce sempre con le gambe attorno a un tavolo. No, qua è tutta un’altra storia, solo posti al bancone – barra, appunto – il cui rimando è a viandanti, gente di passaggio, stazioni di posta, tutto ovviamente rivisitato per offrire un’esperienza di alto profilo. Il menù di grandi classici sottolinea che la fusion non c’entra niente, si vola più alto proponendo il superamento di un modello che vede il cibo sempre e solo legato allo stare insieme. Anche qua si sta insieme, ma i nostri compagni si chiamano frittura di paranza, tagliatelle Giallo Milano, Riso al Latte, che a fine pasto non saranno più con noi, lasciandoci soli ma felici, capaci, senza dirci nulla, di accenderci una lampadina sul fatto che a volte si può anche mangiare perché si ha fame e non perché si ha tempo.
Autore: Francesco Cellini









