Alla fine è arrivata la pagina che non avremmo voluto leggere: «La società Hoepli S.p.A. ha deliberato lo scioglimento volontario e la messa in liquidazione». Cioè, dopo 156 anni uno dei simboli culturali della città rischia di chiudere i battenti forever. Così. Un secolo e mezzo di storia archiviati con una delibera assembleare e un comunicato stampa. Sob.
La decisione è stata presa dall’assemblea dei soci e arriva – leggiamo – «all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva». Nel comunicato si citano risultati di esercizio negativi, prospettive difficili del mercato editoriale e soprattutto un conflitto interno tra soci definito «gravoso». Insomma, o liquidare o liquidare: «la soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale».
Il destino dei cinque piani di libri a due passi dal Duomo è quindi appeso alla forca della procedura liquidatoria. «Hoepli è un patrimonio della città e spero davvero che si trovi una soluzione», ha commentato il sindaco Giuseppe Sala. Di sicuro né lui, né nessuno di noi pensava di arrivare a questo punto l’ultima volta che ha comprato un libro online… Detto che l’editoria è un settore in crisi da anni e che l’Italia è un Paese di lettori pigri.
Come siamo arrivati a questo punto
Anche il più pigro dei lettori, però, si risveglia di fronte alla Beautiful che sta dietro alla vicenda. Perché cattivo il digitale, bassa la cultura, ma non c’è cattivo che cada in basso quanto i parenti che si azzuffano per il patrimonio. E infatti, da anni la famiglia Hoepli si porta dietro una faida degna dei peggiori bar di Caracas. Da una parte il ramo della famiglia Hoepli, che controlla la maggioranza delle quote; dall’altra i Nava, parenti del fondatore e azionisti di minoranza: in mezzo cause, avvocati e soprattutto visioni diverse che più diverse non si può, tanto da bloccare qualunque ipotesi di rilancio o vendita.
Perché non è che nessuno si sia fatto avanti, anzi: parliamo pur sempre di un pezzo di storia, e sia Mondadori, sia Feltrinelli avevano sondato il terreno per acquistare casa editrice e libreria. I soci, però hanno continuato a menare il can per l’aia con i loro scazzi e… patapum! I conti han continuato a peggiorare: ricavi in calo e una perdita attorno al milione di euro nell’ultimo bilancio disponibile, pur con un patrimonio netto ancora positivo.
Insomma, i misteri della contabilità che cascano tutti sulle spalle dei dipendenti – circa novanta tra libreria e casa editrice – molti dei quali hanno già ricevuto il preavviso di cassa integrazione. Così mentre i soci malmostosi si riunivano davanti al notaio per la liquidazione, i 49 librai della sede storica hanno organizzato uno sciopero simbolico di un’ora, mentre sabato 14 marzo è previsto un flash mob davanti all’ingresso della libreria.
Che fine farà la libreria
Naturalmente sindacati, dipendenti e clienti della libreria milanese si stanno ribellando alla decisione. Nelle scorse ore è stata lanciata una raccolta firme su Change.org per salvare la società, chiedendo al Comune di Milano di riconoscere ufficialmente il valore storico e culturale della libreria, dandole lo status di “bottega storica”. Questo sì, “potrebbe non solo evitare la sua chiusura, ma anche attrarre supporto sia economico che comunitario per garantirne la sostenibilità nel lungo periodo”.









