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Come mai i ragazzi non vogliono più andare al liceo classico? Capiamo

Liceo classico? Naaaa. La moda degli ultimi anni è il liceo delle Scienze umane, soprattutto nella versione economico-sociale (Les).
17 Marzo 2026

Il prossimo anno in Lombardia, Milano in testa, solo il 3% dei ragazzi e delle ragazze andrà al liceo classico. E probabilmente, se avete fatto il classico alla fine del secolo scorso ciò non vi stupisce. Quale ragazzino abituato a Google e a ChatGPT può avere voglia ancora dello sbatti di tradursi Plutarco e Tucidide, Pindaro e Aristotele, di imparare l’Aoristo e il Duale… A che pro, quando il Paese con il maggior numero di monumenti e bellezze artistiche al mondo tratta il pensiero, la formazione e la cultura come un male necessario anziché come una grande occasione per imparare a non farsi fregare dal primo pirla che passa e racconta due fregnacce sulla base di qualche fake news?

Così, anche in una delle regioni dove il liceo classico andava come il Panettone a Natale è ormai fuga conclamata. Neppure i tentativi di aggiornare l’offerta — con potenziamenti in matematica, arte, comunicazione e perfino percorsi biomedici — sono riusciti a dare un boost alle iscrizioni. La moda degli ultimi anni è il liceo delle Scienze umane, soprattutto nella versione economico-sociale (Les), che in tre anni ha guadagnato quasi quattro punti percentuali, arrivando a 12,6. Oltre quattro volte il classico, tanto che a Milano queste scuole hanno esaurito i posti e chi resta fuori deve fare il pendolare al contrario, verso la provincia.

E gli altri licei?

Più stabili rispetto al liceo classico altri indirizzi liceali, con il linguistico al 6,4%, l’artistico al 4,2 e il liceo scientifico al 21,7% degli iscritti, poco meno del 22 dell’anno scorso, considerando anche gli indirizzi scienze applicate e sportivo. A conti fatti, in Lombardia circa metà dei nuovi iscritti alle superiori sceglie un liceo (49,44%).

E l’altra metà? I tecnici attirano il 35,8 % degli iscritti, gli istituti professionali il 14,7%. D’altronde, vedendo che cosa succede spesso ai liceali, optare per una scuola che ti mette in mano due o tre competenze certe non è male. Perché se i giornali li scrive l’AI, se i quadri li fa l’AI, se i conti li fa l’AI… l’impianto elettrico a casa te lo fa ancora il Gianni che non ha mai tempo, mentre l’impianto idraulico te lo sistema Ahmed, che pure fai fatica a trovare libero. D’altronde, anche il Matteo, che ha fatto lo scientifico ma si è rotto i coglioni di ripetere analisi uno al Poli, ha deciso che fare il giardiniere è più sano e redditizio.

Brutto colpo per il liceo classico

Certo, per la Milano un po’ puzzacchiona la débâcle del liceo classico è una trauma. Ma come? Chi uscirà dal Parini che ha formato Carlo Emilio Gadda, Dino Buzzati, Giorgio Strehler e Franca Valeri? Troppo vecchi? Beh, allora citiamo Guè e Dargen D’Amico e dovremmo avervi riconquistati. E dal Carducci che ci sfornò Bettino Craxi e Claudio Martelli (ma anche Valerio Onida e Gino Strada), chi uscirà nei prossimi anni? E come dimenticare che dal Classico passò anche Silvione (Berlusconi): a riprova che lo studio dell’ars oratoria può avere conseguenze imprevedibili…

Comunque, per quanto noi imbruttiti sul Rocci possiamo andare in fibrillazione, ci piace concludere con le parole pacificanti di Enrico Galiano, scrittore e insegnante, che ha detto – parafrasiamo – “Tranzolli, il classico non è l’unica scuola capace di formare la mente. Si può diventare bravi a pensare anche mettendo a punto un circuito elettrico“. L’abbiamo detto noi, che il Gianni ci ha visto lungo.

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