Da sempre, tira più un pelo di f**a che un carro di buoi. E da tempo, quando non c’è il pelo vero, ci si fanno bastare le sue immagini per regalarsi qualche minuto di emozione. In rete, la pornografia ha fatto faville e siti come OnlyFans l’hanno resa per giunta “il business della porta accanto”. Ma la GenZ è al mondo per sparigliare le carte ed ecco che nel 2024 due ragazzoni americani (non si sa se animati da afflato religioso, puro spirito imprenditoriale o semplicemente stanchi di amici persi a guardare le zozze) hanno lanciato un’app che promette di togliere “il vizietto”.
Basta seghe, basta dopamina a buon mercato: dopo il detox digitale, ecco il detox “manuale”. A inventarselo i ventenni Alex Slater e Connor McLaren che, sull’onda anomala delle app di self help e supporto psicologico, hanno creato l’app per smettere con il porno e l’hanno chiamata Quittr. L’idea di per sé è ottima e intercetta una larga fetta di pubblico interessato. Peccato che gli utenti redenti si siano ritrovati nel giro di qualche mese “dal fallo alla falla”.

Che cosa ha funzionato bene
Alex Slater e Connor McLaren hanno intercettato un “grosso” problema — consumo compulsivo di porno, dopamina facile, scroll infinito — e lo hanno pensato di risolverlo con un abbonamento da 30 dollari l’anno: una app che blocca certi contenuti, tiene traccia dei progressi, offre un piano personalizzato e un terapeuta formato AI, oltre a community di supporto e… la killer application, la botta di genio, il mai più senza dell’astinenza. Signori, il Panic Button: da premere quando – con le mutande già tese – stai per collegarti a un sito hard. Come funziona? Quando lo usi si attiva la funzione specchio e tu ti ritrovi davanti alla tua faccia quasi in preda agli spasmi, con una domanda secca che nessun lubrificante può addolcire: “Guardati. Perché lo stai facendo?”. L’effetto è un po’ quel senso di nausea per la marmellata che genera il fatto di essere stato beccato con le mani nel vasetto… solo che qui le mani stavano in un altro contenitore.
Che cosa ha funzionato alla grande
I fondatori di Quittr si sono rivelati dei maghi del marketing e anche del copy pubblicitario. Una volta messa a punto la loro invenzione, Slater ha fatto la scommessa della vita: ha investito appena 100 dollari per un post sull’account meme Rothmus, che rabbocca i feed con centinaia di post al giorno. L’annuncio non citava in alcun modo le parole “dipendenza”, “pornografia”, “sesso”: parlando il linguaggio della GenZ diceva semplicemente: “L’app anti🌽 QUITTR cerca di comprare OnlyF*ns per chiuderlo“. Kaboom! 10,8 milioni di visualizzazioni e oltre 21.000 dollari incassati in poche ore. Un ROI che anche i grandi brand si sognano. Dopo questo exploit, l’app ha registrato circa 1,5 milioni di download e mezzo milione di dollari al mese di fatturato. Quanto rende l’astinenza, non l’avremmo mai detto! Ma mentre i nostri Alex e Connor godevano come ricci a contare gli incassi, un brutto coitus interruptus era in agguato.
… ma anche una colossale figura di M
Fino a questo punto quella di Quittr sembra una storia di castità molto remunerativa. Poi, la testata indipendente 404 Media se n’è uscita con un’inchiesta che ha ribaltato il tavolo: il database di Quittr è risultato “accessibile in modo improprio”. E ciò che poteva fuoriuscire non erano esattamente dati qualsiasi, bensì informazioni molto sensibili: età degli utenti, frequenza di masturbazione, abitudini di consumo pornografico, stati emotivi, percorsi di “detox”… Il tutto per centinaia di migliaia di persone, compreso un buon numero di minorenni. E per quanto i bro siano sportivi e in preda alla stupidera adolescenziale, non sono molto felici quando qualcuno parla delle loro ravanate nei boxer.
E non è finita
La vicenda non è rimasta confinata a un singolo articolo: WIRED l’ha messa in una panoramica di casi di sicurezza informatica, mentre Cybernews ha analizzato il problema dal punto di vista tecnico. Il problema di Quittr sarebbe nato da una configurazione sbagliata di Firebase, che avrebbe dato al database livelli di protezione insufficienti. Un errore noto, già capitato anche ad altre aziende, ma nel caso di Quittr l’errore non solo ha coinvolto dati particolarmente scottanti, ma pare che fosse noto da mesi ai vertici della start up. “Tranquilli, sistemiamo tutto in due minuti!”, avrebbero fatto intendere, lasciando poi il problema a lungo irrisolto. Il che ha trasformato un errore tecnico in una questione di etica e responsabilità.
Insomma, i poveri utenti di Quittr, già alle prese con una dipendenza complessa da gestire, si sono trovati potenzialmente esposti al pubblico ludibrio: un po’ come andare dallo psicologo e scoprire che lui archivia le tue sedute su un server aperto al pubblico. Certo, l’intuizione è stata buona, la proposta ottima, ma la gestione pratica è stata un vero pateracchio. Così, il proprietario di OnlyFans Leonid Radvinsky, 43 anni, è potuto passare a miglior vita certo che la sua preziosa eredità sia al sicuro ancora per un po’ di tempo.









