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Mai come nel periodo che stiamo vivendo abbiamo sentito ripetere che, davanti a un nemico che non fa selezione su chi colpire, non esiste muro costruito dall’uomo che questo nemico non sia in grado di superare. Nessun muro ci ha preservato da una malattia arrivata da un posto lontano nel mondo, ma oggi possiamo dire che attraverso lo stesso percorso possono arrivare anche importanti e tempestivi aiuti.

È proprio dalla lontana Cina, il paese da cui tutto è partito, che sta per giungere in Italia, grazie a un accordo tra il nostro Ministro per gli Affari Esteri Di Maio e il suo omologo cinese Wang Yi, un concreto contributo utile a far fronte alle criticità che l’Italia sta attraversando nella lotta al COVID-19, soprattutto in ambito sanitario, dove l’assistenza richiesta è costante e le strumentazioni non sempre sufficienti. E questo aiuto si presenterà sotto forma di mille ventilatori polmonari, oltre a due milioni di mascherine, 100mila delle quali ad alta tecnologia, 20mila tute protettive e 50mila tamponi per i test sul coronavirus.

Le misure che il governo in questo difficile momento di emergenza sta adottando sono molto restrittive e sicuramente guardano all’esempio cinese che, appena uscito da due mesi di dura battaglia al virus, sta finalmente cominciando a vedere gli esiti positivi delle scelte governative attuate per debellarlo, ormai, quasi completamente. E il Consiglio dei Ministri guarda a Pechino anche per avere quei dispositivi medici che in questa situazione di emergenza possono risultare fondamentali. Dalla telefonata di martedì tra i due ministri è emerso che l’Italia è pronta ad acquistarli e la firma dei contratti per far arrivare questi aiuti potrebbe concretizzarsi molto presto. Wang Yi ha detto a Di Maio che seguirà questa operazione personalmente.

Insieme all’importante fornitura di materiali essenziali per la cura di pazienti italiani ospedalizzati a causa del coronavirus, ci sarà anche un altro tipo di sostegno da parte della Cina, in termini di risorse umane: sono medici specializzati che hanno affrontato per primi il picco dell’emergenza coronavirus. “Non che ai nostri medici serva qualcuno che gli insegni il lavoro” – ha sottolineato Di Maio – “ma i medici cinesi sono stati i primi e potranno portare la loro esperienza”.

Un passaggio anche di know how quindi, sicuramente prezioso e apprezzato per tutti gli operatori della sanità italiana che in questo momento lottano da eroi senza alcun risparmio sulle proprie vite per cercare di salvare quelle dei loro concittadini.

Articolo scritto da Maria Teresa Falqui

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