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Lifestyle
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Ho 39 anni, quindi manca poco ai famigerati ‘anta. Cosa sono? Troppo giovane per essere considerato un baby boomer e troppo vecchio per essere definito un millenial. Figa, nemmeno i sociologi hanno sentito il bisogno di creare una categoria per quelli come me!?

Mi fisso allo specchio con la Carta d’Identità in mano, convinto che questa volta ho l’obbligo morale di essere sincero con me stesso: del mondo dei giovanissimi di oggi non capisco una beata mazza!

Mi sento social solo perché scrivo su questo blog che vanta milionate di follower. Oppure perché dai miei profili Facebook e Instagram ogni giorno posto, taggo e condivido ogni genere di stronzata. Mi gigioneggio tra like, cuoricini, meme e stories. Ok, però quando sento nominare Twitch e Tik Tok credo siano imitazioni da discount del Twix e dei Tic Tac. Che barboni ‘sti ragazzini. Ai miei tempi c’era meno roba, ma di marca!

Rimango basito quando scopro che loro, i Duemila, sono tutti lì. Le piattaforme pullulano di consumatori del futuro o – come mi capita sempre più spesso di dire ironizzando tra coetanei – di quelli che (forse) ci dovranno pagare la pensione.

Credo di essere moderno solo perché cerco su Google il pezzo estivo di JAx e mi esalta la citazione di Tranqui Funky. Pezzone evergreen del 1996, non mi sono perso nulla quindi! Poi però apro la playlist in Alta Rotazione di Spotify e non ne conosco neanche mezza. Un ritornello però mi si fissa in testa e canticchio il brano per tutto il giorno. Caro Ghali, ti prego non mi uccidere il mood!

Mentre mi sforzo di fare l’analisi logica dei testi di Tha Supreme penso a quando ascoltavo i Guns N’Roses a palla e mio nonno commentava la performance canora di Axl in Civil War con un ma questo ha mal di pancia? Nel mentre aveva già premuto il tasto Eject del mangianastri e sostituito la cassetta con una raccolta di liscio da balera romagnola, made in Casadei ovviamente. Sì ok non ce la faccio, troppi ricordi, ma il dubbio rimane. Cazzosignifica Swisho un blunt, a swishland Bling Blaow come i Beatles?

Il momento musicale viene spazzato via da uno tsunami. L’arrivo di mio nipote, 11 anni, che di corsa si va a spiaggiare sul divano con lo smartphone in mano. A guardare i video di gente che gioca ai videogame. Cosa?? Youtubers mi sembra li chiami, ma non ne sono poi così sicuro. Dice che gli servono per imparare i trucchi per la Play. Fortnite a me pare un titolo adatto ad un film western, protagonista Clint Eastwood. Invece scopro che è un videogame causa di delirio collettivo preadolescenziale (e oltre). Gioventù rincretinita lentamente, penso!

Troppo facile pontificare quando io alla sua età mi chiudevo in uno stanzotto, il Commodore 64 attaccato a un televisore a tubo catodico e via pomeriggi interi di videogame assurdi in 2D. Mia madre era costretta a portarmi via con le buone (la merenda) o, in caso di recidiva, con le cattive. Staccare la corrente nel bel mezzo del penultimo livello di Golden Axe era il più grande affronto che ai tempi potessi ricevere. Così mi sono risparmiato il trauma di scoprire che l’ultimo livello di Golden Axe con il Commodore non l’avrei mai potuto giocare, perché girava una versione difettosa. Per arrivarci serviva il Sega (inteso come consolle).

Già, ma tutto questo mi fa arrivare a una grande verità. Criticare i più giovani non è saggezza, ma solo e soltanto invidia. Non si può tornare indietro e questo ci manda in sbatti. In tremendo sbatti. Chi se ne importa se il Nokia 3310 quando cadeva rompeva il pavimento (tra un po’ l’Iphone ci preparerà pure il caffè). Se per i voti del Fantacalcio non serve più comprare la Gazzetta il lunedì mattina in edicola e munirsi di calcolatrice (basta un’APP e pigiare un tasto). Se per guardare una serie TV non c’è più l’attesa di mesi e quintalate di pubblicità. Quelle erano cose belle solo perché avevamo qualche anno in meno e il resto non esisteva!

La cruda realtà è che la mia generazione non è nativa digitale, ma non ha nemmeno potuto godere della relativa tranquillità del mondo analogico. Siamo nati in un modo, ma ci troviamo a dover ragionare in un altro. Diametralmente opposto. Bianco o nero. On/Off.. Zero o uno. Dentro o fuori. Le sfumature non sono più concesse, ma noi non ce ne siamo accorti. Credendoci fighi postiamo fake news, ipotizziamo complotti, sperperiamo soldi con il poker on line, condividiamo odio e sghignazziamo per cose banali e stereotipi. Tipo il nero di Whatsapp per intenderci. Ignoranti e contenti!

Nel mentre il mondo va avanti e i Duemila sono pronti a mangiarci in testa. In piena crisi di mezza età rischiamo di essere mandati a osservare i cantieri molto prima del previsto. Senza capirci un tubo di edilizia, tra l’altro. D’altronde oh, va bene fatturare oggi, ma qualcuno me la dovrà pur pagare la pensione domani!


Il Milanese Imbruttito