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ciliegio

Toh, e chi se lo sarebbe mai aspettato? Un albero bello e rigoglioso nato da una minuscola fessura nell’asfalto di un marciapiede in via Canonica a Milano, in quel di Chinatown. Si tratta di un ciliegio di Gerusalemme, spuntato nel luogo più improbabile per una pianta. Eppure, tel lì, al civico 63. Rigoglioso, fiero e indifferente all’habitat che lo circonda.

Facebook: Social street Paolo Sarpi

L’impavido alberello è stato notato dal consigliere comunale del Pd Alessandro Giungi: “In via Canonica 63 è nato sul marciapiede questo albero – ha scritto su Facebook – Per me è un piccolo miracolo. Che va preservato e protetto”. Poco dopo è arrivata la replica dell’assessore a Urbanistica, Agricoltura e Verde, Pierfrancesco Maran: “Sei un fiore che è cresciuto sull’asfalto e sul cemento”, ha scritto citando Serenata Rap di Jovanotti.

In realtà i residenti avevano notato il ciliegio già lo scorso autunno, ma solo recentemente l’albero è esploso in tutto il suo splendore, colorandosi di bacche giallo-rosse. Secondo alcuni l’arbusto sarebbe stato piantato dai gestori del ristorante orientale Takumi Ramen Kitchen, che si trova proprio al civico 63. Loro però negano, ma di sicuro apprezzano la pubblicità generata dal solitario ciliegio. E comunque, per far crescere un albero nel bel mezzo del cemento ci vuole altro che il pollice verde, proprio tutte le dita di mani e piedi completamente green.

Tra l’altro il ciliegio, originario del Perù, può sopravvivere al freddo e alle gelate. Insomma, ha le skills ideali per vivere alla grande nel frizzantino clima milanese. Inutile dire che i residenti già lo amano e lo hanno nobilitato a simbolo della rinascita e della speranza, tutta roba di cui in questo periodo abbiamo un gran bisogno. Sulla pagina Social Street Paolo Sarpi i commenti sotto la foto dell’alberello si sprecano: “Diamogli un nome”, “Speriamo che nessuno gli faccia del male”, “Facciamolo diventare mascotte del quartiere”. Il ciliegio intanto si gode la sua popolarità: se nessuno gli rompe i maroni può sopravvivere nel terreno più di un decennio: è possibile quindi che diventerà davvero un simbolo della zona Sempione-Chinatown. Almeno fino al 2030.


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