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Dimenticatevi le librerie Billy e le polpette svedesi, ora da Ikea ci si va per vaccinarsi. Poco romantico ma molto pratico. E necessario. No calmi, non fiondatevi a Corsico che non è il caso, perché in Italia siamo belli che indietro. Il paese che s'è inventato 'sta genialata è Israele

Dopo aver messo in piedi dei centri per il vaccino direttamente nei bar, con birre in omaggio, adesso un'altra big news: negli store Ikea di tutto il Paese (Netanya, Rishon Lezion, Kiryat Ata, Beersheba ed Eshtaol) ogni cliente può scegliere una piantina, un materasso, dare un'occhiata alle scrivanie e poi farsi inoculare il vaccino. Sono avanti gli amici israeliani, c'è poco da fare. I numeri dicono che circa la metà della popolazione ha ottenuto la prima dose di vaccino, e oltre un quarto entrambe le dosi. E noi? Lasem perd va.

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Per continuare questa accelerata, il ministero della Salute di Yuli Edelstein, sta continuando a inventarsi nuove strade per invogliare soprattutto i più giovani e i più scettici a vaccinarsi. La collaborazione ha preso il via domenica 21 febbraio e le stazioni di vaccinazione sono in funzione dalle 10 alle 17. Si va lì senza appuntamento e taaac, vaccinati. Chapeau a Israele, che con queste idee ha ormai attivato il green passport, una patente di immunità concessa solo a chi ha ricevuto entrambe le dosi e che permette ai fortunelli di entrare negli hotel, nei musei, nei teatri, nelle biblioteche, nelle palestre o un po' dove vogliono.

La buttiamo lì: Mr Speranza, che dice se andiamo a farci vaccinare alla Rinascente?


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