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Smart working o no, le donne si dedicano a casa e figli molto più degli uomini

Da un'indagine è emerso che da sempre le donne si occupano della casa e dei figli più dei loro compagni. E con la pandemia è andata anche peggio

Parità di genere? Eh, la strada è ancora lunga. Pare proprio che con la pandemia per le donne a casa la solfa sia sempre la stessa. In ufficio o in smart working cambia poco: le Imbruttite si sbattono molto più dei loro mariti/fidanzati nelle faccende di casa e nella cura dei figli. Ingiusto, ma è così.

Abbiamo preso spunto da un’interessante analisi di alcune economiste, riportata da diversi quotidiani nelle ultime settimane. L’indagine ha osservato la divisione del lavoro nelle famiglie durante le due ondate di Covid-19. Come sono cambiate le dinamiche familiari? Ci si è organizzati in modo diverso? Mah, minga trop. Anche quando entrambi i partner lavorano da casa, è comunque sempre la donna a occuparsi di più delle faccende domestiche. 

I dati dell’indagine sono stati raccolti grazie alle interviste a un campione rappresentativo di donne italiane. Tra i risultati del questionario è venuto fuori che, sia prima che durante la pandemia, le donne si sono dedicate comunque di più al lavoro domestico dei loro compagni. Con i nani è l’istess. Le mamme si occupano di più dei pargoli, anche se i partner contribuiscono maggiormente nella cura dei figli che nel lavoro domestico. Meglio giocare col nano che lavare il cesso, in pratica. Altro dato: le donne si danno molto più da fare anche nell’aiuto per lo studio dei figli a casa. 

Che lavorino da casa o in ufficio, che abbiano compagni che fanno smart working o no… cambiando l’ordine degli addendi il risultato insomma non cambia. La differenza più significativa di impegno domestico emerge nelle famiglie in cui gli uomini continuano a lavorare sul posto di lavoro mentre le donne lavorano in smart working. Nella situazione opposta, con le donne fuori casa e gli uomini dentro… le donne si sbattono comunque di più.

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Insomma, un po’ più di collaborazione sarebbe gradita. Anche perché le donne risultano penalizzate anche sul lavoro. Il tasso di occupazione femminile è passato dal 50% al 48.6% nel 2020, mentre per gli uomini è rimasto quasi invariato. Anche l’offerta di lavoro femminile si è ridotta, e lo si capisce da un tasso di inattività femminile molto più alto di quello maschile. Recap: la pandemia sta peggiorando ulteriormente il divario di genere nel mercato del lavoro. Parità, questa sconosciuta.

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