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A Milano c’è un’azienda in cui, se serve, si possono portare i figli in ufficio

Parliamo di Chef in Camicia, media company che ha introdotto una politica innovativa che permette ai dipendenti di portare i propri figli e animali in ufficio.

Se non ci pensano le aziende, singolarmente, a trovare delle soluzioni per favorire il benessere dei dipendenti, chi ci pensa? Una delle questioni più complesse per i genitori di oggi è ovviamente “a chi lascio i bambini se devono stare a casa e io devo lavorare?”. Se ci sono i nonni – sempre siano lodati – il problema non si pone. Ma molto più spesso i genitori devono trovare una soluzione che permetta loro di avere un dignitoso equilibrio fra lavoro e vita privata, che nel 90% dei casi si traduce con le madri “costrette” a chiedere il part time o a rinunciare del tutto alla professione. E il motivo – in una spirale infinita di gap – è che le donne tendenzialmente guadagnano meno del loro partner maschile. Ma torniamo alla intro: meno male che ogni tanto qualche azienda virtuosa si mette di impegno per trovare soluzioni comfy per i genitori.

Figli al lavoro, il caso Chef in Camicia

Parliamo di Chef in Camicia, presente? Media company italiana con sede a Milano, nata per ispirare i giovani di tutto il mondo e per raccontare il food
a 360 gradi. Bè, l’azienda, che recentemente ha visto l’ingresso del nuovo CEO, Davide Cervellin, ha introdotto una politica innovativa che permette ai dipendenti di portare i propri figli in ufficio, offrendo così un’opzione che supera le classiche forme di welfare aziendale. Lo sappiamo, avanguardia pura caz*o. Che poi non è che i bambini se ne stanno lì ad annoiarsi eh: Chef in Camicia offre l’opportunità di coinvolgere i bambini in attività  culinarie,
trasformando il tempo passato in office in un’esperienza diverente e funny.

Abbiamo fatto una call a Chef in Camicia, per capire bene come funziona questa iniziativa. “Nel caso in cui i membri del team non abbiano un luogo o un familiare a cui lasciare i propri figli o animali (assenza della baby sitter, dei familiari oppure scuole chiuse) possono portarli liberamente sul luogo di lavoro – ci hanno spiegato – Negli uffici non sono presenti baby sitter o asili, ma i bambini rimangono con i genitori o con i colleghi. Durante la giornata può capitare che vengano invitati a partecipare a laboratori di cucina organizzati dallo staff, imparando nozioni di base su ingredienti, preparazione dei piatti e lavoro in team.”

“Questa esperienza aiuta anche i bambini a stimolare la curiosità e l’immaginazione riguardo al mondo del lavoro, ispirando riflessioni sul proprio futuro professionale: essere esposti a diversi ambienti lavorativi fin da piccoli può ampliare i loro orizzonti, mostrando la varietà di carriere e opportunità che esistono. Coinvolgere i propri figli nell’ambiente lavorativo rappresenta anche un modo per abbattere le barriere tra sfera familiare e professionale.”

Poi ovvio, se i bambini hanno la febbre e devono stare a casa quello è un altro paio di sbatti, ma intanto questa ci sembra un buonissimo punto di partenza, che dovrebbe ispirare tante realtà (e magari le stesse istituzioni?) a fare di più per garantire ai genetori di occuparsi dei figli in maniera comoda e organizzata.

E vuoi vedere che, così facendo, risolviamo pure il problema della denatalità?

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