Se ci è andata bene finora e se il tiepido sole di oggi ci fa pensare (a torto) che il peggio dell’inverno sia alle spalle… beh, siamo proprio degli illusi. In giro c’è una pessima influenza, che prevede una lenta agonia fatta di una febbre nemmeno troppo alta ma persistente e di una tosse che altrettanto non molla, di un raffreddore che si affeziona ai vostri fazzoletti da naso e di una stanchezza assurda che trascina le pantofole fra il letto e il divano insieme a voi
E non è così solo a Milano: l‘influenza 25/26 (manco fosse una collezione prêt-à-porter) pare stia facendo segnare numeri più alti rispetto a molte stagioni recenti. Negli Stati Uniti i casi stimati sono già decine di milioni, con oltre centomila ricoveri e migliaia di decessi. In Europa la circolazione è altrettanto intensa, trainata soprattutto da una variante dell’influenza A(H3N2) e ribattezzata “K”… che a noi piace immaginare stia per “KedueK….oni”.
Un’influenza con molti postumi
Certo, niente di nuovo, l’influenza torna ogni anno con l’inverno… ma quella di quest’anno pare sia particolarmente infida per la sua ostinazione a rimanere. Molti medici, infatti, registrano una “coda” di sintomi che si prolunga ben oltre la fase acuta. Non più tre, cinque, sette giorni di malanno stagionale, no no: qui si parla di almeno due o tre settimane di tosse, mal di gola, naso chiuso e un senso di malaticcio che ti impedisce di reagire e rimetterti in pista. Il motivo? Secondo il prof di medicina interna Giorgio Sesti, che lavora alla Sapienza di Roma, il virus in circolazione è bello resistente e tignoso.
In pratica, prende le vostre vie respiratorie come un comodissimo salotto e ci si accomoda, per giunta con i piedi sulla poltrona. Magari la febbre se ne va nel giro di qualche giorno e i dolori pure, ma la tosse continua a troneggiare e il vostro corpo, impegnato a riprendersi e a rimettere insieme le forze, presenta il conto sotto forma di stanchezza cronica, fiato corto, difficoltà di concentrazione.
E quindi che si fa?
Non esiste la pillola miracolosa. Per l’influenza stagionale le cure restano in gran parte sintomatiche, con antivirali riservati soprattutto alle persone più fragili o a rischio di complicanze. Per tutti gli altri la strategia è poco eroica ma efficace: riposo vero, rientro graduale nella vita normale, alimentazione leggera e completa, liquidi, e un minimo di pazienza. Gli integratori, ricordano i medici, servono solo se c’è una carenza documentata: se si mangia in modo vario, non aggiungono superpoteri. Meglio puntare su frutta, verdura e cibi freschi, e lasciare stare le abbuffate “riparative” che affaticano ancora di più l’organismo. Vabbè, le solite cose che vi dicono anche a Studio Aperto.
Come sempre, se il lato meno ironico della storia è che questa lunga influenza pesa soprattutto su chi è più fragile: vecchietti, malati cronici, sistemi immunitari già provati. In questi casi la persistenza dei sintomi aumenta il rischio di sovrainfezioni batteriche e complicanze, ed è anche uno dei motivi per cui in queste settimane molti pronto soccorso e reparti ospedalieri segnalano un’affluenza elevata di pazienti con disturbi respiratori.
Il vaccino stagionale, pur non essendo perfetto, continua a essere lo strumento principale per ridurre il rischio di forme gravi. Se siete nel dubbio, check col medico di base e via.









