Niente Milano e nemmeno l’Italia. I BTS – gruppo musicale arcinoto della Corea del Sud – hanno annunciato il nuovo world tour, ma la scelta delle tappe europee ha lasciato in piena offesa la fan base delle Army tricolori e diciamolo, anche dei portafogli milanesi. Dopo Taylor Swift lo scorso anno e Bruno Mars che sarà a San Siro questa estate, le aspettative erano alte (o altre). E per far capire la portata del deludendo (come direbbe Joe Bastianich) ecco pronto lo spiegone. Sembra infatti che il mondo abbia scoperto di colpo la K-Culture, ma la Corea del Sud è da anni che si fa strada nelle nostre vite e porta un giro di cash impressionante.
Le basi: il K-POP
Primo assaggio planetario di K-pop è stato Psy e il suo Gangnam Style. E non per dare un colpo al cuore ai vecchietti della mia età, ma correva l’anno 2012 quando la sua canzone e soprattutto il suo balletto sono diventati virali. A rendere il K-pop un vero fenomeno planetario ci hanno pensano poi i BTS, i 7 idol sono diventati un punto di riferimento dell’industria con oltre 20 milioni di dischi venduti, 23 Guiness World Record, 8 video che hanno superato il miliardo di visualizzazioni su YouTube e quasi 40 miliardi di dollari generati per l’economia coreana dal loro debutto nel 2013 (dati Billboard Italia).
E se pensate ancora di non conoscerli vi sveliamo un segreto: il singolo “My Universe” dei Coldplay è il frutto di una collab con i BTS, mentre buona parte delle canzoni che usate su TikToK (es Seven di Jung Kook) sono loro. Le Blackpink restano invece il gruppo femminile di maggior successo. Il loro Deadline World Tour 2025 con tappa milanese all’Ippodromo La Maura si stima abbia portato circa 300 milioni di dollari di incassi. E anche qui sfido qualcuno a non conoscere anche solo APT. di Rosé e Bruno Mars.
Nei momenti di pausa dei due pilastri del K-pop – i BTS per il servizio militare e le Blackpink impegnate nelle loro carriere da soliste – l’industria non si è di certo fermata. Sotto i riflettori sono finiti gli Stray Kids (anche loro si sono esibiti alla Maura nel 2024, unico concerto europeo con oltre 67mila spettatori e quest’anno all’Olimpico a Roma) e sono i soli ad aver debuttato per 8 volte consecutive in vetta alla Billoboard 200. Per non parlare dei Seventeen, gli Ateez, le Sserafim o le Twice, quest’ultime in concerto in Italia questa estate. Un’industria sempre in evoluzione e che vede i quattro colossi HYBE, JYP, SM Entertainment e YG Entertainment macinare soldi con un complessivo dello scorso anno di quasi 840 milioni di dollari tra tour degli artisti, vendita dei dischi (fisici e digitali) e merch.

K-drama e film
Ma la spinta della K-Culture non si ferma qui. Netflix è stato il primo a puntare sui K-drama e serie originali. Da Squid Game, The Glory, ma anche Itaewon class o Crash landing on you macinano numeri da capogiro. Solo il “gioco del calamaro” con la prima stagione uscita nel 2021 e costata alla piattaforma con la N rossa circa 21,4 milioni di dollari ne ha incassati circa 900 milioni.
Per non parlare di K-Pop Demon Hunters che questa estate ha surclassato qualsiasi uscita di film di animazione con 321 milioni di visualizzazioni streaming. Secondo i ben informati – il New York Times – la spinta del film avrebbe fatto salire i ricavi di Netflix al +17% con un fatturato del terzo quarto del 2025 di $11.5 billioni di dollari. Il film si è appena portato a casa pure due Golden Globes (miglior film di animazione e miglior canzone originale con Golden) e si attende la candidatura agli Oscar.
E se vi chiedete: “ma quando mai un film coreano candidato all’Oscar?” Eh…allora. La famosa statuina è già stata vinta dal film Parasite nel 2020, per la precisione di Oscar ne ha vinti 4 tra cui miglior regia. Made in Korea mi pare ovvio. Le proiezioni per la crescita dell’industria sono di raggiungere circa 20 miliardi di euro entro il 2031. E il solito Netflix avrebbe investito ulteriori 2 miliardi di dollari per i prossimi 4 anni, il doppio rispetto ai primi investimenti del 2016.

La skincare
I 10 step della skin care coreana stanno dettando legge nel mondo beauty. Per il reparto di cura della pelle, infatti, la Corea si trova nell’iperspazio con prodotti che vengono spesso osannati da tutti gli addetti ai lavori, oltre ad essere adatti anche ai neofiti. Il lavoro capillare sui social è stata una delle armi migliori usate nella comunicazione dei brand coreani. A confermarlo i numeri. Il settore è in crescita costante (+9%) con un fatturato previsto di 31 miliardi di dollari entro il 2033.
E l’Italia? Solo nel 2024 i prodotti di cura e bellezza hanno portato un giro d’affari nel nostro Paese di 13,4 miliardi di euro. La K-beauty spinge molto anche sull’esperienza dei clienti. Tra le strategie che sarebbero da copiare quella dei pop-up store. Negozi super instagrammabili con installazioni, giochi, gadget che rendono ogni lancio di un prodotto o un brand un vero divertimento. Ovviamente da condividere sui social e ovviamente che va super virale. E come noi vivevamo di eye-liner nero o ombretto azzurro imitando le regine del pop ora vogliono tutti la glass skin e pelle diafana come i K-pop idol e i protagonisti dei K-drama. Tutto torna insomma con un’industria che è di supporto all’altra in un’economia “circolare” quasi perfetta. Espressione non proprio corretta, ma che rende l’idea.

Il turismo
I riflettori del turismo si sono spostati in maniera quasi naturale verso la Corea del Sud che ha visto un’opportunità da non perdere. Molti visitatori sono appassionati di K-pop e K-drama e non mancano tour tematici, ma in maniera molto smart il Governo ha investito in campagne di promozione del proprio patrimonio naturale e culturale per continuare ad attrarre persone. Anche la praticità non è stata lasciata al caso con molti paesi che hanno avuto la possibilità di avere visti “semplificati” d’ingresso e quindi più rapidi. Tra i passaporti nella lista VIP non poteva mancare quello italiano e ancora per quest’anno durerà lo stato di grazia. Oltre alle mete classiche di Seoul, Busan e l’isola di Jeju il settore punta a far conoscere anche altre mete con l’implementazione dei mezzi di trasporti urbani, i treni veloci di collegamento tra le città e l’aiuto di nuove tecnologie (dalle app di navigazione a quelle per la traduzione istantanea) con offerte pensate su misura per i nuovi visitatori. Parlando di ricavi, nel 2024 gli introiti dell’industria turistica erano già saliti alla cifra record di 8,6 billioni di dollari con il 38% di incremento rispetto all’anno precedente e 16.4 milioni di visitatori internazionali. Ad aprile 2025 il fatturato aveva già raggiunto 1 miliardo e 847,70 milioni di dollari.
Considerato tutto ciò possiamo dire che il nuovo fattore del successo è il K-Factor e che una data italiana, ma soprattutto milanese, dei BTS sarebbe stata un’occasione incredibile per la City a livello economico. Proveremo a toglierci il già citato deludendo con una maschera alla centella asiatica. Magari non servirà, ma almeno avremo una bella pelle.









