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Fare carriera non interessa più: per gli italiani la priorità è avere tempo per se stessi

Spirito di abnegazione, sacrifici, orari folli... col ca**o! La gente non ne vuole più mezza e preferisce puntare sul tempo per sé.
5 Marzo 2026

Lavora, guadagna, crepa… Anche basta. Se la corsa alla promozione e alla carriera è stata il sogno dei manager negli Anni Ottanta, Novanta e Zero, il 9° Rapporto Censis-Eudaimon è pronto a farvi una doccia fredda e a darvi una sveglia sull’argomento. Per quasi 9 persone su 10 (88,2% degli occupati italiani) avere tempo per sé e il proprio benessere non è un lusso, è un diritto umano fondamentale.

I numeri dello switch

Occhio, non è solo questione di avere più tempo libero: il 71,3% degli occupati è convinto che con tutte le tecnologie che abbiamo a disposizione possiamo tranquillamente lavorare meno giorni senza far crollare l’economia e il mondo. A quello ci sta già pensando qualcun altro. Quindi no, la settimana lavorativa di quattro giorni non dovrebbe più essere un miraggio da startup californiana ma qualcosa da organizzare seriamente. Peccato che in Italia abbiano detto no, ma questa è un’altra storia che potete tristemente leggere qui.

E quindi si è già ridotto il fascino della carriera, che per oltre la metà dei dipendenti (55,1%) “non è una priorità”. Roba che LinkedIn dovrebbe pensare a riciclarsi nell’organizzazione di feste per i 18 anni e di viaggi ispirazionali in India, anche perché il 64,4% ritiene che i social diano un’idea di lavoro fuorviante e irrealistica (sparano ca**ate, insomma). Analoga (64,7%) la percentuale di chi percepisce il proprio lavoro solo come fonte di reddito (ah, non è così?!) e non come qualcosa che ci definisce e ci dà soddisfazione.

Anche per questo la gente ha deciso di prendersela molto più scialla nei confronti dei messaggi fuori orario: il 43,9% ha deciso di esercitare il sacrosanto diritto di ignorare le notifiche. Motivo? “Ansia anche solo a leggere il nome del mittente fuori orario”. Che fastidio, per mettere il Ditonellapiaga.

Ovviamente, tutti sperano di farsi meno il c*lo ma lo stipendio resta un tema, visto che oltre la metà degli occupati non riesce a risparmiare (55,4%), pensa che lo stipendio non sia adeguato (57,7%) e non si sente particolarmente valorizzato (78,9%). Con l’inflazione che galoppa, poi, c’è poco da scherzare: anche quelli che ricevono la soddisfazione della qualifica non sempre vedono un effettivo risultato sul conto in banca. E con la pacca sulla spalla, si sa, non si fa la spesa.

Impossibile, ormai, parlare di lavoro e non parlare di AI. Anche se sono in pochi a vedere completamente in negativo, un po’ di sospetto per il “futuro robotico” degli uffici c’è. Il 42,6% vede l’AI un po’ come un collega silenzioso che potrebbe coprire il tuo turno senza battere ciglio mentre copre egregiamente il suo. Niente di strano che il 68,3% dei lavoratori soffra della cosiddetta fatigue (chiamatelo stress, chiamatelo sc*glionamento, chiamatelo sc*zzo, quello è) e il 54% ha sperimentato forme di ergofobia, cioè la paura di andare a lavoro. Con certi colleghi, peraltro, come biasimarli.

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