La grande distribuzione organizzata – leggi supermercati – ha vissuto il 2025 come un film drammatico a basso budget: vendite in calo, consumi intimiditi, margini ridicoli. E allora? Ecco che a qualcuno, nella stanza dei bottoni, è venuta l’idea del secolo (o del secolo scorso): chiudere i supermercati la domenica per dare una bella sforbiciata ai costi. Taaac!
A pensarci è stata Ancc-Coop, la galassia di cooperative che gestisce circa 2.200 supermercati in tutta Italia e serve 9 milioni di clienti a settimana. Il presidente Ernesto Dalle Rive l’ha buttata lì, un po’ come quelle boutade del tipo: “e se spegnessimo per sempre le notifiche del telefono?”. Solo che a spegnersi dovrebbero essere le insegne dei super. In pratica, si tornerebbe ai canonici sei giorni di apertura e alla domenica tutti a casa a chillarsi guardando partite e serie tv.
Isteria da pausa domenicale
Nel mondo reale, lavorare di domenica costa. Costa a chi è in turno e non si può godere la famiglia e costa alle aziende, perché il lavoro festivo ha maggiorazioni di circa il 30-40% rispetto a quello dei giorni feriali. Secondo l’Ufficio studi di Coop, dunque, rinunciare alle aperture domenicali potrebbe portare a un risparmio complessivo stimato tra i 2,3 e i 2,6 miliardi di euro all’anno per l’intero sistema della Gdo. Secondo Coop, inoltre, circa un italiano su tre non fa comunque la spesa la domenica, quindi teoricamente il giorno è sacrificabile senza troppe perdite. Ecco quindi la proposta alternativa per far quadrare comunque i conti: risparmi su costi operativi, promozioni più aggressive (o più pane per pagnotta), più felicità per i dipendenti che non amano più di tanto sacrificare il dì di festa.
Applausi e nasi storti
Naturalmente, la proposta ha scatenato subito reazioni diverse.
Chi applaude? Alcuni sindacati, che vedono nella domenica libera una chance di più tempo per famiglia e vita vera.
Chi sbuffa? Le associazioni di categoria, in particolare Federdistribuzione, che definisce la proposta antistorica, contro le imprese e contro i clienti. Secondo il loro presidente l’idea rischierebbe di rallentare ancora di più un sistema già fragile piuttosto che “semplificare tutto con una chiusura domenicale”.
C’è quindi chi pensa che la domenica sia sacra e chi invece la considera un’opportunità di ripensare il retail in maniera più laica. Coop, però, non parla solo di orari: invoca un vero e proprio reset delle abitudini, dopo anni di aperture senza troppi freni, nate con il decreto “Salva Italia” del governo Monti nel 2011. I tempi però sono cambiati e il 2026 non sembra peraltro destinato a essere “la festa dei consumi”: le famiglie tirano un po’ la cinghia e cercano di concentrarsi su spese essenziali e su prodotti migliori. E allora, visto che compriamo meno ma forse meglio, dice la Coop, potremmo cercare di archiviare la pratica entro il sabato sera.
Ma la domenica ormai che cos’è? Giornata sacra? Diritto dei lavoratori? Giorno di svacco? Pausa dopo una settimana di sbattimenti? Forse un po’ tutte queste cose. Certamente la proposta di Coop ha lanciato un sassolino nello stagno: bisogna vedere quanto smuoverà le acque delle abitudini consolidate.









