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Non va alle feste aziendali e lo licenziano: azienda costretta a risarcirlo di 500K

Una storia che arriva dalla Francia. Un nuovo idolo per tutti noi.
9 Febbraio 2026

Da oggi abbiamo un nuovo idolo. I giornali lo chiamano Mr T, ma noi lo chiameremo Monsieur No, perché ha avuto il coraggio di ribellarsi alla tortura delle feste aziendali spiegando anche, con semplicità e onestà intellettuale, che gli rompevano letteralmente i co***oni. Non vi è già simpaticissimo?!

I dettagli di questa storia bellissima

La storia arriva da Parigi, dove Mr T lavorava in un’azienda nota per il suo “approccio divertente e professionale”: roba che funziona alla grande nei comunicati e nelle newsletter interne che puntualmente cestini… molto meno quando scopri che “divertimento” significa serate obbligatorie ogni fine settimana per rafforzare lo spirito di squadra. E diciamo “spirito” non a caso, visto che pare scorressero fiumi di alcol.

Qualcuno dirà: “Che guastafeste!”, ma a quanto pare le feste si guastavano già per i fatti loro. Infatti, pare non fossero esattamente cene tranquille con il bicchiere della staffa e poi tutti a casa. No, no… più una roba stile Wolf of Wall Street, ma senza DiCaprio, senza yacht e con molte più scrivanie da ufficio. Testimoni e atti di tribunale parlano chiaro: persone regolarmente sbronze, episodi a sfondo sessuale, pressioni sociali, bullismo e quel clima generale del tipo “se non resti sei strano”… ma in realtà era forse solo sano. Tutto troppo corporate e anche un po’ esageratamente corporale.

Insomma, Mr T a un certo punto sbrocca, ma in segreto. Lavora, fa il suo, rispetta orari e business plan, ma quando arriva l’invito alla festa del weekend… Taaac! Declina. Sempre. Educatamente. Non perché odiasse le feste, ma perché non voleva sempre e solo “quel tipo” di feste, con le stesse facce che già vedeva tutta la settimana e che per giunta, nel weekend, non davano esattamente il meglio.

A un certo punto i dirigenti gli chiedono: “Uè, ciccetti, sa ghè?”. E lui risponde con una frase che qualche tatuatore dovrebbe infilare nel suo catalogo di citazioni da punzecchiare sotto pelle: “Non mi riconosco in questo tipo di attività ricreativa“. Notare che non contesta il carico di lavoro, la capa, le presentazioni in ppt o le videocall alle 8… No no, solo le feste del weekend. Risultato? Nel 2015 arriva il licenziamento perché – testuali parole dell’accusa – Mr T “non si adatta alla cultura interna”, non favorisce l’ “integrazione sociale del gruppo” ed è l’unico a non partecipare agli eventi aziendali. In azienda qualcuno arriva a definirlo “noioso” e incapace di relazionarsi con i colleghi… bravo nel lavoro ma inadatto all’aperitivo coatto del venerdì sera. Imperdonabile.

La storia finisce in Tribunale

Qui però la storia prende una piega inattesa. Il nostro Fantozzi d’Oltralpe non incassa in silenzio. Non apre LinkedIn con un post passivo-aggressivo e non scrive mette Open To Work sulla foto profilo. No, no… Secondo noi potrebbe avere detto: “Mi avete dato del rompico***ni? Bene, io ve li polverizzo facendovi causa”. Così, con la calma e la sobrietà che nel frattempo i vertici perdevano nei festini, ha portato l’azienda davanti al Tribunale del Lavoro e, dopo anni, fino alla Cour de cassation.

A questo punto i giudici rovesciano il tavolo e gli danno ragione: “Rifiutarsi di partecipare a eventi aziendali fuori dall’orario di lavoro rientra pienamente nella libertà personale di un lavoratore“, scrive la sentenza, “e nessun contratto può imporre la socializzazione forzata”. Inoltre, “Obbligare qualcuno a frequentare ambienti caratterizzati da promiscuità, eccessi e pressioni viola la dignità e la vita privata della persona”. Sarà pure noioso, ma ha tutto il diritto di esserlo.

Il licenziamento viene quindi dichiarato illegittimo e gli viene riconosciuto un primo risarcimento di 3.000 euro. Ma ormai l’Imbruttito Anatroccolo si è trasformato nel Cigno del Tribunale e tenta il tutto per tutto chiedendo anche gli stipendi persi negli anni a causa del licenziamento. E la Corte gli dà ragione anche su questo punto. Totale: oltre 460.000 euro.

L’azienda avrebbe dovuto anche reintegrarlo ma qui Mr T ha detto – immaginiamo – “Ma manco morto, vorrete mica che ricominci da capo coi trenini del sabato sera?! Ciaone con mezzo milione”. Insomma, la lezione di questo cugino d’Oltralpe è emblematica e risponde peraltro alla famosa frase di Nanni Moretti: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. Nanni, stai a casa che magari fai anche un affare.

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